Calendula, fiore gradito per la mazzetteria

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Calendula
L’ottima qualità delle produzioni invernali e la buona richiesta del mercato fa preferire questa specie ad altre, rendendola interessante dal punto d vista economico

La calendula, così come gran parte delle specie floricole utilizzate nella “mazzetteria”, ha fatto registrare, negli ultimi 6-7 anni, un discreto incremento delle superfici coltivate (+ 30%).

Il successo della specie, che è molto richiesta e apprezzata all’estero, è legato anche al lavoro di miglioramento genetico che ha consentito il lancio di nuove varietà, ampliando la gamma dei colori presenti in commercio.  Oggi, accanto alle tradizionali varietà con fiore colore arancio si trovano accessioni genetiche di diverse tonalità di arancio, giallo limone e varietà con fiori bicolori arancio o giallo e bordo rosso.

In ambito nazionale, oltre la Campania, le regioni maggiormente interessate a questa specie sono la Puglia, la Sicilia, il Lazio (nell'area sud), mentre qualche coltivazione si ritrova anche in Toscana e Liguria; in Europa, oltre all’Italia, è coltivata in Olanda.

In Campania le superfici coltivate restano contenute (si stimano circa due - tre ettari in regione), tuttavia la calendula, se coltivata con perizia, è in grado di fornire un reddito soddisfacente anche in virtù della buona qualità del prodotto che, nel periodo invernale, raggiunge standard qualitativi superiori a quelli di altre specie.

Le produzioni campane sono destinate per il 99% all'estero, in particolare al nord Europa (Francia, Germania, Danimarca, Svezia).

Esigenze pedo-climatiche

La calendula resiste bene alle basse temperature e non subisce danni se i valori termici scendono, per qualche ora, pochi gradi sotto lo zero. Soffre, viceversa, gli eccessi termici e, pur resistendo fino a circa 30 °C, le alte temperature influiscono negativamente sulla qualità (lo stelo “sfila” e il fiore si presenta con diametro più piccolo) e sulla quantità del prodotto. Nell’area del mediterraneo le temperature di crescita sono comprese tra i 14 ed i 18 °C, mentre l’optimum di vegetazione è compreso tra i 18 e i 24 °C.

Pertanto, nei periodi di più intensa luminosità è preferibile ombreggiare la coltivazione. Infine, si ricorda che la specie soffre gli eccessi di umidità che favoriscono lo sviluppo della botrite.

Per quanto riguarda il substrato la calendula non presenta particolari esigenze purché lo stesso non sia troppo compatto e sufficientemente drenante per impedire il ristagno d'acqua che causa marciumi alle radici. I terreni migliori, in ogni caso, sono quelli ricchi di sostanza organica, ben areati, dotati di un sufficiente grado d’umidità e con reazione neutra o sub acida (pH 6-7), anche se si adatta ai terreni argillosi con pH 7-7,5.

L'impianto

Il terreno destinato d ospitare le piantine va lavorato a una profondità di 30-40 cm e vanno preparate le prode (alte 10-12 cm). Solitamente non si pratica la disinfezione del substrato (la calendula fruisce della sterilizzazione praticata sulla precedente coltivazione), ma si procede alla concimazione di fondo con l'apporto di letame oppure stallatico pellettato che, però, viene tralasciato se la calendula è avvicendata con altre specie invernali (violacciocca, cavoletto ornamentale, ecc.) o preceduta da specie estive (es. girasole estivo), che beneficiano di questo intervento.

Sulle prode sono stese le reti di sostegno a maglie larghe 17 cm x 17 cm, con tre luci, sostenute da pali di legno. Le prode, quindi, hanno una larghezza pari alla rete (51 cm), mentre i corridoi di passaggio tra le prode sono parimenti larghi. In ogni maglia laterale è sistemata una pianta lasciando libera quella centrale; in tal modo si raggiunge una densità lorda di 22-24 piante/m² (circa 12.000 piante per 1.000 m²).

Lo sviluppo delle piante in serra è caratterizzato dall'allungamento iniziale dello stelo a cui segue l'accestimento alla base nel mese d’ottobre.

Il ciclo di coltivazione

La calendula può essere coltivata in coltura protetta oppure sotto ombraio. L'impiego dell'ambiente protetto consente di programmare la fioritura e di gestire in maniera più razionale la coltivazione per ottenere produzioni di migliore qualità.

