Sovescio e solarizzazione per le malattie del terreno

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pomodori
Stefano Faccio a Verona da 30 anni impiega queste tecniche in funzione nematocida. L’impiego di piante innestate

Stefano Faccio produce pomodoro a Salizzole in provincia di Verona, utilizzando serre fredde multiple i ferro/plastica coperte con un doppio telo; larghe 4,5 m ed alte al colmo 3,5m.
«Cominciamo con trapianti precoci da febbraio – specifica Stefano Faccio – e proseguiamo fino a giugno. Abbiamo così un calendario di raccolta che arriva fino ad ottobre. Nei periodi più freddi disponiamo di un riscaldamento di soccorso che ci consente di mantenere la produzione senza subire danni. Le varietà coltivate appartengono a 5 tipologie: cuore di bue, allungato tipo San marzano, allungato oblungo, insalataro e a grappolo. Per ogni tipologia effettuiamo 2 o 3 trapianti. In luglio abbiamo in produzione anche il datterino».
Piante innestate
Dal 2007 vengono utilizzate in azienda piantine innestate.
«Il passaggio alle piantine innestate è dovuto a due motivi. da un lato la necessita di migliorare la vigoria di varietà poco vigorose e dall’altra per cercare di risolvere problemi fitosanitari con particolare riferimento da un lato alla suberosi radicale nei trapianti precoci fino a marzo/aprile, mentre nei trapianti successivi si riduce questo problema ma aumenta la presenza dei nematodi».
Ogni 3/4 anni vengono effettuate le analisi del terreno per impostare dei corretti piani di concimazione.
«Con la concimazione di fondo io apporto potassio, carbonati di calcio e zolfo e sostanza organica attraverso ammendanti, mentre durante il ciclo colturale valuto giorno per giorno e esigenze delle piante in base all’andamento stagione d alla fase del ciclo colturale in cui mi trovo».
Un altro aspetto molto importante è legato all’irrigazione. L’azienda è dotata di u sistema di fertirrigazione a manichetta gestito da computer.
«Si tratta di un equilibrio molto fine da gestire perché le piante sotto pressione sono molto sensibili e facilmente possono essere soggette, a causa di squilibri, al marciume apicale, a fisiopatie ed all’anellatura. Il tutto è spesso favorito dall’andamento stagionale, per cui occorre prestare molta attenzione ed osservare continuamente lo sviluppo delle piante».
Il terreno
La lavorazione del terreno è seguita dalla baulatura e dalla disposizione della manichetta poi si trapianta.
«La densità di impianto che io utilizzo è di 1,8-1,9 piante/m2. Il trapianto è manuale a cui fanno seguito le altre operazioni colturali: la legatura, scacchiatura, la pulizia del palco fiorale e la defogliatura basale. Questa riveste particolare importanza: 2 settimane prima della raccolta tolgo 8/9 foglie, ovvero 3 per ogni palco. La cimatura la effettuo dall’ottavo al dodicesimo palco in base a avarietà e tipologia di pomodoro».

Leggi l'articolo completo su Colture Protette n. 9/2016  L’Edicola di Colture Protette

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