L’elettronica organica nella serra high tech

L’elettronica organica nella serra high tech
Una delle piattaforme più avanzate di sperimentazione di nuovi materiali sviluppata nell’ambito del progetto “Laboratorio Tripode”

Sensori per monitorare lo stress delle colture in una serra hi-tech o etichette “intelligenti” per controllare lo stato di conservazione di alimenti deperibili nei supermercati del futuro. Sono alcune delle possibili applicazioni dell’elettronica organica, una delle piattaforme più avanzate di sperimentazione di nuovi materiali, sviluppata presso il Centro Enea di Portici nell’ambito del progetto “Laboratorio Tripode”(Tecnologie e Ricerca per la applicazione dei Polimeri nei Dispositivi Elettronici).

Come segnala Confagricoltura, il Laboratorio nasce come centro di ricerche sul fotovoltaico, ma il know how acquisito in questo campo ha consentito di estendere la ricerca alla tecnologia dei film sottili a base inorganica e organica. La nuova frontiera della elettronica organica utilizza infatti materiali a base di carbonio per realizzare sistemi sottili, leggeri, flessibili che trovano impiego in diverse applicazioni.

L’elettronica organica ha consentito così di sperimentare un innovativo sistema di illuminazione a Led per studiare in una serra high tech il comportamento delle piante in ambienti chiusi e sotto stress.

L’obiettivo in questo caso, come sottolinea Confagricoltura è quello di riuscire a far crescere le piante anche in ambiti particolari, privi di condizioni favorevoli alla crescita, come ad esempio luoghi chiusi o in condizioni estreme, come ad esempio, nelle stazioni spaziali.

I ricercatori stanno studiando, anche con l’utilizzo dell’elettronica organica gli effetti di questo tipo di ambiente sulla crescita e sulle qualità nutrizionali delle piante. La serra hi-tech riesce a ricreare un microcosmo in laboratorio utile per ricerche in numerosi campi della biologia come, la fisiologia, la patologia, l’ecofisiologia, l’ecotossicologia.

Il sistema è dotato di un innovativo sistema di illuminazione a led che consente una coltivazione “di precisione“, in grado, cioè di fornire alle piante luce con lunghezze d’onda selezionate invece dell’intero spettro solare.

Ma non ci sono solo le serre smart: il Laboratorio Tripode si occupa anche di etichette “intelligenti”, dotate cioè di sensori chimici di temperatura e umidità capaci di far capire lo stato di conservazione degli alimenti attraverso una semplice “app” installata sul telefonino.

Queste etichette smart sono “dotate di sensori chimici, di temperatura e di umidità possono essere utilizzate nei supermercati del futuro, ma anche per il monitoraggio di ambienti contaminati, lavorazioni industriali, e in agricoltura”, come ha spiegato in una nota Carla Minarini, responsabile del Laboratorio.

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