Crisi Xylella, le soluzioni

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Le soluzioni proposte alla VII Giornata del Vivaismo Mediterraneo Premio “Stefano Capitanio”

Il comparto florovivaistico subisce da molti anni l’invasione di merci, provenienti da paesi extraeuropei, la cui sanità si rivela spesso non conforme alle normative fitosanitarie adottate dai paesi membri dell’Ue. Il batterio Xylella fastidiosa subsp. pauca associato al complesso del disseccamento rapido dell’olivo (Codiro) è solamente l’ultimo di una serie di parassiti e patogeni presenti e di difficilissima eliminazione in Italia. Questi problemi fitosanitari causano ingenti danni economici, sociali e paesaggistici. In particolare comportano inevitabili ripercussioni su fatturati, occupazione e sostenibilità finanziaria anche delle aziende florovivaistiche, come dimostrano i divieti di importazione di piante ritenute ospiti di X. fastidiosa. Possono tuttavia essere limitati attraverso idonei controlli all’origine e tempestivi interventi di monitoraggio.

Il convegno

Per contribuire a trovare soluzioni a tali problemi fitosanitari l’Associazione nazionale vivaisti esportatori (Anve) ha organizzato presso i Vivai Capitanio di Monopoli (Ba), in occasione della VII Giornata del Vivaismo Mediterraneo Premio “Stefano Capitanio”, il convegno “Ingresso e diffusione delle fitopatologie: come difendere la competitività internazionale delle imprese florovivaistiche italiane ed europee”, con la partecipazione di operatori di settore, istituzioni e personalità scientifiche e professionali, per comprendere l’attuale situazione fitopatologica nazionale ed europea e concorrere al miglioramento delle condizioni produttive e commerciali in Italia.

«Il distretto florovivaistico pugliese, nonostante la qualità dei prodotti e la passione incondizionata degli imprenditori, si ritrova ad affrontare la grave emergenza Xylella con il rischio di compromettere il lavoro di una vita – ha introdotto il presidente dell’Anve Marco Cappellini – . L’emergenza è così palese che il Mipaaf ha ritenuto necessario istituire un Comitato scientifico specifico e nominare un commissario esterno per l’attuazione degli interventi. Le istituzioni europee e italiane hanno presentato soluzioni che sembrano però scontentare molti, come testimoniano i ricorsi al Tar presentati dai produttori colpiti dalla malattia e residenti nella zona infetta. Allo stesso tempo il “sistema paese Italia” non riesce a far emergere le giuste posizioni e a essere convincente all’estero: Algeria, Marocco, Tunisia, Albania e Francia stanno compromettendo il commercio di piante in tutta Italia ma il rischio ulteriore è che si inneschi una reazione a catena e che altri paesi dell’area mediterranea, e non solo, ne seguano l’esempio».

Linee guida

Anve sta partecipando attivamente, e da tempo, alla risoluzione dei problemi causati dalla malattia e, in sinergia con le organizzazioni di produttori pugliesi, ha inviato alle istituzioni regionali e nazionali il documento “Linee guida per la redazione del Piano strategico per il comparto vivaistico pugliese” in cui sono indicate le azioni da intraprendere adesso e in futuro, come l’attuazione di protocolli di produzione e commercializzazione, lo stanziamento di indennizzi per le aziende sottoposte al blocco della movimentazione, l’attuazione di protocolli di difesa anche per le zone indenni, la previsione di agevolazioni finanziarie e misure del Psr per le aziende che dovranno necessariamente affrontare investimenti, il miglioramento della campagna di informazione, l’attivazione di campagne diplomatiche di sensibilizzazione con i paesi dell’Ue e terzi e il sostegno alla ricerca».

Inoltre l’Anve, insieme con altre organizzazioni vivaistiche viticole, orticole e frutticole ha costituito un coordinamento sull’emergenza Xylella e inviato al Mipaaf e alle associazioni di categoria «l’elenco di istanze più urgenti per i vivaisti: rinvigorire il Servizio fitosanitario nazionale con personale dedito solo all’emergenza Xylella, rafforzare la ricerca reclutando ricercatori di esperienza con bando internazionale sotto il coordinamento del Comitato tecnico-scientifico ministeriale, inserire la questione Xylella fra le priorità da affrontare nell’agenda politica del governo, intervenire presso la Commissione Ue sulle responsabilità di altri paesi membri e sull’efficacia dei controlli posti in atto per contrastare l’introduzione di organismi nocivi da quarantena in Europa e la loro successiva diffusione su tutto il territorio comunitario e produrre dichiarazione ufficiale del Servizio fitosanitario nazionale, da inviare a tutti i Servizi fitosanitari regionali, sulle aree indenni in base a monitoraggi eseguiti in tutte le regioni».