Si procede al trapianto delle piantine tra la seconda decade d’agosto e la seconda decade di settembre, con raccolta scalare dei fiori che, in funzione della tecnica di coltivazione, comincia tra metà novembre e dicembre, prolungandosi fino agli inizi di marzo. I floricoltori campani scelgono, solitamente, come periodo di trapianto la metà di settembre; ritardando di 15 giorni l’operazione (trapianti di fine settembre) si ha un ritardo di fioritura di circa 50-60 giorni (fine aprile).

Negli ambienti di coltivazione campani, nei primi mesi di coltivazione, si ombreggia la serra utilizzando rete nera al 50%, mentre le coltivazioni non protette sono condotte fin dall’inizio sotto ombraio.

La cimatura

Le tecniche di produzione sono essenzialmente due. Quella più praticata prevede la cimatura del getto centrale, dopo 30-40 giorni dal trapianto, lasciando sulla pianta un numero di foglie variabile (da 6 a 10) nel periodo che va da fine ottobre a inizio novembre. Questa tecnica consente l'emissione di 8-10 steli laterali d’ottima qualità, (tutti di prima categoria) a partire da dicembre fino ad inizio marzo. L’operazione di cimatura rappresenta la fase fondamentale della coltivazione e, qualora eseguita in maniera non corretta, impone un successivo passaggio dell’operatore e un ritardo di produzione.

Al termine della raccolta le piante ricacciano producendo, però, fiori di qualità scadente poiché le condizioni di temperatura e luminosità del periodo primaverile inducono velocemente alla fioritura e non consentono una regolare “maturazione” del fiore. In definitiva si ottengono ancora 5-6 steli tutti di seconda scelta, con una certa percentuale di scarto (20-25%) e in un periodo in cui il mercato è orientato ad acquistare altre tipologie floricole.

L’altra scelta tecnica, molto meno praticata, prevede la raccolta del capolino centrale (lasciato crescere per essere raccolto a novembre), evitando l’intervento di cimatura (in realtà la raccolta di questo fiore sostituisce la cimatura). Successivamente la pianta ricaccia tre-quattro germogli laterali che daranno altrettanti fiori. Il fiore centrale per essere commercializzabile deve avere una lunghezza di almeno 40 cm; per questo motivo si raccoglie lasciando due boccioli laterali. In ogni caso rientra tra i fiori di seconda categoria. Diverso il discorso dei fiori laterali che, raggiungendo una lunghezza di 50-60 cm, rientrano tutti nella prima categoria.

Irrigazione e concimazione.

La calendula non presenta particolari esigenze idriche. Subito dopo il trapianto s’interviene con un’abbondante irrigazione e si continua a irrigare copiosamente nel periodo più caldo, cioè nel mese di settembre; in seguito gli apporti idrici si riducono a una media di tre per mese, somministrando mediamente volumi pari a 20 m³/1000 m² di superficie. Durante la stagione fredda vanno evitate irrigazioni abbondanti per non favorire attacchi fungini aerei e marciumi basali.

Va assolutamente evitata la somministrazione di acqua con impianto aereo e si utilizzano, solitamente, i sistemi per microaspersione con spruzzatori.

Per ottenere risultati quali-quantitativi soddisfacenti, i nutritivi vanno somministrati in maniera ben mirata, tenendo conto che non bisogna eccedere con l’azoto per evitare di squilibrare la pianta con un’eccessiva vegetazione.

In presenza di elevato contenuto di potassio nel terreno, come si verifica nei terreni vesuviani, dopo l'attecchimento delle piante (primi dieci giorni), si somministra ogni 10-15 giorni, un concime ad alto titolo in azoto (tipo 30:10:10) alla dose di 1-1,5 g/m² alternato a un concime ternario ad alto contenuto di fosforo (tipo 8:40:16), alla stessa dose per i primi tre mesi di coltivazione. Successivamente si interviene con concimazioni equilibrate (20:20:20 alla dose di 3 kg/1000 m²); in caso di crescita stentata della coltivazione, soprattutto nelle fasi iniziali, si può concimare per via fogliare (somministrazione di un concime complesso tipo 12:6:4 eventualmente in miscela con acidi umici). Le dosi da somministrare per via aerea sono di 250 g/ hl di prodotto, sufficiente per trattare una superficie di 300-350 m² di coltivazione (sono necessari 750 g di prodotto per 1.000 m² di superficie).

Nel periodo della fioritura, tra dicembre e marzo, si interviene con un fertilizzante a più alto contenuto di potassio (tipo 4:9:12). In questa fase gli interventi sono cadenzati ogni 10-15 giorni per un totale di 5-6 somministrazioni.

