Ibisco, gli ausiliari per la difesa sostenibile

Numerosi gli avversari da controllare, ma non mancano le possibilità di intervenire con predatori e parassitoidi in strategie

Prendendo in esame la difesa integrata delle colture da fiore, non si può non considerare l’ibisco.
Pianta molto apprezzata per fini ornamentali, grazie a foglie di verde intenso e brillante e ad una fioritura altamente decorativa, l’ibisco richiede in fase di coltivazione un’attenzione particolare in termini di difesa.
I grandi protagonisti (dannosi) delle colture floricole come mosca bianca, tripide, ragno rosso ed afide, trovano tutti nell’ibisco un ambiente ideale per il loro sviluppo ed ognuno di essi è potenzialmente in grado di creare ingenti danni. Questo senza creare allarmismi: storicamente si conoscono quali sono i problemi principali nella propria azienda, così come è ormai noto quali siano i patogeni più pericolosi per ogni varietà.
Attenzione
Il concetto però è chiaro: mai abbassare la guardia.
Generalmente l’ibisco viene associato in primis al problema della mosca bianca che, indubbiamente, rappresenta un grosso pericolo. Ciò che però non bisogna fare è concentrare qui le proprie attenzioni e farsi sfuggire eventuali attacchi di altro genere. Il tripide, per esempio, oltre a creare il classico danno di “bronzatura” su foglie e fiori, se non contenuto è in grado di causare anche cascola fiorale.
Nonostante la coltivazione di ibisco richieda un elevato tasso di umidità, soprattutto in fase di radicazione, anche gli acari dannosi come ragno rosso e giallo possono presentarsi in maniera importante.
L’afide, forse, rappresenta il patogeno che più ci dà il tempo per agire, in quanto di solito si presenta a macchie e si espande più lentamente rispetto agli altri.
Se da un lato gli organismi dannosi possono svilupparsi con vigore a spese dell’ibisco, è anche vero che anche gli organismi utili per il controllo si trovano qui altrettanto bene.
Vediamo pertanto quali antagonisti introdurre e le strategie per una corretta difesa integrata.
La mosca bianca
Per la Mosca bianca si può far affidamento su due diversi ausiliari: Amblyseius swirskii e Eretmocerus eremicus.
Amblyseius swirskii è un acaro fitoseide particolarmente adatto alle condizioni climatiche calde. Si tratta di un predatore generico che si nutre di uova e forme giovanili di mosche bianche (Trialeurodes vaporariorum e Bemisia tabaci), e piccole larve di tripidi. Come altri fitoseidi dello stesso genere, dai quali non è possibile distinguerlo ad occhio nudo, il suo corpo è piriforme e di colore bianco ialino e può cambiare a seconda dell’alimentazione. Grazie alla sua rusticità ed alla sua versatilità alimentare, A. swirskii è in grado di insediarsi facilmente in diverse colture floricole ed ornamentali, soprattutto nelle stagioni più calde e luminose. Il suo utilizzo principale è quello in programmi di lotta biologica contro mosche bianche e tripidi, ove nelle condizioni di maggior rischio è consigliato in abbinamento ad altri insetti antagonisti ad azione più specifica (in questo caso con Eretmocerus eremicus).
Eretmocerus eremicus è un imenottero in grado di parassitizzare le neanidi di Trialeurodes vaporariorum e Bemisia tabaci. L’adulto di E. eremicus è completamente giallo con occhi verdastri, è in grado di colpire entrambe le specie di aleurodidi delle colture protette. Rispetto ad Encarsia formosa, un altro parassitoide, la popolazione è composta di maschi e femmine e l’host-feeding è meno pronunciato, ma questa specie è molto più adatta a temperature più calde ed in genere ai periodi con più ampia escursione termica. Gli aleurodidi parassitizzati diventano via via di colore ambrato e leggermente rigonfi, inoltre è possibile in trasparenza notare il progressivo sviluppo dell’adulto di E. eremicus che sfarfallerà da un foro circolare. L’ovideposizione avviene al di sotto della neanide e la larva penetra poi nel corpo dell’ospite sino ad ucciderlo quando raggiunge lo stadio di pupa.