Gli arrivi indesiderati

La Xylella è peraltro solo la punta di un iceberg di parassiti e patogeni che ciclicamente entrano e si diffondono liberamente in Italia, con gravissime conseguenze economiche, sociali e paesaggistiche, ha sostenuto Cappellini. «L’ultimo sgradito ospite arrivato, secondo alcune fonti, dal Giappone alle isole Azzorre e da poco ritrovato nel Nord Italia, è la Popilia japonica, coleottero di origine giapponese che si ciba di radici e foglie di oltre 300 specie erbacee e legnose, fra cui moltissime sono ornamentali e altrettante frutticole e orticole. La Phytophthora ramorum, fungo responsabile della malattia delle querce, conosciuta negli Usa come “morte improvvisa delle querce”, è stato segnalato dai primi anni 2000 nei vivai di vari paesi europei, fra cui l’Italia, inizialmente su viburno, rododendro e azalea e poi anche su quercia, faggio, frassino, castagno e ippocastano, specie che si trovano anche in parchi pubblici e aree naturali boschive. L’Anoplophora chinensis, il tarlo asiatico, è un coleottero proveniente dal Giappone e rinvenuto in Lombardia, che colpisce oltre 50 specie arboree prodotte nei nostri vivai. Infine il Rhynchophorus ferrugineus, il famigerato punteruolo rosso delle palme, che ha viaggiato senza alcun problema per 30 anni in tutta l’area euroasiatica meridionale, passando per il Nord Africa e arrivando in Spagna, Francia meridionale e Italia. Addirittura il Servizio fitosanitario nazionale ci ha comunicato che intende eliminarlo dalla lista degli organismi da quarantena, non perché sia stato messo sotto controllo, ma per l’esatto contrario: è ormai fuori controllo e non ci sono più metodi di lotta da attuare».

Emergenza quotidiana

Questi sono solo alcuni dei problemi fitosanitari che i vivaisti devono affrontare quotidianamente per mantenere la qualità dei loro prodotti e non compromettere la produzione e la commercializzazione. «Lottare contro questi ospiti esogeni significa effettuare trattamenti chimici, abbattere le piante, limitarne il commercio, sovraccaricare di carte e adempimenti burocratici le aziende e le amministrazioni pubbliche. È evidente che la globalizzazione, l’allargamento dei mercati, l’aumento dei flussi di merci in entrata e in uscita dal territorio europeo possono creare difficoltà nei controlli doganali e l’allungamento dei tempi di attuazione dei protocolli di difesa. Noi non vogliamo, per evitare l’ingresso di parassiti e patogeni, chiudere le frontiere e limitare il commercio, ma capire come possiamo adeguarci alla globalizzazione e posizionarci bene sui mercati rispetto ai competitor internazionali».

Il Distretto florovivaistico

Le preoccupazioni dell’Anve sono state pienamente condivise dal Distretto florovivaistico pugliese attraverso il tecnico coordinatore della segreteria, l’agronomo Francesco Vendola.

«Il comparto vivaistico pugliese è costituito da oltre 1.000 aziende per una superficie complessiva che supera 3.000 ettari. L’emergenza Xylella colpisce gravemente il Salento, ma non risparmia, con i suoi effetti indiretti, il resto del territorio regionale. Perciò il Distretto ritiene necessario e non più rinviabile attuare un piano strategico in sette punti che raggiunga il duplice obiettivo di supportare le aziende in questa difficile fase e rilanciare l’immagine del comparto. Attualmente, fatto salvo quanto disposto dal Dm 2777 del 26/09/2014 per le aree delimitate, la normativa vigente consente la produzione e commercializzazione di piante sensibili in assenza di specifici accertamenti sanitari. Perciò, considerando le recenti segnalazioni di piante importate e con infezioni latenti di X. fastidiosa e ricordando l’esperienza maturata con altre emergenze fitosanitarie (Sharka e Tristeza degli agrumi) riteniamo innanzitutto non più procrastinabile l’attivazione di un “Protocollo di produzione e commercializzazione” che eviti la diffusione del batterio nelle aree indenni. Per rendere efficace la sua attivazione è necessario azzerare la presenza delle specie sensibili presenti nelle aziende vivaistiche e già sottoposte a provvedimento di divieto di movimentazione».

Indennizzi

Secondo punto focale del piano proposto dal Distretto è l’indennizzo delle aziende. «Bisogna avviare e concludere in breve tempo l’iter di determinazione delle indennità spettanti alle aziende vivaistiche che da oltre un anno subiscono il blocco della movimentazione delle piante e devono comunque abbatterle. Il perdurare del blocco causa l’aumento delle spese di gestione dovute ai costi di mantenimento delle piante e l’impossibilità di programmare nuove produzioni con specie non sensibili alla Xylella perché le superfici sono ancora occupate dalle vecchie produzioni. Non va inoltre trascurato il “deterioramento dell’immagine” delle aziende vivaistiche che hanno visto ridurre sensibilmente le vendite di altre specie non sensibili aggravando le perdite economico-finanziarie. Occorre costituire subito un tavolo tecnico ristretto che si occupi esclusivamente del comparto florovivaistico definendo le modalità, cioè la modulistica, per inventariare le piante da abbattere e individui un prezziario condiviso per la determinazione del valore del patrimonio da abbattere».

