Il ciclamino re d’inverno tra le fiorite in vaso

ciclamino
Serra di ciclamini
Buona predisposizione alla rifioritura e resistenza alle basse temperature le caratteristiche vincenti

Il ciclamino è certamente tra le migliori specie in vaso da utilizzare nel periodo invernale poiché resiste bene alle basse temperature e fiorisce continuamente da settembre fino a marzo. Altre specie invernali, come calluna, veronica, ecc., pur con buone caratteristiche ornamentali, hanno il limite di avere la fioritura concentrata solo in un breve periodo.
Questa specie ha usufruito dell’intenso lavoro di miglioramento genetico che ha portato alla costituzione di nuovi ibridi con caratteristiche diverse sia per quanto riguarda la gamma di colori (dal rosso scarlatto al salmone vivo, dal bianco puro al fucsia sfumato, ecc.) sia per la dimensione di pianta e fiori, sia ancora per la precocità di fioritura. Negli ultimi anni si stanno affermando le tipologie a fiore medio con “serie” che oltre a presentare un’ampia gamma cromatica hanno ottime caratteristiche: pianta compatta, fioritura precoce, fogliame verde intenso, buona resistenza, ecc. La tipologia a fiore medio sta conquistando ampi spazi di mercato, soprattutto a discapito delle tipologie “mini”.
La richiesta, comunque, è ancora maggiormente orientata per la tipologia a fiore “grande” (60-70%) che, a differenza di quelle a fiore piccolo e/o medio impiegate soprattutto per decorare aiuole e giardini, è omaggiata singolarmente; i colori predominanti restano il rosso e il bianco.
La scelta del vaso
I florovivaisti si orientano sempre più verso l’impiego di vasi in plastica, abbandonando quelli in terracotta, utilizzati solo per la tipologia a fiore “grande”. D’altronde, i fioristi preferiscono acquistare i ciclamini a fiore “grande" in vasi di plastica poiché successivamente provvedono a collocarli in vasi decorati, di diverso materiale, prima di destinarli alla vendita. La scelta del vaso di plastica è dettata sia dai minori costi dello stesso sia dalla maggiore facilità di movimentazione e trasporto. Va, comunque, precisato che mentre per le coltivazioni su bancali il vaso di plastica rappresenta la soluzione ideale, per quelle su terreno il vaso di terracotta è la scelta tecnica migliore.
L’invasatura finale è fatta in vasi di dimensioni diverse secondo i tipi: per le cv “Mini” s’impiegano vasi diametro 8-10 cm, per i “Midi” quelli da 11-12 cm, mentre per i tipi normali si opta per contenitori con diametro 12-14 cm fino a quelli più grandi da 15 cm per le varietà “Giganti”. La densità finale va dalle 25-30 piante/m2 dei “Mini” alle 16-20 dei “Midi” alle 8-12 dei tipi “normali”.
È possibile anche ottenere piante di grandi dimensioni procedendo a un’invasatura intermedia in vasi da 10-12 cm per passare poi a quella definitiva in vasi da 16-18, in modo da consentire una ripresa dello sviluppo dell’apparato radicale che favorisce la crescita di nuova vegetazione ritardando la fioritura.
I fattori climatici
Dopo l’invaso è indispensabile controllare i parametri climatici dell’ambiente di coltivazione per orientare correttamente lo sviluppo delle piante. La temperatura ideale ad inizio coltivazione si attesta sui 18-20°C; in presenza di temperature più elevate i piccioli tendono ad allungarsi eccessivamente e, quindi, a indebolirsi. Quando le piante sono ben radicate i valori termici giusti dovrebbero essere compresi tra 14 e 18°C; valori più elevati causano il blocco dello sviluppo. In fioritura la temperatura giusta va da 15 a 20°C: sotto i 14°C l’allungamento del peduncolo si riduce, mentre sopra i 26°C si verifica l’apertura delle gemme a fiore sotto le foglie. Condizioni di bassa ventilazione e forte ombreggio (che si possono riscontrare più frequentemente nelle serre di grandi dimensioni), necessarie per contrastare le alte temperature estive, provocano una crescita vigorosa della pianta, facilitando l’allungamento dei peduncoli, e l’ingrossamento delle foglie. La soluzione migliore sarebbe quella di adottare il cooling system per ridurre i valori termici all’interno delle strutture protette. Nei tunnel semplici o multipli (con massimo due capriate), dotati di finestre laterali, per effetto di un buon ricambio d’aria, e in presenza di una buona luminosità (50 Klux), questo tipo di situazione si verifica con minori probabilità. Con temperature elevate durante le prime fasi di coltivazione, è preferibile favorire una buona luminosità (50 Klux) lasciando asciugare la parte superiore del substrato; l’asciugatura parziale del substrato e la conseguente ossigenazione consentirà un migliore sviluppo dell’apparato radicale.
Riguardo ai valori di umidità l’optimum è intorno al 70%; d’inverno, valori superiori all’80% predispongono le piante agli attacchi fungini.
La coltivazione
L’invasatura va effettuata con attenzione lasciando sporgere il bulbo per quasi metà della sua altezza in modo da favorire l’arieggiamento e evitare l’instaurarsi di condizioni favorevoli ai ristagni idrici. Il substrato di coltivazione è composto in prevalenza di torba bionda fibrosa e in minor quantità di fibra scura con un 10% di perlite o sabbia e pH tra 5,5 e 6,5. Subito dopo l’invaso è indispensabile irrigare bene le piantine e il substrato. Il tipo d’irrigazione dipende dalla tecnica colturale: può avvenire dal basso, per le coltivazioni su bancali a flusso e riflusso o se si utilizza il “tappetino”, soluzioni utilizzate per le tipologie a fiore piccolo e medio, oppure da sopra con il sistema a goccia (impiego di “spaghetto” e “siringa”) quando la coltivazione è condotta a terra, soprattutto per le specie a fiore grande. L’impiego dell’irrigazione dall’alto, con nebulizzazione, risulta utile in estate per aumentare l’umidità relativa.
