Elettrico è bello

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Raccoglitrice in serra.
Tre raccoglitrici già sul mercato offrono vantaggi ambientali di indubbio valore: niente rumore e niente gas di scarico. Finanziabili dai Psr.

Il lavoro in serra è da sempre soggetto a regole proprie, che in buona parte differiscono da quelle, più generali, valide in agricoltura e nella stessa orticoltura. Una di queste regole dice, molto chiaramente, che che tutto quel che una macchina scarica nell'ambiente, in una serra, resta lì, perché in uno spazio chiuso il ricambio d'aria è molto più lento e difficoltoso. Caratteristica che in certe occasioni (vedi i trattamenti) può avere anche ripercussioni positive, ma che più spesso rappresenta un problema. Chi ci legge sa meglio di noi quando possa essere fastidioso lavorare un giorno intero in un ambiente che odora di scarico. Fastidioso e, anche, dannoso per la salute. Senza contare che i fumi degli scarichi, puliti finché si vuole ma pur sempre tossici, si depositano in parte anche sul prodotto. Le grandi catene, che cercano in ogni modo di rassicurare i consumatori, questo lo sanno bene. E lo fanno notare, a volte in modo anche pressante. Da qualche anno, tuttavia, esiste una soluzione, perlomeno in fase di raccolta. Parliamo ovviamente delle raccoglitrici elettriche, novità ormai non più recentissima ma per molti addetti ai lavori ancora semi-sconosciuta. Per questo motivo abbiamo deciso di dedicare qualche pagina all'analisi di queste macchine e, soprattutto, valutarne pro e contro rispetto alle raccoglitrici tradizionali.

Tre sul mercato

Al momento attuale chi volesse acquistare una raccoglitrice elettrica per insalate ha tre possibilità. Al Sud, in provincia di Salerno, opera la Durso, ditta che con la Ell-E ha vinto anche un premio Eima. La seconda a produrre un modello elettrico – e finora, a quanto sembra, anche la ditta che ha investito di più nel progetto, è stata la padovana Hortech, con la sua Slide Eco. Che, ci dicono dall'ufficio commerciale Hortech, sta ottenendo un buon successo, soprattutto nel bacino campano. Sempre dal Veneto, ma dal Veneziano, arriva poi la 8400 Electro della Ortomec. Resta fuori, al momento, uno solo dei grandi costruttori di macchine per la quarta gamma: De Pietri di Reggio Emilia. Ma la sua assenza dal settore è destinata a durare ancora pochi mesi, dal momento che un prototipo di raccoglitrice elettrica è in fase di realizzazione presso gli stabilimenti di Vezzano sul Crostolo. In altre parole, è assai probabile che per l'Internationale Grüne Woche di Berlino (gennaio 2016) tutti i principali costruttori avranno a listino almeno una macchina elettrica.

Principi di funzionamento

Se parliamo di raccolta, trasporto e trattamento del prodotto, le differenze tra una raccoglitrice elettrica e una con motore a scoppio (endotermico) sono davvero minime se non inesistenti. Identica la barra di taglio, identico o quasi il tappeto di trasporto e identico, a parte qualche differenza nei volumi, il piano di lavoro e stoccaggio delle cassette.

Cambia invece tutto, ovviamente, se si guarda sotto al cofano, dove non troviamo il consueto motore endotermico con radiatori, albero di trasmissione e ingranaggi, bensì un motore elettrico da 25-30 kW che alimenta la trasmissione. Per quasi tutti i modelli in commercio, inoltre, anche gli altri movimenti (dalla rotazione della lama di taglio alla regolazione dell'altezza della testata, senza ovviamente dimenticare il trasporto del prodotto) sono effettuati grazie ad attuatori elettrici, che si alimentano da due o più pacchi di batterie collocati sotto alla pedana di lavoro. Autonomia della macchina, tempi di ricarica e potenza sviluppata dipendono ovviamente dai vari modelli e possono variare anche in maniera considerevole. Diciamo che, in linea di massima, una carica completa si effettua in un intervallo che va dalle tre alle cinque ore e dovrebbe assicurare autonomia per almeno mezza giornata di lavoro, anche se le performance migliori vantano una quindicina di ore di attività senza ri-allacciarsi alla rete elettrica. Perché per rifornirsi, ovviamente, queste macchine non hanno bisogno di un distributore né di una tanica, ma di una presa di corrente. E questo, in realtà, potrebbe essere uno dei pochissimi punti deboli delle raccoglitrici elettriche.