Il Distretto chiede inoltre «un protocollo di difesa per controllare l’attuazione delle misure di difesa già previste nel Dm 2777 con particolare attenzione alle aree limitrofe le aziende produttrici di specie a rischio e istituire, nelle zone indenni, “aree protette” dove realizzare tutte le attività di monitoraggio per consentire l’attività vivaistica in “sicurezza”. Il quarto punto è le agevolazioni finanziarie, cioè misure di sostegno alle aziende che dovranno effettuare ingenti investimenti per cambiare coltivazioni e produrre nuove specie ortoflorofrutticole per evitare la Xylella e misure e/o sottomisure del Psr 2014-2020 esclusive per le aziende vivaistiche che intendono adeguare i loro standard produttivi al “Protocollo di produzione e commercializzazione”. E poi una campagna di informazione rivolta ai paesi esteri per spiegare le strategie in corso di attuazione per evitare altri embarghi e accordi diplomatici poiché i ministeri e le ambasciate possono svolgere un ruolo determinante per mediare gli scambi commerciali e limitare falsi allarmismi. Infine la deroga al divieto di piantumazione: l’applicazione di protocolli produttivi e commerciali consentirà di ottenere produzioni “Xylella free” che, unitamente alle attività di eradicazione messe in campo, permetteranno di ridurre il rischio di infezione: alla luce di ciò va presa in considerazione la possibilità di sottoporre alla commissione Ue l’eliminazione del divieto di impianto delle colture sensibili nelle aree delimitate».

Preoccupazioni

Le preoccupazioni dell’Anve e del Distretto derivano anche dal ritardo con cui si sta affrontando questo problema fitosanitario, ha dichiarato il commissario nazionale contro l’emergenza Xylella, Giuseppe Silletti. «La questione Xylella è diventata un problema enorme che sta avendo forti ripercussioni sulla produzione olivicola e sull’attività vivaistica, ma per evitare che il danno si aggravi è necessario intervenire, ora, con la massima tempestività, secondo quanto dispone la Commissione Ue con la decisione di esecuzione del 18 maggio 2015, che ha ribadito l’importanza del piano europeo di eradicazione messo a punto da tempo e ripreso dal piano degli interventi da me disposto. Quando ho assunto questo incarico pensavo che il problema fosse la Xylella e che mi sarei dovuto occupare della malattia. Invece ho scoperto attorno al batterio una guerra di tutti contro tutti, ognuno mosso solo dai propri immediati interessi. Si è creata una confusione enorme, tanto che è diventato difficile prendere e far applicare le decisioni dovute. Spero che la nuova decisione della Commissione Ue sia quella definitiva e che si possa procedere tempestivamente per evitare che il batterio avanzi verso il nord della Puglia».

Una tempestività indispensabile, e finora mancata, anche per Vito Nicola Savino, docente di Patologia vegetale del Dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti dell’Università di Bari, per il quale «gli olivi sono infetti/infestati da un organismo da quarantena, la X. fastidiosa, che come tale va trattato. Gli organismi da quarantena sono insetti, nematodi, funghi, batteri, fitoplasmi, virus, ecc. nocivi per le piante, non presenti in Europa o dei quali sono stati segnalati alcuni focolai e per i quali le norme obbligatorie prevedono l’eradicazione. Essi si diffondono sulle lunghe distanze attraverso i materiali di propagazione e sulle brevi distanze, da un campo all’altro, mediante piante e marze infette e vettori. Perciò la diffusione degli organismi da quarantena da un paese all’altro e nell’ambito di uno stesso paese si può limitare con la rigorosa applicazione delle misure di quarantena: monitoraggio sistematico degli impianti delle specie suscettibili; estirpazione tempestiva delle piante infette (focolai) dall’organismo da quarantena rinvenuto; attivazione della certificazione obbligatoria per le specie suscettibili all’organismo da quarantena di cui sono stati rinvenuti dei focolai d’infezione. Questi interventi preventivi sono necessari perché allo stato attuale o non sono disponibili principi attivi che somministrati a piante infette riescono a risanarle da virus, viroidi, fitoplasmi e alcuni batteri e funghi, ecc. o la localizzazione nei tessuti della pianta del patogeno non consente al principio attivo di raggiungerlo facilmente. Pertanto è con tali misure che occorre agire tempestivamente contro la Xylella, nell’interesse sia degli olivicoltori sia dei vivaisti, per evitare l’ulteriore diffusione del batterio».

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