La strategia
In questo caso si riprendono un po’ i concetti previsti per la difesa di stella di Natale, quindi si prevedono introduzioni di A. swirskii sin dalle prime fasi di coltivazione.
Grazie alla sua polifagia, infatti, questo acaro sarà in grado di riprodursi anche in assenza di preda, nutrendosi di polline e residui vegetali, e la popolazione sarà pronta a predare le uova e le larve di mosca bianca non appena questa farà la sua comparsa nella coltura.
Solo in seguito si prevede l’introduzione del parassitoide E. eremicus che, avendo come bersaglio le larve di secondo e terzo stadio, va a completare l’azione di A. swirskii.
Ma non solo: l’acaro è in grado solo di camminare, pertanto in caso di piante distanziate le une dalle altre non è in grado di spostarsi. Il parassitoide, invece, è un volatore e quindi in grado di muoversi più agevolmente nella coltura e cercare attivamente la propria preda.
Il ragno rosso
Per il controllo del ragno rosso possiamo contare due acari fitoseidi predatori: Amblyseius andersoni e Phytoseiulus persimilis.
Amblyseius andersoni è un acaro fitoseide predatore generico con preferenza per acari tetranichidi (Tetranychus, Panonychus, Eotetranychus) ma in grado di predare anche eriofidi come Aculops spp. oltre che nutrirsi di piccoli insetti e polline. Questa caratteristica gli consente un insediamento stabile nelle piante e lo rende idoneo per introduzioni preventive anche in assenza di prede. Il suo impiego nella lotta biologica interessa specie frutticole, orticole ed ornamentali.
Phytoseiulus persimilis è un acaro fitoseide predatore utilizzato con successo in tutto il mondo per la lotta biologica al ragnetto rosso (Tetranychus urticae), su varie colture orticole ed ornamentali, sia protette che in pieno campo. Le femmine, con il corpo piriforme di colore arancio brillante, sono leggermente più grandi di un ragnetto rosso e molto mobili. P. persimilis è caratterizzato da una elevata capacità di ricerca ed è in grado di esplorare ampie superfici. Il suo impiego risulta vincente grazie, oltre che alla sua rusticità, al fatto che si nutre di tutti gli stadi di ragno rosso, dall’uovo all’adulto.
Per effettuare un controllo preventivo da acari dannosi è consigliabile introdurre precocemente A. andersoni, grazie alle sue caratteristiche sopra elencate.
Questo acaro è in grado di offrire una protezione generale alla coltura da diversi tipi di acari dannosi, e di tenerne la popolazione sotto controllo.
In seguito si prevedono introduzioni di P. persimilis che, nutrendosi solo di ragno rosso a tutti gli stadi, garantisce una pulizia ottimale. Le sue introduzioni, proprio perché predatore obbligato, si prevedono in leggero anticipo rispetto al periodo in cui normalmente compare il ragno rosso o, eventualmente, alle prime comparse.
Di fatto P. persimilis è in grado di controllare anche grossi focolai di ragno rosso, ma per evitare il danno estetico che questo arreca all’hibiscus, è opportuno organizzare anticipatamente la sua introduzione.
Il tripide
Il tripide su ibisco può essere controllato efficacemente dall’Amblyseius cucumeris, un acaro fitoseide predatore utilizzato per il controllo dei tripidi (Frankliniella occidentalis, Thrips tabaci ed altri) su varie colture orticole ed ornamentali. Questo predatore, con il corpo piriforme e di colore ialino, è piccolo ma molto mobile ed è in grado di utilizzare anche altre fonti di cibo, compreso il polline, che ricerca esplorando attivamente la pianta.
Le introduzioni di A. cucumeris ricalcano quelle del suo parente stretto A. swirskii: lanci precoci e preventivi sin dalle prime fasi di coltivazione.
