Qualità, varietà e tipicità

qualità
Massimiliano, Franco e Simona Ceccarini
L’azienda di Bellaria Igea Marina (Rn) è specializzata nella produzione e commercializzazione di ortive da IV e I gamma, confezionate e sfuse

Indivie (ricce e scarole), cicorie (radicchi e pan di zucchero), sedani (bianchi, verdi, biologici), carote (tradizionali e viola), verdure tipiche della Romagna, baby leaf, finocchio, spinacio a foglia larga, erbe aromatiche. Sono le colture di maggior rilievo, in termini sia di superficie coltivata sia di incidenza sulla produzione e sulle vendite, praticate, direttamente o attraverso terzi, dalla Sipo, azienda di Bellaria Igea Marina (Rn) specializzata nella produzione e commercializzazione di ortive da IV e I gamma evoluta, confezionate e sfuse. Ma sono solo alcune delle referenze di un assortimento molto ampio, capace di soddisfare ogni giorno dell’anno le molteplici e variegate richieste dei numerosi clienti italiani ed esteri.
«Sipo è nata negli anni ’50 del secolo scorso, in Romagna, come azienda agricola di famiglia – afferma Massimiliano Ceccarini, General Manager Sipo –. Mio nonno Dario, con l’aiuto di papà Franco, produceva gli ortaggi e le verdure migliori che la terra romagnola potesse offrire. Ora io e mia sorella Simona, la terza generazione, continuiamo a produrre queste buone ortive, con la collaborazione e di nostro padre, e le mandiamo, imbustate o sfuse, in giro per il mondo. E lo facciamo con l’obiettivo dichiarato di valorizzare l’orticoltura italiana, non solo la romagnola ma anche quella di altre aree vocate, nel rispetto dell’ambiente e della stagionalità».
Pieno campo e serre
Sipo coltiva ortaggi e verdure a cielo aperto e in serre-tunnel in ferro-plastica su oltre 300 ha in Italia, privilegiando le aree più vocate rispetto al prodotto desiderato e alla sua più appropriata stagionalità, illustra Stefano Pazzagli, Technical Manager e supplies department Sipo (responsabile tecnico e della programmazione della materia prima in campo).
«In particolar modo diamo priorità al territorio romagnolo dalla primavera fino all’autunno, valorizzando le sue colture e l’intero sistema produttivo, cercando allo stesso tempo di dare continuità al prodotto e alla migliore qualità possibile. Ma, in pari tempo, non trascuriamo altri territori, come la Campania, il Lazio, ecc. Una parte dei 300 ettari sono di proprietà, una parte sono coltivati da terzi in partnership con Sipo e una terza parte sono coltivati da terzi tramite accordi di produzione e capitolati di fornitura di Sipo e controllati da personale tecnico di Sipo».
Filiera controllata
La produzione agricola avviene sempre in filiera controllata, in campo aperto e in coltura protetta, e, illustra Ceccarini, si articola in produzioni: 1. convenzionali secondo le norme vigenti di legge, 2. controllate secondo metodi di coltivazione integrata, cioè con un utilizzo di fitofarmaci minore rispetto a quello consentito dalla legge, 3. da agricoltura biologica.
«Grazie a sistemi e disciplinari di produzione sicuri, moderni e rispettosi dell’uomo e dell’ambiente, organizziamo, favoriamo, programmiamo e controlliamo le produzioni orticole limitando quanto più possibile l’uso dei fitofarmaci, fino alla totale naturalità concessa dal biologico. Attualmente il 50% dei 300 ettari da cui ci approvvigioniamo viene coltivato secondo le regole della produzione integrata, il 38% secondo quelle della produzione convenzionale e il 12% in base ai criteri dell’agricoltura biologica. In particolare la produzione biologica di Sipo riguarda verdure da cuocere e processate in IV gamma per il mercato domestico e per i Paesi nord-europei, soprattutto per il canale della distribuzione moderna (supermercati e discount); le verdure interessate sono lo spinacio a foglia larga, il cavolo riccio, il cavolo nero e il cavolo verza».
Capitolato di fornitura
Per la coltivazione delle ortive Sipo, informa Pazzagli, adotta un proprio capitolato di fornitura, che comprende quelli dei clienti a marchio del distributore (per esempio supermercati Coop e altre catene), e garantisce la tracciabilità lungo tutta la filiera attraverso le proprie procedure interne e la certificazione dell’applicazione delle norme Globalgap sulla coltivazione di tutti i prodotti.
«I capitolati di produzione forniti dai clienti li adeguiamo ai Disciplinari di produzione integrata regionali o in mancanza di essi al Disciplinare di produzione integrata nazionale. Ma facciamo anche di più andando incontro a tutte le esigenze dei clienti: infatti alcuni richiedono un residuo massimo sui principi attivi ammessi non superiore a una certa percentuale del limite di legge e, in più, che la sommatoria delle percentuali dei residui rilevati sia necessariamente inferiore a 100; inoltre anche per i metalli pesanti richiedono una quantità inferiore a quella imposta dai limiti di legge».
