Cipollotto Dop

cipollotto
Luigi Maiorano, della ditta Fenny Srl di Pagani (Sa).
Nel corso dell’anno si susseguono trapianti e semine per ottenere il bulbo tutti i mesi dell’anno.

La coltivazione di “cipollotto”, bulbo di cipolla (Allium cepa) non ancora completamente maturo, rappresenta una delle produzioni di “punta” nell’agro nocerino – sarnese fregiandosi anche del riconoscimento Dop; l’areale in questione, che circonda la zona a sud-ovest del Vesuvio, è il più importante d’Europa per la produzione autunno-vernina di questo prodotto.
Produzione per tutto l’anno
«Per ottenere la produzione tutto l’anno – ci riferisce Andrea Battipaglia, orticoltore di Nocera (Sa) che produce circa 1,5 milioni di bulbi ogni anno su circa 3 ettari di superficie –, i produttori devono necessariamente eseguire trapianti e semine. In alcuni periodi dell’anno, infatti, solo con la semina è possibile ottenere la produzione».
Ecotipi locali
Le piante coltivate appartengono ad ecotipi locali selezionati nel corso di migliaia d’anni poiché le origini del cipollotto risalgono ai tempi dei Romani, come testimoniano alcuni dipinti ritrovati a Pompei.
«I diversi ecotipi – aggiunge Battipaglia – appartengono tutti al genere Allium cepa e prendono il nome dal mese in cui il bulbo è pronto ad essere raccolto, quando le foglie appassiscono. Così abbiamo i tipi febbrarese, marzatico, aprilatico, ecc. Va specificato che mentre gli ecotipi più precoci, che cioè completano la maturazione tra febbraio e marzo, sono a “giorno corto” gli altri sono tutti a “giorno lungo” e sono considerati tardivi o intermedi (come quelli che maturano ad aprile)».
Uniformità
Il trapianto rappresenta la scelta ottimale soprattutto per l’uniformità di crescita e per il minor tempo cui è impegnato il terreno. I costi di produzione non si discostano molto tra le due scelte poiché se la semina da un lato consente di risparmiare sull’acquisto delle piantine e l’operazione di trapianto dall’altro necessita di un maggior impegno di manodopera sia nella fase di diradamento delle piantine nate dal seme sia in quella di selezione dei bulbi raccolti.
Questi ultimi, a differenza di quelli provenienti da coltivazioni trapiantate, si presentano disomogenei e vanno ripartiti in diverse categorie, compreso lo scarto.
«Tuttavia, specifica l’orticoltore, per ottenere la produzione in alcuni periodi dell’anno è necessario procedere con la semina. Questo è vero per le produzioni precoci, cioè quelle effettuate con gli ecotipi febbrarese, marzatico e aprilatico. Infatti, le produzioni che si ottengono tra ottobre e dicembre provengono dalle semine effettuate con questi ecotipi nel mese di agosto».
Precoce o tardivo
Nell’agro nocerino – sarnese si ritrovano zone “vocate” alle produzioni precoci, perché ben ventilate, ed altre in cui si ottengono quelle tardive.
«Per le produzioni estive, quelle di agosto - settembre, non esistono ecotipi specifici, tuttavia gli orticoltori, adattando alcuni ecotipi e procedendo con la semina, riescono ad ottenere il cipollotto anche in questo periodo».
La semina o il trapianto si effettua a fila continua su bine larghe 60 o 120 cm, distanziate 70 cm, mentre sulla bina le file si dispongono ad una distanza di 20 cm; quando si effettua la semina si procede al diradamento delle piantine seminate a spaglio o con la seminatrice, lasciando una distanza di 5-6 cm tra una pianta e l’altra sulla fila. In questo modo si ottengono densità che vanno dalle 40-50.000 piante/ha nel caso dei trapianti alle 55-65.000 piante/ha con la semina.
Interventi durante il ciclo
«Nel corso del ciclo colturale si effettuano sia interventi di fertirrigazione sia di difesa da tripidi, nottue e pythium. Nel caso di impianti realizzati con la semina è necessario sia praticare degli interventi di fertirrigazione in più sia un maggior numero di interventi per la difesa». La produzione di “cipollotto” è indirizzata sui mercati interni e all’estero.
«In Italia – ci riferisce Luigi Maiorano, titolare della ditta Fenny Srl di Pagani (Sa), che commercializza circa 600 tonnellate di “cipollotto” all’anno – i maggiori consumatori sono le regioni del nord, mentre in Europa il prodotto campano è indirizzato, soprattutto nel periodo invernale, in Germania, Francia e Paesi dell’est Europa».

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