Posidonia, una risorsa

Il progetto P.r.i.m.e. realizzato dall’Ispa-Cnr di Bari ha dimostrato che i residui della pianta marina possono diventare, previo compostaggio, un substrato eccellente per le coltivazioni senza suolo

I residui di posidonia spiaggiati, che comunemente vengono considerati un rifiuto da inviare in discarica, possono essere valorizzati in risorsa utilizzabile, previo compostaggio, o come substrato nelle coltivazioni senza suolo o come ammendante nei terreni agricoli. È la conclusione operativa alla quale è pervenuto il progetto “Posidonia residues integrated management for eco-sustainability” P.r.i.m.e., dichiara Angelo Parente, ricercatore dell’Ispa-Cnr di Bari.

«Nel periodo autunno-invernale la vegetazione della posidonia si rinnova e parte delle foglie senescenti vengono trasportate, dalle praterie che si estendono sul fondale marino, alle spiagge limitrofe per azione delle correnti. Tali residui svolgono importanti funzioni ecologiche sulla costa: grazie all’intrappolamento di sabbia al loro interno, riducono gli effetti dell’erosione costiera lungo i tratti di spiaggia sabbiosa e concorrono alla formazione del sistema dunale costiero. I residui rappresentano inoltre un’importante fonte di carbonio e nutrienti anche per le piante: infatti dove si verificano accumuli permanenti si sviluppa, dopo alcuni anni, una flora di nuova costituzione. Nonostante il ruolo ecologico svolto, gli accumuli dei residui spiaggiati di posidonia di una certa entità rappresentano un problema sia in prossimità di centri abitati sia lungo litorali a vocazione turistica, in corrispondenza di impianti balneari, poiché spesso provocano cattivi odori in seguito all’innescarsi di fenomeni di putrefazione e possono dare origine a problemi igienico-sanitari e persino favorire lo sviluppo di incendi».

Per fronteggiare tale problema il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha emanato nel 2006 la Circolare n. 8123, avente come oggetto la “Gestione della posidonia spiaggiata”.

«La Circolare propone tre strategie di intervento sugli accumuli di biomasse spiaggiate, da adottare di volta in volta in relazione alla specificità dei luoghi e alle specifiche situazioni socio-economiche: il mantenimento in loco per il ruolo ecologico-ambientale che rivestono, attuata dove non entri in conflitto con le esigenze di balneazione e fruizione delle spiagge o in siti costieri dove il fenomeno erosivo sia particolarmente accentuato; lo spostamento degli accumuli in zone appartate della stessa spiaggia, su spiagge poco accessibili o non frequentate o particolarmente esposte all’erosione; la rimozione permanente degli accumuli e il trasferimento in discarica come rifiuti urbani. Ai fini, invece, del riutilizzo della posidonia spiaggiata ha suscitato notevole interesse la possibilità di impiego come matrice compostabile. In particolare il Dl 29 aprile 2010 n. 75 “Riordino e revisione della disciplina in materia di fertilizzanti” ha abrogato di fatto il precedente divieto di utilizzare la posidonia spiaggiata come matrice compostabile e ne ha consentito l’utilizzo, previa separazione della frazione organica dall’eventuale presenza di sabbia, in proporzioni non superiori al 20% in peso. Poi la Regione Puglia, nel nuovo Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani, adottato a luglio 2013, ha evidenziato come, nel caso in cui sia necessario effettuare la rimozione permanente della posidonia spiaggiata, è prioritario effettuarne il recupero in impianti di compostaggio, e solo in assenza di tale possibilità effettuarne il trasferimento in discarica».

L’interesse suscitato negli ultimi anni dalla possibilità di utilizzare i residui di posidonia come materiale di partenza per il compostaggio, informa Parente, ha favorito una rilevante attività di ricerca sull’utilizzazione agronomica del compost a base di posidonia.