L’operazione successiva consiste nel distanziare le piante nei tempi corretti: non troppo precocemente per non compromettere il mantenimento di un microclima favorevole alla crescita, ma neppure ritardare l’intervento che rischia di favorire attacchi di muffa grigia, per l’elevata umidità relativa che si viene a creare, e provoca la formazione di foglie grandi e carnose. I ciclamini, inoltre, non devono assolutamente filare e solo distanziandoli nei tempi giusti si riuscirà ad ottenere piante compatte. Nel frattempo, alla comparsa dei peli radicali all’esterno del pane di terra, bisogna iniziare la fertirrigazione. Nel terriccio va mantenuta una salinità intorno a 1.000 µS/cm. Per la concimazione bisogna utilizzare settimanalmente 1,0-1,5 g/l di concime, completo di microelementi; tale concentrazione va suddivisa in diverse irrigazioni (ad esempio 3 interventi alla dose di 0,5 grammi/l). Nella prima fase della concimazione è bene fertilizzare usando concimi con rapporto N:K di 1:2, successivamente tra la 10° e 11° settimana dopo l’invaso, si può passare ad usare  un concime con un rapporto N:K 1:3/1:4, mantenendo sempre la stessa conducibilità elettrica nel terriccio. Secondo l’andamento stagionale si può scegliere di passare a concimi con più alto titolo di potassio già dalla terza settimana dopo l’invaso. Se l’apparato radicale è scarso o di colore bruno, sintomi abbastanza frequenti durante l’estate, bisogna ridurre o interrompere la concimazione.
Bisogna, inoltre, porre particolare attenzione agli eccessi di azoto, soprattutto nitrico, che provocano un allungamento dello stelo, soprattutto se associato con insufficiente nutrimento di fosforo, e un aumento della dimensione delle foglie, poco apprezzate esteticamente e più sensibili ad attacchi fungini. Viceversa, la carenza di azoto si manifesta con ingiallimento fogliare, scarso sviluppo della pianta e indurimento della vegetazione; la carenza di fosforo, invece, provoca un ridotto sviluppo delle radici e un ritardo della fioritura. Si è anche dimostrato utile l’impiego saltuario di nitrato di calcio o di potassio che consente di contrastare il comportamento delle piante che, naturalmente, tendono a privilegiare lo sviluppo delle foglie esterne a discapito della parte centrale della pianta.
Altra operazione utile consiste nell’asportazione dei primi fiori aperti che favorisce il successivo sviluppo della fioritura centrale, decisamente migliore dal punto di vista ornamentale.
Se la coltivazione è condotta in maniera ottimale, con corretta gestione della nutrizione e dei fattori climatici, non è necessario intervenire con brachizzanti. Tuttavia, in alcuni casi può essere necessario intervenire per contenere lo sviluppo delle piante; in questo caso i principi attivi che si possono impiegare sono la daminozide e il propiconazolo; quest’ultimo ha un effetto brachizzante maggiore.
La difesa
Per prevenire gli attacchi di crittogame e batteri è necessario tenere sotto controllo tutti i fattori che predispongono la pianta all’attacco: eccessi di irrigazione e concimazione, soprattutto azotata, e di ferro, mancanza di pulizia dei bancali. È indispensabile, quindi, procedere alla disinfezione della serra e dei bancali di coltivazione tra una coltivazione e l’altra. I principali parassiti vegetali del ciclamino sono il Fusarium oxysporum f.sp. cyclaminis, il Cilindrocarpon destructans e l’Erwinia carotovora.
Contro il fusarium, principale nemico del ciclamino, s’interviene preventivamente durante l’estate. Si può procedere a un trattamento alle radici post-trapianto con Previcur e si continua con trattamenti cadenzati ogni 15 giorni alternando chlortalonil, proclorax, etridiazole. In commercio sono anche presenti diversi preparati a base di Tricoderma spp., o di funghi antagonisti, in particolare fusarium antagonisti che vanno somministrati il più presto possibile, ovvero in corrispondenza della prima bagnatura.
I trattamenti contro il fusarium sono utili anche per la difesa da C. destructans. La lotta ai batteri, invece, è di tipo preventivo e si basa sul mantenimento di buone condizioni igieniche in serra.
Per quanto riguarda i parassiti animali sono da tenere sotto controllo tripidi, tarsonemi e ragno rosso. Per i tripidi è utile l’impiego di trappole cromotropiche di colore azzurro che danno un’indicazione sull’entità dell’infestazione e, quindi, sull’urgenza di intervenire con prodotti insetticidi. La lotta biologica, invece, si effettua con lanci dell’acaro fitoseide Amblyseius cucumeris. La lotta chimca si effettua con trattamenti preventivi a cadenza settimanale (massimo ogni 10 giorni) utilizzando i p.a. fenpropatin, bifentrin, methiocarb, acrinatrina, abamectina, ecc. Nel caso di attacchi di afidi s’interviene con imidacloprid, methomyl, pymetrozin.

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