Crisantemo programmato, la scelta giusta

crisantemo
Crisantemi rosa col cuore scuro
Armando De Tellis, floricoltore di Terlizzi (Ba), lo coltiva con passione da 20 anni, deciso a continuare per molto tempo

La strada giusta, quella su cui indirizzare il lavoro e la vita, Armando De Tellis, floricoltore di Terlizzi (Ba), l’ha trovata nel coltivare il crisantemo programmato: una coltura floricola non come le altre, poiché richiede una professionalità particolare, un ingegno paziente. De Tellis ha intrapreso questa strada a 20 anni e oggi che, superati i 40, a crisantemo coltiva 5.000 m² di serre in ferro-plastica, e altri 1.000 m² li destina a statice, violacciocca o garofano dei poeti o solo a riposo, è ogni giorno più convinto di aver fatto la scelta migliore per lui.
«Ho sempre operato, anche per tradizione familiare, nel segno dell’innovazione. Mio padre Ferdinando è stato il primo in Puglia a introdurre il kiwi, nel lontano 1974. Lo ha coltivato per 20 anni, ma, lungimirante, nei primi anni ’90 sperimentò una specie allora quasi sconosciuta, la mimosa: 500 piante di tre diverse varietà, che fiorivano da inizio di dicembre a metà marzo. Quando espiantò l’actinidieto, non seguì la moda del tempo di provare altri frutti tropicali: per un anno coltivò, in 2.000 m² di serre in ferro-plastica, primizie, peperoni, zucchine, fagiolini. Poi, nel 1995, puntò sui garofani, allora perno della floricoltura terlizzese, per coinvolgermi direttamente, visto che ero già diplomato e libero da impegni con la leva militare. Nei nostri terreni freschi i garofani andavano benissimo, le stesse piante sono fiorite per tre anni, uno spettacolo di colori! Mi piaceva coltivare fiori, avevo scoperto che era la mia strada».
Innovazione
Nel 1997 De Tellis avviò la pratica per realizzare, grazie al Pop Puglia 1994-1999, altri 4.000 m² di serre in ferro-plastica, una vasca di 900 m³ per l’accumulo dell’acqua piovana raccolta dai tetti delle serre e un locale per la lavorazione e il confezionamento dei fiori.
«Ho abbandonato i garofani, che non venivano più apprezzati e richiesti dal mercato come un tempo e, in particolare, nelle mie serre non crescevano belli come nei primi anni. Al loro posto ho iniziato a coltivare i crisantemi da fiore reciso, sia quelli uniflora, con testa singola e grossa, che chiamo “sbottonati” perché privati degli altri bottoni fiorali, destinati alla festa dei defunti, sia i multiflora per la mazzetteria, con raccolte durante tutto l’anno. Nel 2007, con la pratica di primo insediamento, ho realizzato gli impianti di ombreggiamento e illuminazione, necessari per soddisfare le esigenze di fotoperiodo della specie, cioè garantirle 14 ore di buio al giorno. Da allora coltivo pressoché esclusivamente il crisantemo programmato».

 

Leggi l’articolo completo su Colture Protette n. 2/2017  L’Edicola di Colture Protette

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