Difesa del pomodoro, nuove tendenze

pomodoro
Fenomeno del “blotchy ripening” su pomodoro.
Cambiano le regole e le tecniche si evolvono, sfruttando gli effetti dell’integrazione di tutti i mezzi disponibili

Il pomodoro è certamente la solanacea più importante sia dal punto di vista economico sia per le superfici investite nel nostro Paese e la produzione in ambiente protetto è fortemente limitata da attacchi da parte di patogeni fungini, virus e agenti di danno.
Delle problematiche di difesa di questa importante specie ci ha parlato Ernesto Lahoz dell’unità di Ricerca di cerealicoltura e colture industriali Laboratorio di Caserta.
«Negli ultimi anni è cambiato il quadro entro il quale si devono muovere gli agricoltori per cui l’approccio fitosanitario che prevede ad ogni patogeno debba necessariamente corrispondere un fitofarmaco deve essere il metodo da usare solo in condizioni di emergenza (nuovo patogeno, particolari condizioni ambientali)».
Il pomodoro è coltivato in aziende e sistemi colturali molto specializzati.
«La specializzazione – aggiunge il ricercatore – ha reso le aziende sempre più dipendenti da input esterni come concimi, agrofarmaci, combustibili fossili. Gli ambienti in cui è stato applicato questo modello negli ultimi 50 anni hanno perso in biodiversità, fertilità e sono meno resilienti ai cambiamenti climatici che si stanno verificando nel nuovo millennio. Anche la competitività all’interno del mercato agricolo e le risposte alla globalizzazione condizionano le scelte. Inoltre il nuovo quadro normativo sta tentando di cambiare l’approccio alla difesa nella direzione della sostenibilità e mi riferisco a grandi linee alla Direttiva 2009/128/CE che riguarda la difesa Integrata e principalmente all’attuazione del Piano di Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei fitofarmaci (D. Lgs. 150 del 14 agosto 2012)».
La ricerca
Tutto ciò ha influenzato anche la ricerca in questo settore che è passata dalla semplice ricerca di soluzioni, anche se più sostenibili a singoli problemi, al concetto che prevede che la sostenibilità debba enfatizzare soluzioni di lungo termine minimizzando o eliminando il rischio per gli operatori, l’ambiente e i consumatori.
«Le discipline scientifiche devono lavorare nel loro insieme per far nascere un nuovo sistema colturale che complessivamente sarà sostenibile. In quest’ottica la difesa non deve essere curativa o preventiva, attributi che si applicano ai fitofarmaci, ma semplicemente sostenibile e principalmente integrata».
È chiaro che nel panorama della coltivazione del pomodoro, secondo le dimensioni e le capacità imprenditoriali, troveremo tutto un range di situazioni che vanno dall’applicazione a calendario dei presidi fitosanitari (in realtà non applicabile) a imprenditori che hanno già fatto o stanno facendo un cammino verso la sostenibilità, partendo dal buon utilizzo del suolo (pacciamature biodegradabili, uso di fertilizzanti organici e sovesci), dall’alternanza di principi attivi usati in maniera guidata e laddove è possibile si cerca di integrare la difesa attraverso l’uso di agenti di biocontrollo.
«In definitiva – specifica Lahoz –, parlare di singoli principi attivi o di singoli approcci può andar bene in situazioni di emergenza, ma le coltivazioni del futuro devono accrescere l’efficienza e la biodiversità dell’agroecosistema con alti tassi di chiusura dei cicli di materia (elementi nutritivi, sostanza organica, etc...); disporre di cultivar idonee alla risposta ai cambiamenti climatici ed emergenze fitopatologiche; ridurre l’impiego di input esterni al sistema (petrolio, azoto di sintesi, diserbanti, fitofarmaci etc.…); essere resiliente ed efficiente nell’uso delle risorse locali (acqua…suolo...) tenendo presente che l’attività agricola deve sempre garantire una produttività remunerativa».
Sistemi complessi
L’agricoltura e le soluzioni ai problemi fitosanitari devono essere analizzati come sistemi complessi alla stessa stregua di una qualsiasi impresa industriale che ha a disposizione conoscenze e soluzioni che vanno di volta in volta analizzati sia in fase di partenza della coltura sia allorché si presentano situazioni critiche.
«La diffusione dell’assistenza tecnica di alto livello, direi finalmente, fa la differenza sui risultati ed è il metodo di difesa più efficace. Poi vi sono alcuni casi a se stanti quali i fitovirus, la cui difesa si basa essenzialmente su principi base quali il contenimento dei vettori e su metodi di lotta preventivi (eliminazione dei residui colturali, uso di varietà resistenti, distruzione delle piante infette) associati alla diagnostica rapida (kit diagnostici utilizzabili in campo, sonde fredde per diagnosi massale). Misure agronomiche quali il contenimento dello sviluppo delle malerbe le quali fungono da “serbatoio” per insetti vettori e da ospiti secondari per molti virus polifagi».
I residui
Altro aspetto di una certa problematicità è la richiesta della Gdo di avere frutti con un numero ridotto di residui di fitofarmaci.
«Quest’obiettivo – spiega il nostro interlocutore – può essere ottenuto sia seguendo le prescrizioni sull’uso sostenibile dei fitofarmaci, ma anche ripetendo le applicazioni di solo poche molecole che porta poi all’insorgenza di resistenza e alla conseguente perdita di molecole utili per il contenimento dei patogeni, spesso proprio i più dannosi. Sarebbe opportuno aprire un tavolo di discussione con i grossi gruppi della distribuzione aprendo nuove prospettive per evitare le scorciatoie per aderire a condizioni di coltivazione talvolta tecnicamente impossibili».
Difesa biologica
Intanto, si tenta anche la strada della difesa biologica.
«I patogeni terricoli e le batteriosi, oggi possono essere contenuti con l’uso di molti prodotti già registrati a base di funghi, batteri, sostanze naturali, nuove formulazioni di rame (utilizzabili ancora in agricoltura biologica) e induttori di resistenza, questi ultimi stanno ricevendo una forte attenzione da parte della ricerca soprattutto privata. Direi che proprio nel settore dei prodotti biologici vi è stato ed è attivo il vero cambiamento; ormai da 10 anni a questa parte le multinazionali del fitofarmaco stanno acquisizione aziende che sperimentano e producono prodotti naturali o agenti di biocontrollo, tanto che finalmente si possa dire che le grosse compagnie si sono anch’esse trasformate da spettatori scettici a giocatori in campo nella partita della sostenibilità».

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