L'Italia anticipa al 2010 il decoupling totale

Pomodoro da industria

Sul pomodoro da industria l’Italia accelera con la riforma della Politica agricola comune, anticipando l’applicazione del disaccoppiamento totale degli aiuti al 2010. Questo l’orientamento emerso a seguito della richiesta avanzata al Mipaaf dalle organizzazioni agricole.

Sul pomodoro da industria l’Italia accelera con la riforma della Politica agricola comune, anticipando l’applicazione del disaccoppiamento totale degli aiuti al 2010. Questo l’orientamento emerso a seguito della richiesta avanzata al Mipaaf dalle organizzazioni agricole.

Con la riforma dell’Organizzazione comune di mercato dell’ortofrutta, scattata nel 2008, il nostro Paese aveva scelto di applicare, in via transitoria per tre anni, un regime di aiuti parzialmente accoppiati: metà legati ai quantitativi effettivamente prodotti, il restante 50% destinato ai produttori storici in base a quanto seminato tra il 2004 e il 2006. Un’opzione concessa dall’Unione europea e condivisa dall’industria e dagli agricoltori, a eccezione della Coldiretti, che fin dall’inizio aveva sostenuto l’opportunità di passare direttamente dal vecchio al nuovo sistema, ritenendolo più in linea con le reali esigenze del mercato. Una soluzione che però ora, al secondo anno della fase transitoria, anche Confagricoltura e Cia hanno deciso di voler anticipare al 2010.

Confagri puntualizza che due anni fa – nel luglio 2007 – aderì al «manifesto» di filiera (11 sigle di rappresentanza, esclusa appunto la Coldiretti) facendo una scelta di mediazione: appoggiando cioè le richieste delle altre associazioni per evitare ritardi nell’applicazione della riforma Ue. Mentre la Cia spiega che la base dei propri associati, in particolare dell’Emilia Romagna, ora ritiene più conveniente accelerare il cambiamento per evitare squilibri di mercato.

La nuova opzione scelta dell’Italia, che dovrà essere ufficializzata alla Commissione Ue entro il primo agosto, ha provocato una dura reazione da parte dell’industria di trasformazione. Per il metodo, visto che – insieme ai sindacati di categoria – non è stata interpellata. Ma anche per una questione di merito. L’ipotesi di disaccoppiamento anticipato – osservano in una lettera congiunta le due associazioni, Aiipa e Anicav, ai ministri delle Politiche agricole, Luca Zaia, e dello Sviluppo economico, Claudio Scajola – rischierebbe di tradursi in un ulteriore aumento del prezzo del pomodoro, stimato intorno al 20%, che inevitabilmente andrebbe a scaricarsi sui costi di produzione e sui prezzi al consumo. Senza contare, denunciano gli industriali, che la decisione italiana favorirebbe i principali competitor europei, Spagna e Portogallo – che protrarranno il regime transitorio, rispettivamente, fino al 2010 e al 2011 – con grave danno per tutta la filiera.

Il plafond finanziario per il pomodoro da industria in Italia vale circa 185 milioni di euro, pari a 2.500 euro per ettaro di superficie coltivata.
 

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