Poinsettia, il segreto per coltivarla bene

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Piante di poinsettia in serra.
Per l’Apulia Plants di Terlizzi (Ba) sta nel curare con la massima attenzione i primi due mesi di crescita delle piante

Curare con estrema attenzione la fase iniziale di crescita delle piante, dal post trapianto alla fine del secondo mese di coltivazione; poi il resto del ciclo colturale decorrerà abbastanza semplice da gestire, senza particolari intoppi. Questo, per i titolari dell’Apulia Plants srl Agricola di Terlizzi (Ba), Pasquale Paparella e i figli Piero e Davide, è il segreto per coltivare con successo la poinsettia. Trascurare anche solo qualche particolare nel corso dei primi due mesi può risultare molto dannoso per il felice proseguimento della coltivazione, invece un’accorta dedizione verso le piantine è il giusto viatico per ottenere piante ben formate e di bell’aspetto.

Impostazione del lavoro

«La cura verso le piante di poinsettia nasce ben prima di iniziarne la coltivazione. – premette Davide, agronomo e responsabile tecnico della produzione – Parte con l’impostazione complessiva di un’azienda che voglia coltivare poinsettia e in particolare con la scelta di serre tunnel abbastanza alte da consentire un’areazione adeguata. Le nostre, in ferro-plastica, hanno altezza al colmo di 6,8 m e in gronda di 4,5 m, più che sufficienti per accogliere luce in abbondanza. Sono dotate di rete antiafide a maglia strettissima per impedire l’ingresso di tripidi e di teli roll-bar, l’uno nella parte più bassa e l’altro in quella più alta dei fianchi della serra tunnel, per favorirne la ventilazione naturale».

Operativamente i primi due mesi iniziano con l’arrivo in azienda delle talee, radicate e frigoconservate, in paper-pot posti in contenitori alveolati. «Eseguiamo un rapido trattamento fungicida preventivo, utile anche per ridurre lo stress da trapianto. Subito dopo le trapiantiamo in vasi riempiti prima del loro arrivo con terriccio costituito da torba e perlite al 10% e dal pH 6. In ogni foro già pronto l’operatore inserisce un paper-pot alla giusta profondità, tanto da emergere di poco sul livello del terriccio. Così le talee attecchiscono senza difficoltà. Effettuiamo i trapianti delle talee nei vasi 17 la settimana 27, nei vasi 14 e 16 la settimana 31 e nei vasi 18 la 32».

Per i primi due mesi la spaziatura fra i vasi è “a bancaletto” o “vaso contro vaso”, cioè vengono accostati fra loro, a gruppi di 20, distanti fra loro 30-40 cm, su pavimento coperto con telo antialga, che impedisce lo sviluppo di erbe infestanti.

Microclima

«Così si crea il microclima giusto, in termini di umidità relativa e temperatura, per far radicare e crescere bene le talee. – osserva Davide – Per il primo mese irrighiamo i vasi, ciascuno dei quali è provvisto di punto goccia, con acqua di osmosi: questa, con conducibilità elettrica (Ec) bassa, pari a circa 400 µS/cm, permette alle talee di ambientarsi nel terreno, non subire stress salino e sviluppare l’apparato radicale verso il basso. Il numero di interventi irrigui varia in funzione della fase fenologica e dell’andamento climatico: all’inizio, per favorire la radicazione, due volte al giorno, in seguito una volta; quando l’umidità relativa interna scende intorno al 40%, irrighiamo a spruzzo per aumentarla, curando di terminare prima delle nove di mattina per evitare l’effetto lente che causerebbe scottature sulle piantine».

Dopo circa 30 giorni, quando l’apparato radicale si è formato ed è sceso lungo il vaso, viene effettuata la cimatura dell’apice vegetativo centrale, per eliminare la dominanza apicale e consentire lo sviluppo delle gemme laterali. «Dopo la cimatura, circa a metà agosto, utilizziamo per la prima volta i prodotti brachizzanti, allo scopo di contenere i getti laterali, e proseguiamo, con cadenza settimanale, fino alla metà di ottobre. Naturalmente sulla varietà Bella Italia, più vigorosa, si adottano brachizzanti o più potenti o in dosi maggiori rispetto a quelli utilizzati sulle altre due varietà. A causa delle elevate temperature estive, già dalle 7-8 di mattina apriamo i teli Svensson per più di tre quarti al fine di evitare che l’irraggiamento solare danneggi i getti laterali. In estate i teli Svensson vengono aperti quasi tutti i giorni e si rivelano veramente preziosi, soprattutto dopo la cimatura e la spaziatura definitiva; invece alla fine dell’autunno e all’inizio dell’inverno vengono tenuti aperti la notte per evitare la dispersione del calore e impedire che la temperatura scenda troppo».

