Ofralser, le ortive da foglia ad alto contenuto di servizio

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Ricerca: dalla coltivazione delle multileaf al miglioramento delle caratteristiche nutrizionali

Ottimizzazione della tecnica colturale per la produzione di lattughe multileaf, coltivazione della ruchetta violacea con rese simili a quelle della ruchetta selvatica e della rucola coltivata, arricchimento di specie ortive da foglia con elementi utili alla salute umana. Sono i risultati di prove sperimentali condotte su ortive da destinare alla IV gamma nell’ambito del progetto Ofralser (prodotti ortofrutticoli ad alto contenuto in servizio: tecnologie per la qualità e nuovi prodotti), finanziato dal Miur (programma Pon “Ricerca e Competitività 2007-2013”) e realizzato da 12 partner fra cui l’Università di Foggia, la capofila, e l’Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Cnr di Bari.

«Il progetto - spiega Francesco Serio, ricercatore dell’Ispa-Cnr - ha innanzitutto ottimizzato la tecnica colturale per produrre lattughe multileaf, a cespo compatto, con unico punto di inserzione delle foglie tale da consentirne la separazione con un solo taglio. Abbiamo coltivato queste lattughe in pieno campo nei terreni argillosi pugliesi, con semina a elevate densità, e in serra fuori suolo. L’utilizzo di una consistente frazione di azoto ammoniacale nella soluzione nutritiva delle piante senza suolo ha permesso di migliorare la consistenza e la colorazione del cespo e ha agito positivamente sulla riduzione del contenuto di nitrati della porzione edule».

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Eruca sativa.
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Diplotaxis tenuifolia.
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Diplotaxis erucoides.

 

Tre specie di rucola. Una, la ruchetta violacea (Diplotaxis erucoides), spontanea edule ma non ancora coltivata; due, la ruchetta selvatica (D. tenuifolia) e poi la rucola coltivata (Eruca sativa), comunemente coltivate e commercializzate come ortaggi da foglia di I e IV gamma, sono state allevate in ambiente protetto confrontando, nello stesso sito e ciclo colturale, la coltivazione su terreno e quella fuori suolo in vaso utilizzando la tecnica della subirrigazione a flusso e riflusso.

«Abbiamo verificato – osserva Serio – che è possibile coltivare la ruchetta violacea con rese produttive simili a quelle delle altre due specie. La produzione di D. erucoides è risultata solo leggermente inferiore a quella di D. tenuifolia. Per tutte le tre specie la coltivazione fuori suolo ha dato produzioni leggermente inferiori rispetto a quella su terreno, ma ha fornito un prodotto di migliore qualità, caratterizzato da un contenuto di sostanza secca più alto e di nitrati notevolmente più basso. La ruchetta violacea, rispetto alle due specie coltivate, richiede interventi di selezione e miglioramento genetico, soprattutto per migliorare la germinabilità e l’energia germinativa dei semi caratterizzati da dimensioni ridotte rispetto a quelle dei semi di D. tenuifolia e, ancora di più, di E. sativa, e ridurre l’incidenza del fenomeno della pre-fioritura, favorita da stress idrici o termici, come temperature elevate frequenti in serra in primavera».

Il progetto ha infine valutato la possibilità di arricchire ortive da foglia con elementi utili alla salute umana, per migliorarne le caratteristiche organolettiche e nutrizionali. «L’obiettivo era la biofortificazione in silicio delle parti eduli di basilico, portulaca, cicoria, bietola e due cultivar di Brassica rapa, Tatsoi e Mizuna. Abbiamo adottato il sistema dei pannelli galleggianti (floating system), utilizzando una soluzione nutritiva completa di macro e micronutrienti, ai quali abbiamo aggiunto silicio da metasilicato di potassio. Nelle diverse specie esaminate abbiamo riscontrato un accumulo significativo di silicio in relazione alla dose somministrata».

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