In questo modo A. cucumeris è in grado di costruire la sua popolazione sulla coltura e sarà pronto a nutrirsi di uova e primo stadio larvale di tripide non appena compariranno.
Da recenti esperienze di campo è emerso come questo acaro fitoseide svolga attività di predazione anche nei confronti di ragno rosso: in alcune colture orticole, in seguito a controlli tecnici, sono stati ritrovati diversi individui in prossimità di attacchi di ragno rosso che si erano nutriti a spese del patogeno.
La loro colorazione era infatti virata verso l’arancione e si notava ciò che rimaneva dei ragnetti rossi in seguito all’attività predatoria di A. cucumeris.
Quest’informazione per completezza al lettore, di fatto per effettuare lotta ad acari dannosi le tecniche e gli ausiliari che si consigliano sono quelli di cui sopra.
Gli afidi
Le strategie di controllo biologico con ausiliari degli afidi si basano sullo sfruttamento dell’azione di un predatore e di un parassitoide.
Aphidius colemani (imenottero braconide) è un importante parassitoide impiegato per la lotta biologica a diversi generi di afidi, tra cui in prevalenza Aphis spp. e Myzus spp. in colture orticole e floricole. A.colemani è un parassitoide solitario, che svolge il ciclo larvale all’interno del corpo dell’afide.
Le femmine, dotate di una elevata capacità di ricerca, frequentano i siti di insediamento degli afidi ed una volta individuato l’afide depongono un uovo al suo interno.
L’afide parassitizzato non muore subito, ma viene lentamente svuotato dall’interno sino a che si rigonfia, trasformandosi nella cosiddetta “mummia” di colore bruno-nocciola.
Ne uscirà poi un individuo adulto che a sua volta cercherà attivamente altre prede da parassitizzare.
Chrysoperla carnea è un predatore molto comune di numerose specie di afidi.
L’applicazione più frequente è rivolta al controllo di afidi come Macrosiphum spp. e Myzus spp., su piante ornamentali e colture orticole.
Solo i tre stadi larvali di C. carnea, con il caratteristico apparato boccale a forcipe, sono attivi predatori, mentre gli adulti si nutrono di polline, nettare ed altre sostanze zuccherine. Le femmine depongono le uova, con il tipico peduncolo, in prossimità delle colonie di afidi.
Le larve sono immediatamente in grado di nutrirsi di prede che, oltre che da afidi, sono rappresentate da altre fonti di cibo come acari, uova di lepidotteri, tripidi, cocciniglie, e piccoli insetti.
A circa 25°C occorrono 2-3 settimane per completare lo sviluppo da uovo ad adulto, ma C. carnea è in grado di adattarsi molto bene anche in condizioni ambientali sfavorevoli e con ampie escursioni termiche.
In caso di lotta all’afide si prevedono lanci preventivi e costanti di A. colemani.
Si parla in questo caso di un imenottero parassitoide volatore, e quindi in grado di spostarsi agevolmente all’interno della serra alla ricerca attiva della propria “preda”.Nel caso in cui compaiano dei focolai è previsto l’intervento con C. carnea allo stadio larvale, ovvero allo stadio in cui si nutre attivamente a spese di afidi. In questo caso l’introduzione avverrà direttamente sopra le piante colpite per aiutare le larve nella loro operazione di pulitura.
Le pratiche di buona coltivazione non vanno mai abbandonate, si ricordano l’importanza della disinfezione degli ambienti prima della messa a dimora delle piante e l’uso di trappole cromotropiche collose per il monitoraggio di tripide e mosca bianca.In caso si renda necessario un intervento con prodotti chimici, anche per controllare altri organismi dannosi non coperti dagli ausiliari come i lepidotteri, è fondamentale rivolgersi al proprio tecnico per la scelta del prodotto compatibile con i beneficials utilizzati.

Ibisco, gli ausiliari per la difesa sostenibile - Ultima modifica: 2016-04-22T09:52:42+02:00 da Lucia Berti

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