Melone biologico coltivato in tunnellino

I risultati ottenuti dal melone biologico sono stati buoni sia in termini produttivi sia nella soddisfazione dei clienti
La scelta del tessuto non tessuto e i vantaggi nell’uso degli organismi utili. L’esperienza dell’azienda “Alessia

L’agricoltura in coltura protetta ha diverse forme strutturali ad iniziare dalle dimensioni. C’è la serra industriale, con un’altezza che supera i 4 metri al colmo oppure il tunnel più piccolo che arriva a superare di poco i 2. Ci sono strutture multi tunnel lunghi 30 metri, ma anche tunnel singoli che superano i 100. In questo variegato panorama, a protezione delle colture, possiamo aggiungerne il “tunnellino singolo”, di minime dimensioni, con gli archetti in ferro zincato. Trattasi di copertura molto flessibile ed economica, facilmente installabile ed altrettanto facile da smontare e spostare. Si adatta ad ogni tipo di pendenza, lascia massima libertà nella scelta del materiale di copertura e si rende utile sia per proteggere dal freddo sia per ombreggiare nei momenti più caldi della giornata.
L’azienda “Alessia”, con sede a Vitulazio, in provincia di Caserta, gestita dal giovane imprenditore Federico Milito, con questa semplice ma efficiente protezione, ha coltivato quest’anno, con il metodo biologico, essendo i terreni già certificati, circa 10 ettari di melone nel periodo che va da aprile a fine agosto.
Il piccolo tunnel è costituito da archi in ferro zincato da 0,5 cm di diametro, metallo morbido facilmente modellabile, alti circa 60 cm e larghi 1 metro. Sono distanziati 4 metri l’uno dall’altro per permettere una corretta installazione del telo di copertura il quale viene fissato a terra e sulle testate, con la massima cura ed attenzione, per sopportare la pressione degli agenti climatici.
Il materiale
Nella scelta del materiale di copertura, in questo periodo, si è escluso il telo in polietilene perché ritenuto non adatto alle condizioni climatiche della zona di produzione. Si è optato per un agrotessile con protezione termica comunemente denominato TNT, acronimo di Tessuto Non Tessuto, costituito da polimero di polipropilene a filo continuo ad andamento causale che potrebbe essere sottoposto ad una particolare lavorazione lo “spunbonded” che consiste nella fusione del polimero successivamente forato e pressato così da ottenere un materiale molto morbido e sottile. La densità va dai 17 g/m2 fino ad oltre i 30 g/m2 con una elevata resistenza ma molto leggero e non è abrasivo. È permeabile alla luce, per oltre il 90%, attitudine che ne garantisce la diffusione uniforme sulle colture. Il velo finale, a secondo della densità, può essere idrorepellente ma anche moderatamente permeabile all’acqua per poter effettuare le irrigazioni per aspersione. Per meglio conservarne le caratteristiche e la consistenza è opportuno usare quello trattato con procedimento di stabilizzazione per resistere ai raggi ultra violetti. Il telo, una volta rimosso, visto il suo spessore e peso, è facilmente stoccabile e, una volta pulito, arrotolato ed immagazzinato in un ambiente buio, si può riutilizzare per più stagioni.
Tecnica di coltivazione
Il terreno che ha ospitato la coltivazione del melone ha avuto, precedentemente, una successione culturale con il farro, seguito dal favino da sovescio.
I trapianti delle giovani piante sono iniziati nei primi giorni di aprile e sono continuati fino alla fine di maggio. La posa in opera del TNT è stata effettuata immediatamente dopo la messa a dimora. La larghezza dell’arco è sufficiente a coprire totalmente lo spazio che la pianta occupa durante lo sviluppo nella fase vegetativa e lasciato chiuso ermeticamente fino a quando non si rende necessaria l’impollinazione. Grazie a questo materiale di copertura è stata garantita, alle piccole piante, una differenza termica notturna di 2-3 gradi rispetto all’esterno. Così facendo si conserva il calore che cede la terra durante la notte rendendo efficiente l’effetto serra. Inoltre, si diminuiscono gli sbalzi termici, si proteggono le piante dalla pioggia battente o dalla grandine ma, contemporaneamente, le si lascia traspirare, ombreggiandole nelle ore di massimo irraggiamento. In questo modo, si è creato un microclima ideale per ottenere uno sviluppo precoce e rigoglioso.
Un vantaggio importante in questo tipo di struttura, proprio perché si coltiva in biologico, è la difesa fisica dagli insetti, in particolare dagli afidi. Le esperienze fatte nelle serre grandi ha indicato che il melone ha una bassissima tolleranza a questo parassita. Le foglie si accartocciano a causa dei punti di suzione, oltre a riempirsi di melata, causando velocemente danni irrecuperabili. Quindi, avere la possibilità di difendere le piante con una barriera, per molte settimane prima del raccolto, è un importante vantaggio. Da valutazioni basate sull’esperienza in campo si può arrivare ad osservare che il piccolo tunnel riesce a proteggere meglio delle grandi serre grazie al fatto che la chiusura è più efficiente.
