Petunia, nuove varietà da seme e da talea

petunia
Grande successo negli ultimi anni grazie ai nuovi ibridi con portamento ricadente o a struttura compatta e omogenea

In seguito al grande successo della surfinia o petunia ricadente, varietà propagata a mezzo talea di cui esistono molte versione anche a fiori doppi e mignon, sancita dai proprietari di giardini ma soprattutto di balconi e terrazzi, è partito un grande lavoro di selezione per migliorare e ampliare performance e aspetto di questo tipo di piante. Ed ecco che compaiono novità molto interessanti all’orizzonte con l’introduzione sul mercato di diverse serie di petunie da talea tra le quali alcune hanno portamento compatto e tondeggiante più simile a quello delle piante da seme che a quello della capostipite da talea.
Tra queste negli ultimi anni si è segnalata la serie “potunia” che presenta una fioritura abbondante e precoce. Sono piante adatte a vasi di ogni misura e con fiori di diversa dimensione. Cresce molto più folta e compatta della classica petunia, evitando il classico fenomeno dei rami spogli al centro: sviluppandosi, la pianta non ricade, come farebbe una surfinia, ma assume una bella forma semi-eretta, tipicamente sferica, estremamente piacevole e ordinata.
Le Petunie sono piante perenni, semirustiche, ma coltivate generalmente come annuali. Le petunie da talea sono più vigorose e più resistenti alla pioggia delle consanguinee da seme, però quest’ultimo carattere è inversamente proporzionale alla dimensione del fiore. Inoltre, le varietà da seme sono più resistenti al caldo e, quindi, non presentano il fenomeno del “seccume” centrale che compare all’arrivo dei primi “caldi”. L’attuale tendenza dell’ibridazione è verso l’ottenimento di serie, resistenti alla pioggia, alle alte temperature e alle più diffuse malattie, con colorazioni stabili nel corso della stagione, fioritura prolungata e sterile.
Note come “petunie nane” troviamo, poi, le serie del genere Calibrachoa, che regalano fiori molto simili, ma più piccoli, e hanno una crescita più compatta. Le calibrachoa ibride sono oggi tra le piante migliori e più apprezzate per colorare i vasi del terrazzo, i basket appesi, i davanzali e anche le aiuole del giardino nella stagione calda. I fiori hanno colori vivaci e attraenti e sono così numerosi da ricoprire l’intero esemplare: la crescita densa e ricadente rende la pianta una cascata fiorita spettacolare. Inoltre, la fioritura ha lunga durata, ininterrotta dalla primavera all’autunno.
Il genere Petunia è più resistente al ristagno idrico e alla clorosi ferrica del Calibrachoa, ma ha un più ristretto assortimento di colori.
Esigenze pedoclimatiche
Le esigenze termiche variano con la fase colturale: per la radicazione delle talee è indicata una temperatura basale di 20-22°C mentre, dopo l’invasatura, le giovani piante vanno tenute a 14-16°C per favorire l’emissione di nuove radici. Successivamente i valori termici ottimali sono compresi tra i 10-12°C notturni e i 15°C diurni. Quando le piante sono pronte si può ridurre la temperatura a 5°C per favorirne “l’indurimento”.
La petunia sopporta, con pochi danni, brevi periodi vicino allo 0°C (le calibrachoa resistono anche a temperature inferiori allo 0°C), ma la vegetazione rallenta notevolmente sotto i 10°C. L’allungamento degli steli è favorito da una temperatura minima di 16°C, per cui necessita stimolare la ramificazione intervenendo con la cimatura, che rallenta la fioritura. Un regime termico con valori vicini a quelli ottimali andrebbero adottati per la produzione a ciclo veloce oppure per piante di taglia grande allevate in basket. Diversamente, per le piante di piccola e/o media dimensione, al termine della fase di radicazione, conviene mantenere la temperatura minima intorno ai 5-7°C e quella massima sui 10-12°C, in modo da ottenere una crescita compatta e ben ramificata, con foglie e fiori ben colorati, seppure con un minimo prolungamento della fase di coltivazione. Naturalmente, si può anche scegliere una soluzione intermedia, mantenendo più bassa la temperatura nelle fasi iniziali per poi aumentarla dopo la ramificazione.
