Zucchino, innesto contro la fusariosi

zucchino
Con un ibrido di zucca è possibile una via alternativa alle fumigazioni e alla solarizzazione

La cintura di Bologna è un’area dove l’orticoltura specializzata gioca un ruolo importante per l’economia delle aziende agricole e non a caso sono qui sorte negli anni numerose strutture di associazione tra produttori volte alla qualificazione della produzione. Tra i soci di Agribologna troviamo la Società agricola Marzaduri s.s. a Castenaso, un socio di vecchia data che negli anni si è particolarmente specializzato nella produzione di ortaggi e, in particolare, di zucchino.

 

Strutture specializzate

Nel tempo è aumentata la specializzazione con strutture all’altezza della situazione.

«Per la produzione dello zucchino – precisa Giovanni Marzaduri – ci siamo dotati di tre serre multiple in ferro-plastica; una prima costruita nel 1995, poi un’altra nel 2007 e l’ultima è del 2011. Adesso disponiamo di 12mila m² di strutture molto comode per questa coltivazione. Abbiamo poi numerosi tunnel tradizionali da 300 m² l’uno: tutte le strutture sono coperte con film plastico Multi Eva a lunga durata. Produciamo anche in pieno campo, per cui abbiamo una stagione di raccolta che ci impegna da marzo a ottobre. Nel 2014 abbiamo prodotto 3.300 q di zucchine».

Un impegno aziendale notevole per le due tipologie coltivate: zucchino bolognese e zucchino americano.

«I primi trapianti di zucchino bolognese quest’anno li abbiamo effettuati a inizio febbraio, mentre per l’americano abbiamo cominciato circa 20 giorni dopo; poi sono seguiti altri trapianti di americano a inizio maggio nei tunnel dove li coltiviamo dopo un ciclo di indivia scarola. Attuiamo un’ulteriore forzatura con un tunnellino che dopo un mese togliamo, poi facciamo una pulizia delle piante, togliendo anche qualche zucchino già allegato per non caricarle troppo. A fine maggio ci sono stati i primi trapianti in pieno campo. Quest’anno, in coltura protetta, i primi bolognesi li abbiamo raccolti intorno al 20-25 marzo, mentre con gli americani abbiamo cominciato il 10 aprile».

 

La gestione

«Per l’irrigazione e la fertirrigazione ci siamo attrezzati con un sistema che partendo dal controllo del pH dell’acqua porta alle piante ciò di cui hanno bisogno. Il sistema è programmato per settori e, in base alle esigenze, distribuisce gli elementi nutritivi; è organizzato per settori così da poter soddisfare le specificità aziendali. Abbiamo poi la possibilità di registrare tutti dati così da sapere per tutto l’anno cosa si è dato alle piante settore per settore».

In tanti anni di esperienza i problemi affrontati sono stati numerosi sia per la gestione agronomica sia per la difesa da fitofagi e malattie. Tra queste in particolare la fusariosi ha spinto l’azienda a lavorare per cercare tecniche nuove di gestione del problema.

 

Minacciosa malattia

«Tra tutti i problemi che pone la coltivazione dello zucchino – spiega Marzaduri – la fusariosi è certamente il maggiore soprattutto dove si coltiva sotto strutture fisse. Le nostre prime serre multiple risalgono al 1995, quindi sono 20 anni che in quel terreno produciamo zucchino e il terreno ne risente con grande vantaggio per il fusarium che si può sviluppare facilmente. La malattia si manifesta a un mese dal trapianto, quindi per il 2015 parliamo dei primi di maggio, poi progressivamente le piante colpite perdono vitalità fino alla morte. Il risultato è la perdita di numerose piante con ripercussioni sulla produzione complessiva. Negli anni abbiamo utilizzato tutte le tecniche disponibili. In particolare abbiamo fatto ricorso alle fumigazioni, poi alla solarizzazione che, se ben eseguita, fornisce buoni risultati».

Le recenti limitazioni poste alla tecnica della fumigazione hanno però spinto l’azienda a un passo ancora più innovativo: la coltivazione di piante di zucchino innestate su un ibrido intraspecifico (Cucurbita maxima x Cucurbita muscata) di zucca.

 

Le prime prove

«Nel 2013 abbiamo saggiato in azienda, su un terreno dove eravamo certi della presenza del fusarium, le prime 200 piante di zucchino innestate. I risultati sono stati incoraggianti così nel 2014 abbiamo fatto altre osservazioni su scala più ampia. Dopo i buoni risultati ottenuti, quest’anno siamo partiti con la coltivazione delle piante innestate: il 50% dello zucchino bolognese cioè 9mila piante. Continuiamo però ad osservare come si comportano in diverse condizioni, per cui abbiamo sempre piantato anche piante convenzionali a fianco dell’innestato: su terreni solarizzati, sui fumigati e su quelli dove non è stato fatto nulla».

Osservando tutti i vari confronti in corso in azienda nel 2015, la differenza è evidente in particolare nei terreni dove non è stato effettuato alcun trattamento. «Nella serra multipla costruita nel 2011 non è mai stato effettuato nessun intervento per il fusarium ed è lì che la differenza si evidenzia meglio tra le piante innestate e quelle convenzionali con un grande vantaggio per le innestate».

 

Pro e contro

Ma la pianta innestata risente sempre delle caratteristiche del portinnesto.

«Richiedono un maggior lavoro per la gestione delle prime fasi vegetative su una pianta che mostra una partenza lenta. Da questo deriva che la raccolta inizia 10 giorni dopo, poi la pianta produce come le convenzionali».

A questo punto occorre fare un bilancio tra pro e contro.

«Io penso che se un’azienda ha un grosso problema di fusarium – afferma Marzaduri – le piante innestate siano una valida alternativa alla fumigazione e alla solarizzazione. Personalmente continuerò anche nei prossimi anni su questa strada».

 

Tratto da Colture Protette n. 7/8 2015

 

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