L’attività produttiva di Sipo poggia sull’attivo e continuo controllo della produzione, dal campo al magazzino, cioè dal trapianto o dalla semina fino alla gestione del post-raccolta, evidenzia Pazzagli.
«Sipo effettua controlli preventivi in campo con il proprio ufficio tecnico per verificare lo stato effettivo delle colture, controlli analitici prima della raccolta per lotti omogenei tramite laboratori accreditati, controlli qualitativi in accettazione sulla materia prima. Tuttavia l’andamento climatico che si sta verificando negli ultimi anni, in particolare quello dell’anno in corso, fa sì che molto spesso gli esiti delle coltivazioni, anche se queste vengono ben condotte, non siano quelli attesi. Ciò accade perché, ormai, fattori come la scelta varietale, le lavorazioni del terreno, la difesa fitosanitaria, le concimazioni (quantità, tipologia, modalità di distribuzione, ecc.), il sesto di impianto, la zona di produzione e così via non sono più una garanzia del successo produttivo, in termini di quantità, qualità e tempi giusti di raccolta, per lo meno rispetto ad alcuni anni addietro. I risultati produttivi molto spesso vengono inficiati da eventi climatici che una volta erano considerati eccezionali ma oggi stanno diventando la normalità».
Diverse linee
Malgrado le difficoltà produttive, Sipo riesce a soddisfare le richieste dei clienti per le sue diverse linee di prodotti, evidenzia Ceccarini.
«Sipo opera con il brand storico “Sapori del mio Orto” per la linea retail e Gdo (grande distribuzione) che comprende le seguenti famiglie di prodotti da IV gamma e I gamma evoluta: funghi freschi confezionati pronti all’uso o da consumare previa cottura, erbe aromatiche fresche confezionate in vaschette da 25 g, insalatine da sfalcio in vassoio da 125 g, minestroni ricettati di ortaggi interi o porzionati (prima gamma evoluta), orticoli tipici di stagione o di territori: carote, cipolline borrettane, cuore di carciofo, odori per brodo, ecc., insalate lavate e pronte all’uso di IV gamma. Invece il brand “Sapori Bio” comprende la IV gamma, la I gamma e la I gamma evoluta, tutte da agricoltura biologica».
Sipo diversifica l’offerta anche con prodotti di I gamma e I gamma evoluta. Nel 2016 ha lanciato il nuovo brand “Verdure di Romagna” che, spiega Ceccarini, da un lato identifica prodotti di un territorio particolarmente vocato e storico per la produzione di determinate colture tipiche e caratterizzato dalla stagionalità di raccolta e dall’altro valorizza lo stesso territorio, la sua cultura enogastronomica, la biodiversità e soprattutto i piccoli agricoltori specialisti di prodotto.
«La linea “Verdure di Romagna” ha raggiunto 20 referenze: un’ampia gamma di ortaggi del territorio romagnolo che comprende sedano, finocchi, carote, lischi o barbe del negus, peperone friggitello, peperoncino piccante, patate e cipolle, cavolo nero, cardi, fiori di zucca, porri, strigoli, ravanelli bianchi o candele di ghiaccio, ravanelli rossi e insalate. Con questa linea Sipo propone al mercato una gamma di ortaggi tipici del territorio, con l’obiettivo di far crescere nel pubblico dei consumatori e dei clienti della grande distribuzione una maggiore consapevolezza sull’importanza delle colture locali. Così valorizza i sapori di una terra così generosa e particolare come la Romagna, che va dall’entroterra fino al mare».
Il marchio Sipo invece identifica i prodotti di I gamma o alla rinfusa in cassette a pianta intera, selezionati, cerniti e mondati pronti per la vendita a peso variabile con tutte le caratteristiche commerciali che determinano questo settore e cioè il clima, la zona di produzione, la varietà e il tipo di lavorazione.
Sipo, conclude Ceccarini, è molto attenta all’evoluzione del consumo di prodotti orticoli e alle sue dinamiche e studia le esigenze dei consumatori, sempre più orientati verso la IV gamma e la I gamma evoluta. Inoltre collabora con nutrizionisti e chef per porre l’attenzione del consumatore sulle proprietà dei prodotti e sul loro modo di consumo.
«Nei prossimi 12 mesi lanceremo nuove linee di prodotti con una particolare attenzione ai prodotti ricettati di I gamma evoluta e cioè a quei mix di verdure e ortaggi che possano o aiutare il consumatore in una più semplice preparazione o fargliene apprezzare meglio il gusto e le proprietà nutrizionali».n

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