Le petunie sono molto esigenti di luce con un optimum di 50-80 Klux, mentre l’ombreggiamento è necessario durante la radicazione. Si tratta di una specie a giorno lungo, con una lunghezza critica di circa 13 ore, variabile con il genotipo. Il tempo di reazione varia a secondo della varietà e della temperatura.
Riguardo al substrato per l’invasatura va scelta una miscela a base di torba e argilla granulare, oppure di torba bionda e nera, piuttosto grossolana e ben drenante. Il pH deve essere regolato intorno a valori di 5,5 – 5,8 in modo da prevenire l’insorgenza della carenza di ferro.
Irrigazione e concimazione
L’apporto di acqua va regolato con la dimensione della pianta e le condizioni climatiche, in modo da mantenere il terriccio ad un’umidità costante e moderata. Un leggero stress idrico controlla l’allungamento dei rami ma causa facilmente l’ingiallimento delle foglie.
L’irrigazione va fatta con l’impiego di impianti a goccia per le piante allevate nei vasi più grandi (minimo Ø 14 cm), mentre si opta per l’impianto ad aspersione oppure per i vari sistemi di sub irrigazione nel caso di vasi più piccoli (Ø 10-12 cm). Quando si sceglie il sistema per aspersione bisogna fare in modo che la chioma si riasciughi rapidamente evitando, per quanto è possibile, l’impiego dell’impianto sulle piante in fioritura.
La concimazione si effettua in fertirrigazione a partire da un paio di settimane dopo il travaso, quando le radici iniziano ad accrescersi. Si può anche procedere con una concimazione di base con un concime a lenta cessione, completo di tutti i principali elementi, utilizzando quantità di 1,5-2 kg/m³. In questo caso la fertirrigazione si pratica con cadenza settimanale a partire dall’inizio della fioritura impiegando un fertilizzante con rapporto N:P:K di 2:1:2 e con una preponderanza di azoto ammoniacale se l’acqua d’irrigazione è dura. Durante la coltivazione la nutrizione va integrata con 2-3 apporti di chelato di ferro EDDHA per mantenere il pH entro i valori ottimali.
Le petunie, comunque, sono piante esigenti di nutrimento e resistenti alla salinità (ottimale una conducibilità dell’acqua di 1.300 mS/cm). Ad esempio, una pianta di Surfinia allevata in vaso diametro 11 cm e con ciclo di 8 settimane necessita di circa 400 mg di azoto.
La coltivazione
Le piantine, da talea oppure da seme, sono acquistate in appositi contenitori alveolati dove le talee e i semi sono stati sottoposti rispettivamente alla radicazione o alla germinazione. In azienda sono trapiantate nei vasi finali; in quelli con diametro 10,12 e 14 cm e nei basket da 16-18 cm viene collocata solitamente una sola talea; nei basket più grandi (20-24 cm) si sistemano, invece, tre talee.
La durata della coltivazione dipende dalle condizioni colturali e, considerato che sono piante fotoperiodiche, dalla data di invasatura. Per fioriture di fine marzo – inizio aprile si possono calcolare 6-8 settimane per il vaso 12-14 e 8-12 settimane per i basket 18-25 cm. Più l’invasatura è anticipata e più si allunga il periodo di coltivazione; inoltre più è lungo il periodo di coltivazione sotto giorno corto più la pianta si infoltisce e ramifica. Per ottenere piante compatte e ben accestire si può anche ricorrere all’uso di nanizzanti (principi attivi efficaci sono daminozide e flurprimidol).
Le piante sono inizialmente sistemate vaso-vaso, poi quando la vegetazione comincia a venire a contatto, si procede alla spaziatura. La densità di coltivazione finale va da un minimo di 12 piante/m², nel caso di vasi e di piante di grande dimensione, fino a 80 piante/m², quando si opta per la coltivazione di piantine in vaso Ø 10 cm. La coltivazione va ventilata per contenere i valori igrometrici entro l’80% di U.r. in modo da limitare gli attacchi di crittogame e l’innalzamento delle temperature.
I cicli di coltivazione iniziano a fine gennaio per produzioni di metà marzo oppure a fine febbraio per produzione di metà aprile; meno frequentemente si opta per il ciclo che ha inizio a fine marzo e si conclude tra maggio e giugno.
