Crisantemo protetto con le tecniche biologiche

Per controllare malattie e fitofagi delle colture floricole si sta sempre più diffondendo la difesa integrata. Funghi antagonisti, microrganismi e acari e insetti utili.

 

Sempre più difficilmente le colture floricole si riescono a difendere dai patogeni. Diverse sono le cause: la tropicalizzazione del clima e di conseguenza lo spostamento di popolazioni di insetti ed acari non indigeni; varietà molto belle ma più delicate e sensibili ai patogeni; estrema leggerezza nell'utilizzo delle molecole di sintesi disponibili, che in tantissimi casi hanno fatto scattare la tolleranza dei target. Tutto questo e tanto altro ha reso complicato e rischioso il controllo. In questa situazione colturale, con queste condizioni produttive e l'alta pressione di funghi, insetti ed acari dannosi, l'ultima tecnica che poteva sembrare attuabile per risolvere il problema è il “Controllo biologico” con artropodi utili.

Difesa integrata

Invece non è stato così. Molte aziende floricole, sia in Italia che in Europa che nel mondo, si rivolgono agli ausiliari utili per integrarli agli agrofarmaci di sintesi classici. Questo interesse è giustificato anche dal fatto che molti degli strumenti utilizzabili nel controllo biologico sono integrabili con i prodotti convenzionali chimici. Tale tecnica viene utilizzata per Gerbera, Rosa, Stella di Natale (Poinsettia), Ibiscus, Orchidee, Garofani, Anthurium, ma anche per il Punteruolo rosso delle Palme ed il Crisantemo. Quest’ultima coltura, seppur in Italia è ancora il classico fiore da commemorazione dei defunti, in Europa è un fiore per tutto l'anno sia da vaso, da giardino che da fiore reciso. Molte aziende in Italia coltivano questa specie tutto l'anno e con la possibilità di calcolare con una sufficiente precisione il ciclo a seconda del periodo. In termini comuni, questa modalità di coltivazione, è definita “Crisantemo Programmato”. Esso si coltiva con una programmazione settimanale, dal trapianto alla raccolta. Ci sono però aziende, molto ben strutturate, che partono dalla messa a dimora della talea di crisantemo, normalmente prodotte in Nord Africa da aziende olandesi, nei vassoi alveolati, facendogli fare la radicazione in serre strutturato ad hoc così da ottenere una piantina di ottima fattura.

I problemi

L'estrema concentrazione delle operazioni colturali, i tempi strettissimi tra un trapianto e l'altro, l'alta tecnologia delle serre di coltivazione, che impedisce uno spostamento della coltivazione ed una corretta rotazione colturale, l'assenza del bromuro ed altri geodisinfestanti di pari efficacia, fanno sì che le piante di crisantemo, già dal trapianto, siano molto suscettibili ai patogeni. La monocoltura intensiva, causata dalla compresenza in serra di tutti i cicli produttivi, dalle piantine appena trapiantate, fino al fiore pronto alla raccolta, scatena anche altri problemi, come l'impossibilità di eliminare gli insetti ed acari dannosi perché c'è sempre una parte coltivata dove trovare rifugio e riprodursi. Da non sottovalutare la stanchezza del terreno che fa scatenare le tracheomicosi, problema per il quale si sta utilizzando sempre di più l'inoculo di funghi antagonisti.

Uno strumento biologico che negli ultimi anni sta dando risultati interessanti ed utili è l'utilizzo del batterio Streptomices griseroviridis. Questo strumento ha trovato particolare utilizzo ed efficacia perché essendo un batterio è compatibile con i fungicidi di sintesi chimica classica.

Per insetti e acari

Per quanto riguarda gli insetti ed acari dannosi, non è più una novità l'uso di Artropodi utili. Per il tripide si usano gli acari predatori Amblyseius cucumeris. La tecnica adottata è la distribuzione in circa 4 settimane di circa 1000 individui a metro quadrato. La modalità di distribuzione è sia nei sacchetti che permettono un rilascio più lungo nel tempo sia direttamente con il materiale disperdente. Le distribuzioni devono iniziare dopo un paio di settimane dal trapianto. Mentre il sacchetto, che si appende alle piantine, non crea nessun danno, per gli individui distribuiti direttamente sulle piante si deve stare attenti al materiale disperdente perché tende a sporcare la pianta. Per ovviare a questo problema si stanno sviluppando delle macchine automatiche per distribuire gli ausiliari, usando pochissimo materiale disperdente. Altro ausiliare usato per la difesa dal tripide, è l'antocoride predatore, Orius laevigatus. Lanciato alla dose di 4 a metro quadro in totale, suddiviso in 3 o 4 settimane, distribuendolo direttamente sulle foglie. Un problema molto serio è rappresentato dalla ricamatrice, Liriomyza trifolii. Da anni si usa l'imenottero parassitoide, Diglyphus isaea. Si distribuisce, a secondo del periodo e della pericolosità, per 4/6 settimane con lanci da 1/m2. In caso di necessità si può usare anche un principio attivo che risulta selettivo per gli imenotteri, la ciromazina. Per il problema del ragnetto rosso si deve usare l'unico strumento efficace ed efficiente nel lungo termine: l'acaro predatore Phytoseiulus persimilis. La modalità di distribuzione è direttamente sulla pianta: in 4 settimane dai 10 ai 20 individui a metro quadrato.

Trappole luminose

Per il lepidotteri nottuidi, hanno trovato ottimo utilizzo le trappole luminose con alimentazione elettrica, sia le trappole ai feromoni.

Questi strumenti, catturando gli adulti, hanno sia uno scopo di monitoraggio che di cattura massale.

Alle prime catture si fanno dei trattamenti con il Bacillus Thuringiensis che agisce sulle larve.

Per il controllo degli afidi è fondamentale il monitoraggio ed il riconoscimento del genere infestante.

Solitamente si trovano i generi Aphis e Myzus per il controllo dei quali, si distribuiscono il parassitoide Aphidius colemani alla dose di 1 individuo a metro quadrato per 4 settimane ed il predatore Chrysoperla carnea, alla dose di 10 a metro quadro per 2 settimane. Per il genere Macrosiphum, è opportuno lanciare il parassitoide Aphidius ervi alla dose di 1 a metro quadrato per almeno 4 settimane. Per una buona riuscita del controllo biologico, è importantissima la tempestività della segnalazione della presenza e il riconoscimento della specie per meglio decidere l'antagonista più adatto.

Esistono anche agrofarmaci di sintesi con una sufficiente selettività.

Aspetti importanti per l'utilizzo degli ausiliari sono la tempestività, la continuità e le quantità utilizzate.

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