Fertirrigazione

Dal secondo mese si inizia la fertirrigazione, per equilibrare il pH sui valori ottimali per la poinsettia (5,5-6) e nutrire le piante. «Somministriamo solfato di ammonio, per dare azoto sotto forma ammoniacale, solfato di magnesio, ferro e preziosi microelementi come boro, zinco, rame, ecc., raggiungendo una Ec di circa 1.400 µS/cm, e curiamo di evitare carenze di calcio, che provocano dannose bordature gialle delle foglie. Fertirrighiamo dal lunedì al giovedì, poi per tre giorni diamo solo acqua di osmosi per evitare stress salino e dilavare eventuali accumuli nel terreno. Dopo 15-20 giorni cambiamo il piano di fertirrigazione, utilizzando il concime ternario 15-5-25, solfato di magnesio, ferro e microelementi, sempre quattro giorni alla settimana, e dando negli altri solo acqua di osmosi».

Dopo il trattamento fungicida preventivo direttamente nei vassoi, la difesa fitosanitaria prosegue, da fine luglio in poi, informa Davide, «mediante la lotta preventiva biologica ad acari e insetti con lanci periodici di acari e insetti predatori: l’acaro fitoseide Phytoseiulus persimilis contro gli adulti del ragnetto rosso (Tetranychus urticae), gli insetti imenotteri Encarsia formosa ed Eretmocerus eremicus contro gli adulti della mosca bianca (Trialeurodes vaporariorum), l’acaro fitoseide Amblyseius swirskii contro le uova di T. vaporariorum e le larve di tripidi (Frankliniella occidentalis, Thrips tabaci, ecc.). È una lotta necessaria poiché la rete antiafidi limita moltissimo l’ingresso di acari e insetti dannosi, ma non elimina del tutto il rischio di una loro presenza in serra».

Spaziatura

Trascorsi i primi due mesi si passa dalla spaziatura a “bancaletto” a quella definitiva, fino alla vendita, pari a 5 piante/m² per il vaso 17, 9 piante/m² per i vasi 16 e 18 e 11-12 piante/m² per il vaso 14, sempre su telo antialga. «Approfittando della movimentazione delle piante per la spaziatura definitiva, circondiamo ciascuna di esse, al di sopra della parte mediana, con un elastico per sorreggere i getti laterali e mantenere la forma a V. Continuiamo la concimazione con il ternario 15-5-25, sempre alternandola alla irrigazione con acqua di osmosi tre giorni alla settimana. Ma da metà ottobre riduciamo gradualmente l’apporto di concimi e di acqua irrigua, poiché le piante rimangono bagnate più a lungo. L’ultimo trattamento brachizzante lo effettuiamo nella seconda settimana di ottobre per uniformare la vegetazione, perché le temperature si sono abbassate e le piante sono quasi pronte, non vegetano più di tanto».

Dai primi di ottobre in poi, quando le temperature calano e le piante rimangono bagnate più a lungo, aggiunge Davide, «effettuiamo qualche trattamento preventivo contro la muffa grigia (Botrytis cinerea), ma soprattutto curiamo, con la ventilazione naturale attraverso gli sportelli laterali e al colmo e gli aerotermi, di abbassare l’umidità relativa intorno all’ottimale 70%. Verso la fine del periodo di lotta biologica effettuiamo contro la mosca bianca un trattamento radicale preventivo con un insetticida sistemico, in modo da salvaguardare quel che resta dei predatori naturali. In seguito, contro la mosca bianca e i tripidi eseguiamo qualche trattamento fogliare preventivo, non però contro il ragnetto rosso che non è più presente perché gradisce un’umidità relativa inferiore al 60%. Ogni giorno giriamo fra le piante per controllarle in continuazione: particolarmente delicato è il viraggio del colore da verde a rosso, un eventuale attacco di tripidi rovinerebbe le foglie e quindi l’intera pianta. Un rischio che non possiamo permetterci».

 

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