La cimatura
Le nuove serie di petunie ramificano abbondantemente e non necessitano della cimatura se coltivate con corrette condizioni termiche, fotoperiodiche e di irraggiamento. La cimatura è necessaria per favorire l’accestimento delle calibrachoa, che altrimenti stentano a ramificare e per formare la chioma dei basket di petunia. La cimatura viene effettuata ad un’altezza dello stelo di 2-3 cm o sopra 3 paia di foglie, dopo circa 10-15 giorni dall’invasatura; si possono anche cimare le talee ancora nel contenitore di radicazione. Le piante di taglia grossa possono richiedere una seconda cimatura, a distanza di 2-4 settimane dalla prima, per regolarizzare la chioma; la fioritura, però, ritarda di 3-4 settimane.
I principali parassiti animali della petunia sono rappresentati dagli afidi (Myzus persicae, Macrosiphum euphorbiae, ecc.), dai tripidi (Frankliniella occidentalis e Thrips tabaci), dalle mosche minatrici (Liriomyza trifolii, L. huidobrensis) e, meno frequentemente, dal ragnetto rosso (Tetranychus urticae).
Tra le crittogame si segnalano la rizottoniosi (Rhizoctonia solani) che inizialmente causa il marciume del colletto e poi coinvolge l’intera chioma che è colpita dal marciume scuro, il mal bianco (Oidium spp.) che colpisce foglie e steli, il marciume radicale causato da Phytophthora nicotianae var. parasitica, che determina una crescita stentata della pianta e la muffa grigia, causata dal fungo Botrytis cinerea. Per prevenire l’insorgenza delle suddette crittogame bisogna evitare gli sbalzi di umidità del terriccio, contenere i valori igrometrici all’interno della serra, ventilare abbondantemente.
Il mercato
Le varietà da seme sono quelle maggiormente coltivate negli ambienti florovivaistici più caldi poiché resistono meglio alle alte temperature.
Le varietà da talea sono maggiormente utilizzate per la vendita ad “impulso” in quanto più appariscenti, ma per i giardini quelle da seme risultano senz’altro più valide.
Qualche azienda si dedica alla produzione di piantine da talea in sostituzione del geranio; in questo caso la densità di coltivazione è più elevata e si ricorre al tipico “cestino” utilizzato anche per i gerani “edera” per contenere l’apparato fogliare ed evitare danni alle piante.
I vasi di dimensione 10 cm sono confezionati in cassetta di plastica o di legno dove sono sistemate 15 piante; i vasi più grandi (14 cm) sono confezionati in contenitori ter­mo-
formati che ospitano 6 piante.
Nel seguente calcolo dei costi di coltivazione si prenderà ad esempio la “potunia” che viene acquistata come talea radicata e allevata in vaso Ø 14 cm (si alleva anche in vaso di maggiore dimensione oppure in basket).
La densità finale è di 20 piante/m², il ciclo si completa in circa 90 giorni (da fine gennaio a fine aprile), con l’ausilio del riscaldamento solo di soccorso.
Dall’analisi dei costi si evidenzia che la voce con maggiore incidenza è rappresentata dai mezzi tecnici (circa il 61%).
Nell’ambito di questi prevale il costo d’acquisto delle piantine comprensivo di brevetto (quasi il 56%) seguito da quello del gasolio (14,7%) e del substrato (circa l’11,5%); la spesa per concimi, antiparassitari e altro appare piuttosto modesta.
L’altra voce di costo di una certa importanza è la manodopera (23,4%), nella quale prevale l’operazione di travaso (circa 52%) seguita dall’intervento di spaziatura dei vasi (42%).
Discreta è l’incidenza delle quote (poco meno del 7%), mentre i rimanenti valori sono più contenuti ed assommano al restante 8,7% circa.
Pertanto, considerato che su 1.000 m² la spesa complessiva per condurre un ciclo di coltivazione di circa 90 giorni è di circa 20.000 euro, il costo unitario di una piantina di una varietà di potunia in vaso con diametro 14 cm è pari a 1,00 euro che rappresenta il costo medio a cui vendere l’intera produzione per coprire tutti i costi. n

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