Fari puntati su programmazione produttiva e nuovi parametri di qualità

Pomodoro, intesa di filiera a rilento

Rappresentanti dei produttori e dell’industria di trasformazione cercano un accordo per il Nord Italia

Prove tecniche di accordo per il pomodoro da industria. A ridosso ormai dei trapianti in campo, e in ritardo rispetto all’anno scorso quando l’intesa fu raggiunta già prima di Natale, i rappresentanti delle Organizzazioni dei produttori (Op) e dell’industria di trasformazione nei giorni scorsi si sono nuovamente incontrati a Parma per fare il punto sulla trattativa, in vista di un possibile accordo per la campagna 2012 nell’area Nord Italia.
Una trattativa particolarmente difficile, quest’anno, per motivi diversi. Due aziende di trasformazione – la piacentina Steriltom ed Emiliana Conserve, con sede a Busseto (Parma) – hanno deciso di uscire dall’Aiipa (l’associazione che rappresenta le imprese conserviere del Centro-Nord) per confluire nella Confapi (piccole e medie imprese). E questa spaccatura ha rallentato le trattative perché Aiipa, a quel punto, ha chiesto di voler spostare il confronto su due tavoli diversi.
A questo si aggiungono oggettive difficoltà di mercato. I prezzi dei derivati di pomodoro stanno calando a livello internazionale.
Il concentrato, al quale anche l’Italia deve fare ampio ricorso dall’estero – in buona parte per lavorarlo e riesportarlo – vale attualmente tra i 680 e i 700 euro a tonnellata, a fronte dei 730-740 euro di un anno fa. Ma i costi di produzione sono superiori, attorno agli 800 euro a tonnellata.
Le parti stanno cercando di definire una cornice dentro la quale fissare un tetto produttivo, tale da scongiurare eccedenze, un prezzo di riferimento che dovrà tenere conto delle mutate condizioni di mercato e dell’assestamento del quadro normativo, dopo che l’anno scorso il sistema aveva inaugurato il nuovo meccanismo di aiuti completamente disaccoppiati dai quantitativi consegnati e agganciato alle superfici investite. Alla luce di queste premesse, l’ipotesi più plausibile è che comunque le superfici diminuiranno (si parla di un 20-25% in meno) e che il prezzo di riferimento fissato l’anno scorso – 88 euro a tonnellata – sarà rivisto al ribasso.
Ma quest’anno al fattore prezzo si innesta anche la variabile dei tempi di pagamento. Che se finora le parti avevano concordato a 60 giorni dalla consegna della merce, adesso con il decreto liberalizzazioni potrebbero essere tenuti a ridurli a 30. Il provvedimento, attualmente all’esame del parlamento per la conversione in legge, all’articolo 62 prevede infatti la definizione di regole più trasparenti nelle transazioni commerciali dei prodotti agricoli. Tra queste, la fissazione appunto a 30 giorni per il pagamento di prodotti deperibili, come il pomodoro, e a 60 per altri prodotti non deperibili. Da qui l’attesa per l’esito di questa nuova norma che potrebbe imporre la revisione in corsa delle regole dell’accordo.
Al tavolo della trattativa un ruolo importante assume anche la revisione dei capitolati sulla qualità della materia prima.
L’industria, non soddisfatta dei parametri medi emersi nella campagna 2011, chiede di poter imprimere un giro di vite su alcuni elementi come la presenza di corpi estranei e la schiacciatura, che farebbero aumentare gli scarti, e sull’introduzione di un nuovo parametro come il colore del pomodoro.

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