Lotta alle infestanti

La lotta alle infestanti è fondamentale per creare un ambiente favorevole dove la calendula si sviluppa e ramifica più velocemente. Può essere praticata chimicamente con l’impiego di diserbanti in presemina: propyzamide (0,15-0,30 kg/1.000 m²), lenacil (0,10 kg/1.000 m²) oppure trifluralin (0,40 l/1.000 m²). In caso di semina diretta si interviene meccanicamente, con la sarchiatura poco tempo dopo l’emergenza, Potrà seguire un altro intervento dopo 20-25 giorni. Si può anche utilizzare la pacciamatura con materiali plastici, cartoni biodegradabili o residui vegetali (paglia, strame, truciolato) che non solo contengono le infestanti, ma creano un microclima favorevole allo sviluppo delle piante.

La difesa

Le principali malattie rinvenibili sulla calendula sono rappresentate dai marciumi alle radici e al colletto, causati rispettivamente da pithium spp. e da Rhizoctonia solani, dall'oidio (sphaerotheca fuliginea), che si presenta come una polvere bianca sulle foglie e sui fusti, e dalla peronospora, che si presenta con muffa bianca più diradata rispetto all’oidio e sulla pagina inferiore della foglia, mentre sullo stelo si manifesta on imbrunimenti concentrici e marciumi molli ai cui margini si sviluppa la tipica muffa. In condizioni di basse temperature di crescita e di sbalzi termici, è facile rilevare lo sviluppo di Sclerotinia spp. che si manifesta solo nelle coltivazioni in serra con attacchi sullo stelo di piante particolarmente tenere (eccessi di concimazioni azotate). Infine, va menzionata la muffa grigia (botrite) che si manifesta in condizioni di elevata umidità.

Contro i marciumi s’interviene fin dal trapianto preventivamente con prodotti a base di tolcofos-metile e metalaxil effettuando due interventi a distanza di 5 giorni l’uno dall’altro, effettuando il primo appena terminato il trapianto. Tale trattamento deve essere eseguito facendo attenzione a interessare la rizosfera e l’intera pianta.

Successivamente, durante il primo mese di coltivazione, bisogna intervenire con prodotti di copertura, per una protezione preventiva, a base di dicloran e rameici, per evitare attacchi fungini. Per la difesa da attacchi di peronospora, è bene alternare prodotti sistemici e di contatto, intervenendo ogni dieci giorni, utilizzando Phosetyl – Al, magari in miscela con prodotti per la difesa da marciumi basali. I trattamenti a base di dicloran, alternati con l’impiego di altri prodotti specifici, sono efficaci sia contro la muffa grigia sia contro la sclerotinia.

Riguardo ai parassiti animali si segnalano gli afidi, contro i quali s’interviene con prodotti specifici, una volta al mese (4-5 interventi in totale). Se la primavera è particolarmente calda, sono possibili attacchi di tripidi e di mosca bianca, da combattere con prodotti chimici.

Raccolta

La tendenza, dettata dalla richiesta del mercato, è verso l’impiego di nuove varietà che presentano il cuore verde ed un’altezza media di 50-60 cm. Recentemente sono state introdotte varietà che presentano fiori con sfumature in giallo-limone con centro bruno o ancora colore albicocca con centro color cioccolato ed altezza di 50-60 cm, oppure fiori con bordo rosso.

I fiori sono raccolti semiaperti se destinati ai mercati regionali o nazionali, molto chiusi se sono collocati all’estero. Dopo la selezione sono confezionati in fasci da 10 steli, in buste di cellophane microforato. La durata dello stelo reciso varia dai 3 giorni, dei periodi caldi, fino a 10 giorni nella stagione invernale.

Aspetti economici

La circoscritta coltivazione della calendula e la buona richiesta dei mercati esteri rendono interessante, dal punto di vista economico, quest’articolo.

Si tratta di una specie che non richiede un particolare impegno finanziario poiché il costo di produzione di uno stelo di calendula coltivata in ambiente protetto (ciclo di coltivazione di circa 6,5 mesi), è determinato, in gran parte, dalla manodopera (occorrono quasi 300 ore di lavoro per condurre 1.000 m² di coltivazione). I mezzi tecnici rappresentano poco più del 20% dei costi, soprattutto per l’acquisto delle piantine.

In definitiva, considerata una produzione media di 66.000 steli/1.000 m² l’anno (5,5 steli/pianta) e un costo complessivo di poco circa 4.650,00 €, il costo unitario è pari a 0,071 €. Naturalmente, tale risultato è conseguibile qualora la coltivazione sia condotta razionalmente e si raggiungano i risultati produttivi indicati.

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