«La più diffusa utilizzazione del compost in agricoltura è come ammendante del terreno, distribuito su tutta la superficie e quindi interrato, per ripristinare il contenuto di sostanza organica spesso carente. Tuttavia, nel corso del progetto P.r.i.m.e. e in precedenti attività di ricerca condotte dall’Ispa-Cnr e da altri soggetti è stata studiata la possibilità di utilizzare i residui di posidonia come matrice per la costituzione di substrati di coltivazione senza suolo. Abbiamo provato a inserire la posidonia prima in una miscela con componenti verdi, cioè foglie, fusti e residui legnosi, scelti in maniera opportuna, ottenendo un ammendante compostato verde, tipologia di compost che è la migliore sotto il profilo qualitativo, anche se è quello prodotto in minore quantità. Poi abbiamo realizzato altre miscele con posidonia, materiale vegetale verde, Forsu (la Frazione organica del rifiuto solido urbano, materiale ottenuto dalla raccolta differenziata dell’organico) e/o fanghi da depurazione civile, ottenendo diverse tipologie di compost, tutti rientranti negli ammendanti compostati misti».

La caratterizzazione di tali compost ha verificato che rispettano in pieno i requisiti chimici, fisici e microbiologici di legge, dimostrando che la posidonia può, recuperata e compostata insieme con altre matrici complementari, contribuire a ottenere un compost di buona qualità, utilizzabile come substrato di coltivazione rinnovabile in sostituzione parziale o totale della torba, materiale invece non rinnovabile e abbastanza costoso.

«Presso l’azienda sperimentale “La Noria” dell’Ispa-Cnr a Mola di Bari abbiamo testato i compost a base di posidonia per la coltivazione senza suolo di diverse ortive. Per la produzione di pomodoro ciliegino abbiamo utilizzato un ammendante compostato verde a base di posidonia, in purezza o miscelato al 50% in volume con perlite, ponendolo a confronto con la perlite, substrato tipicamente utilizzato nelle coltivazioni senza suolo. Il ricorso al compost ha migliorato la produzione: le piante di pomodoro coltivate su compost di posidonia hanno prodotto in misura uguale a quelle coltivate sul miscuglio con perlite e di più di quelle coltivate sul testimone costituito da sola perlite. Il profilo di qualità dei frutti ottenuti con i diversi substrati è stato sovrapponibile».

I compost a base di posidonia, aggiunge Parente, sono stati provati come substrati di coltivazione per diversi altri ortaggi in serra.

«L’ammendante compostato verde e gli ammendanti compostati misti ottenuti con residui di posidonia li abbiamo utilizzati come substrati senza suolo, in purezza o miscelati al 50% in volume con torba, e confrontati con un substrato commerciale a base di torba in prove di coltivazione di fagiolino, basilico e rucola in serra. La produzione delle piante è stata uguale al controllo con torba per tutti i substrati in cui erano presenti i compost nella percentuale del 50%, con una produzione media di 550 g/pianta. Pertanto è possibile ridurre l’impiego di torba, con vantaggi economici, per i costi elevati di questo materiale che l’Italia importa, e ambientali, per la non rinnovabilità della torba e la possibilità di riutilizzare e valorizzare biomasse organiche disponibili localmente. Peraltro i valori di concentrazione di tutti i metalli pesanti si è rivelata in tutti i trattamenti a confronto ampiamente sotto i limiti di legge».

Il compost a base di posidonia è stato testato come sostituto della torba in diverse prove di produzione di piantine orticole destinate al trapianto. «In prove vivaistiche su lattuga, prezzemolo, pomodoro e peperone l’aggiunta di dosi crescenti di ammendante compostato verde a base di residui di posidonia ha comportato una crescita delle piantine, sia della parte aerea sia di quella radicale, proporzionale alla percentuale di compost presente nel substrato».

Per poter essere utilizzati come substrati di coltivazione nelle coltivazioni senza suolo, i compost, sostiene Parente, «devono garantire precise caratteristiche: pH prossimo alla neutralità (7); conducibilità elettrica (EC) non molto elevata: inferiore a 3 mS/cm; buona capacità di assorbire e trattenere acqua, altrimenti la soluzione nutritiva rischia di drenare eccessivamente, benché tale rischio sia controllabile attraverso l’attenta gestione dei turni irrigui; buona porosità e capacità per l’aria: senza adeguati scambi gassosi le radici possono andare incontro ad asfissia nel senza suolo, dove si opera in vaso o contenitore con turni irrigui molto frequenti; assenza di fenomeni di fitotossicità. Tutti requisiti che i compost a base di posidonia da noi ottenuti hanno mostrato in pieno, grazie a un buon processo di compostaggio che li ha correttamente maturati stabilizzando la sostanza organica. In più questi compost vantano anche una discreta dotazione di elementi nutritivi utilizzabili dalle piante coltivate».

 

 

 

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