Altro aspetto legato agli artropodi utili è la gestione dell’impollinazione. Si ha la possibilità di decidere, in funzione della crescita della pianta di melone, quando si devono inserire in campo le arnie di bombi ed api per poi scoprire i tunnellini ed iniziare il conto alla rovescia alla raccolta. Con questo sistema si può programmare al meglio possibile il periodo di inizio della raccolta e la sua durata.
L’esperienza
Federico Milito ci descrive la situazione generale: «abbiamo coltivato circa 10 ettari su un terreno franco argilloso molto fertile. Le file avevano una lunghezza che variava da un minimo di 180 ad un massimo di 270 metri. La distanza tra le file era di 2,20 metri ed erano pacciamate su una larghezza di circa 1 metro per mantenere caldo il terreno intorno alle piantine e per contenere le erbe infestanti, con un telo di polietilene nero da 0,40 micron di spessore. Abbiamo anche provato un film fotoselettivo di colore verde. L’irrigazione era fatta con gocciolatoi e le concimazioni con un impianto di fertirrigazione attivato con un motore a gasolio. I trapianti sono iniziati all’inizio di aprile e sono durati fino a metà maggio. Abbiamo programmato una raccolta da fine giungo fino a fine agosto ed abbiamo commercializzato tutto il raccolto attraverso la Coop. Sole di Parete a cui aderiamo come socio».
Nell’ambito dei servizi offerti ai soci, l’azienda Alessia gode del supporto dell’ufficio tecnico della cooperativa coordinato da Maurizio Bargagni e coadiuvato da tre giovani agronomi, uno dei quali, il Mario Vicario, nell’ambito della struttura, si dedica prevalentemente al settore degli ortaggi.
«La scelta delle varietà di Melone da coltivare – ci spiega Bargagni – ha seguito le richieste dei nostri clienti, valutando bene le possibilità tecniche di coltivazione e le naturali predisposizioni dei terreni su cui dovevano essere coltivati. In generale abbiamo coltivato varietà di genetica francese, tipo Charantes ed il classico retato italiano».
La difesa
Mario Vicario ci spiega la tecnica di difesa applicata per la difesa.
«Abbiamo concentrato la difesa sull’oidio e la pseudo peronospora del melone. Abbiamo fatto costanti e continui trattamenti fogliari a base di rame, zolfo e propoli. Per quanto riguarda gli insetti patogeni abbiamo affrontato in particolare l’Aphis gossypii. Per il suo controllo ci siamo affidati al parassitoide Aphidius colemani. Abbiamo distribuito settimanalmente modeste quantità d’individui, incominciando già dal trapianto. Durante il periodo di coltivazione abbiamo osservato la presenza di entomofauna spontanee di diverse specie: crisopa, coccinelle e diversi parassitoidi».
Bargagni ci spiega le scelte che hanno guidato la concimazione: «è stata fatta selezione dei concimi autorizzati in agricoltura biologica disponibili in commercio, sostenuti dalla consulenza di una importante azienda produttrice con consolidata esperienza di campo. Da qui abbiamo programmato gli interventi che venivano applicati con un impianto di fertirrigazione. I risultati produttivi ci hanno molto soddisfatto. Nelle naturali differenze tra le varietà, abbiamo sempre raggiunto le quantità che ci eravamo prefissate. La qualità dei frutti commercializzati è stata sempre apprezzata dai nostri clienti. Visto i buoni risultati, sia in termini produttivi sia nella soddisfazione dei nostri clienti, nelle aziende dei nostri soci già in biologico, per il prossimo anno, abbiamo già programmato un aumento delle aree dedicate al melone».
Le difficoltà
Federico Milito ci spiega le difficoltà nella coltivazione: «la prima cosa abbiamo dovuto mettere a punto ha riguardato le macchine per la distribuzione degli agrofarmaci per la difesa. Avevamo trapiantato in modo da potere andare con le macchine lungo le file per poter trattare con la barra che ci permette una ottima bagnatura ed una minima dispersione del prodotto. È stato utilizzato uno strumento che, oltre a trattare dall’alto, riuscisse anche a creare un vortice per bagnare le parti nascoste della pianta e migliorare la bagnatura totale. Il controllo della situazione fitopatologica in campo è stato costante, infatti, per la supervisione dei focolai di afidi, grazie al buon monitoraggio, abbiamo effettuato in tempi strettissimi trattamenti localizzati con piretro ed alginato. In questo modo abbiamo distribuito bene la soluzione, bagnando tutta la superficie fogliare compreso le parti nascoste e non esposte. Sulle stesse aree, dopo qualche giorno dal trattamento localizzato, andavamo a distribuire gli ausiliari Adalia bipunctata e Aphidius colemani. Con questi strumenti e tecniche non abbiamo avuto nessun danno da afidi. Sullo stesso terreno coltiveremo in inverno carciofi, verze cavolo broccolo e fragola».
Continua Federico Milito: «per ottenere questi ottimi risultati molto importante è stato l’apporto ed il supporto dell’esperienza di mio padre Giovanni. La sua lunghissima esperienza e saggezza è stata indispensabile. Il concetto di rottamazione, per chi vive in agricoltura, non ha molto senso. Il nostro lavoro, il rispetto per la terra, per le piante e per tutto il mondo degli esseri viventi con i quali conviviamo, viene dagli esempi che ci danno i nostri padri».

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