Cocomero bolognese, specializzazione e programmazione

    cocomero
    Coltivazione in pieno campo di cocomero bolognese.
    In un mercato sempre più esigente, quello che serve è continuità, qualità e conservabilità. L’esperienza trentennale di Bussolari Valter

    La pianura bolognese è un territorio dove è si è sviluppata nel tempo la produzione di cocomero e  melone che trova nei terreni argillosi il suo substrato migliore per ottenere prodotti di alto valore qualitativo.

    Nel corso del tempo hanno sviluppato tecniche e saggiato materiali alla ricerca della soluzione migliore per produrre qualità, quantità e far tornare i conti aziendali.

    Bussolari Valter è il titolare di un'azienda specializzata nella produzione di cocomero e melone dal 1988; nel 2017 sono presenti in azienda 70 serre da 500 m2 e 6 ha di coltura in pieno campo.

    «Quest'anno – inizia Valter – in serra abbiamo destinato 4500 m² al cocomero e 30000 m² al melone. In passato producevamo più cocomero, ma col tempo per esigenze di gestione aziendale abbiamo privilegiato il melone».

    La coltivazione impegna l'azienda dall'inizio di marzo fino alla fine dell'estate.

    «Abbiamo iniziato i trapianti in serra il 10 marzo per proseguire poi con un programma che ha previsto trapianti cadenzati ogni 10-15 giorni e che termineranno a giugno e luglio per i secondi cicli. Le prime raccolte sono cominciate a fine maggio e proseguiremo fino a fine estate per terminare con i secondi cicli che prevediamo di cominciare a raccogliere da metà agosto in poi. In pieno campo le raccolte inizieranno probabilmente alla metà di giugno, ma in questo caso molto dipende dall'andamento stagionale».

    La preparazione

    La preparazione dei cicli colturali del 2017 è iniziata al termine della stagione 2016.

    «Le serre sono fisse – spiega Valter – e al termine del ciclo colturale per preparare la successiva annata facciamo una concimazione organica, distribuendo in ogni serra 50 q di letame che poi interriamo passando prima con un erpice e successivamente con una rotofresa a rotazione inversa tipo interrasassi. In questo modo incorporiamo la sostanza organica nel terreno».

    I tunnel così preparati passano l'inverno chiusi e sono pronti a fine inverno per i primi trapianti.

     

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