Niente rumore, niente gas

Cominciamo però con l'elencare i pregi del sistema. Il primo e più evidente, non appena si ha l'occasione di trovarsi sotto serra in compagnia di una di queste macchine, è l'assoluta silenziosità delle medesime, al punto che, quando la raccoglitrice ci passa a pochi centimetri, l'unico suono nettamente avvertibile è quello della lama che taglia l'insalata e del tappeto che la trasporta. Quale beneficio possa essere per le orecchie di chi lavora otto ore al giorno in questo ambiente è intuibile soltanto da chi abbia fatto questo tipo di esperienza.

Secondo aspetto fondamentale (che a ben vedere sarebbe però il primo, in ordine di priorità) è l'eliminazione di qualsiasi tipo di scarico dall'area di lavoro. In una serra dove opera una raccoglitrice elettrica si respira soltanto aria pulita e questo, chiaramente, è fondamentale. Anche per le piante: sulle foglie non si depositano polveri sottili, ossidi di azoto o simili. Che, per la verità, sono a un livello infimo anche sul prodotto raccolto con macchine endotermiche, ma si sa che il consumatore è molto attento alle questioni di sicurezza e in grandi trasformatori, di conseguenza, lo sono altrettanto. Ecco quindi che l'impiego di macchine a energia elettrica è quasi obbligato per lavorare con certi gruppi e caldamente raccomandato in linea generale.

Una macchina totalmente elettrica (come la Slide Eco di Hortech e la nuova Fr 38 Eco di De Pietri, per esempio) elimina anche un altro tipo di inquinamento, meno evidente ma proprio per questo più subdolo: quello idraulico. Cancellando completamente l'idraulica, questi attrezzi non rischiano infatti di rilasciare olio minerale in seguito a perdita di una tubatura o all'innesto e disinnesto delle medesime e sono dunque totalmente ecologici anche da questo punto di vista.

Infine, non va trascurato l'aspetto economico. Una ricarica di energia elettrica costa decisamente meno di un pieno di gasolio, al momento attuale, e permette di fare bene o male lo stesso lavoro. Inoltre non possiamo trascurare il fatto che l'acquisto di macchine non inquinanti è finanziato (talvolta in modo molto cospicuo) da tutti i Psr regionali o quasi. Al punto che l'orticoltore che decida di convertirsi all'elettrico potrebbe vedersi pagato quasi un terzo del suo investimento da mano pubblica. E anche questo,

Esiste anche il rovescio della medaglia, sul piano economico: le macchine elettriche si mantengono con meno e godono di importanti finanziamenti pubblici, ma devono fare i conti con le batterie. La cui durata non è infinita e il cui costo è indubbiamente importante. Sulla durata non si sa nulla di certo: alcuni ipotizzano 1.500 ricariche (se ben fatte), ma a seconda di tipo e modello, è prevedibile un tempo di vita tra i tre e i cinque anni, periodo nel quale, in teoria, anche la raccoglitrice stessa arriva a fine carriera. Anche se così non dovesse essere, il costo di un nuovo set di accumulatori renderebbe comunque conveniente cambiare l'intera macchina.

Autonomia

L'autonomia di ricarica è un altro elemento critico: le macchine migliori superano abbondantemente le 10 ore, ma se si commette qualche errore di progettazione, il valore cala drasticamente e si è costretti a ricaricare prima di aver finito la giornata. Il che pone un altro problema: dove ricaricarsi? Le moderne serre, soprattutto se dotate di uffici e magari impianti di confezionamento, dispongono di prese elettriche a profusione, ma le strutture più datate, o più lontane dal centro aziendale, possono esserne sprovviste. Per "fare il pieno" occorre quindi tornare al deposito o addirittura in azienda. Il che comporta perdita di tempo e anche un rischio, se la distanza da percorrere è molta: quello di restare a piedi ed essere costretti a procurarsi un generatore per ripartire. Eventualità, questa, resa assai meno probabile dalla tecnologia, che prevede un allarme quando le pile vanno in riserva con, in qualche caso, interruzione di tutte le funzioni a eccezione della traslazione, indispensabile per andare a caricarsi.

Infine, ultimo elemento da considerare è il costo, che a parità di prestazioni supera di circa il 10% quello di una raccoglitrice tradizionale. Un divario, questo, più che colmato dai Psr, per chi riesce a ottenere il punteggio necessario a farsi finanziare.

Nel complesso, le nuove raccoglitrici hanno parecchie frecce al loro arco e anche qualche handicap; probabilmente quegli stessi che ne hanno, finora, parzialmente limitato la diffusione. Ma una volta risolti i medesimi, e soprattutto superata la naturale diffidenza degli agricoltori verso tutto ciò che è nuovo nonché privo di motore a scoppio, l'alimentazione elettrica prenderà inevitabilmente il sopravvento, andando a sostituire quasi completamente quella fossile. Perlomeno sotto gli archi di una serra.

 

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