Il Pothos aurea, tecnica di coltivazione

Pothos aurea
Coltivazione in palo. Si notano le foglie apicali molto sviluppate (tigmotropismo).
I parametri climatici e l’acqua di irrigazione svolgono un ruolo fondamentale per il buon esito della produzione

La denominazione ”Pothos aurea” è la più diffusa tra i coltivatori, in realtà i botanici hanno cambiato il nome di questa pianta più volte, denominandolo Scindapsus aurea, Epipremnum pinnatum aureum, Pothos aurea, per le similitudini dei tre generi di appartenenza. Oggi la più adottata dai botanici è Epipremnum pinnatum aurea.
È una pianta dalle foglie variegate di giallo, a forma di cuore in fase giovanile, mentre la forma adulta perde queste caratteristiche. Il suo ambiente di origine sono le zone tropicali o subtropicali di un vastissimo areale. Il Pothos aurea sviluppa dei lunghi “tralci” le cui foglie si differenziano molto rispetto alla posizione del loro sviluppo, reagiscono infatti a stimoli gravitazionali (gravitropismo) e di contatto (tigmotropismo). I tralci che scendono verso il basso o che si sviluppano orizzontalmente portano foglie con lamina poco estesa cuoriformi, mentre i tralci che ancorandosi a delle superfici con radici aeree crescono verso l’alto, hanno la lamina fogliare molto estesa e le foglie si presentano più mature, se però crescendo verticalmente non trovassero superficie di ancoraggio, il tralcio, curvandosi verso il basso genera foglie di dimensione minore. La coltivazione del pothos viene effettuata su” palo” o in” basket”. Quando è in “palo” significa che al centro del vaso viene inserito un tutore, generalmente ricoperto di muschio, sul quale si ha una crescita in verticale del tralcio a cui si ancora con radici aree, mentre nel basket, che è un vaso provvisto di gancio, il tralcio cresce verso il basso. Questo spiega perché un “basket”di pothos abbia un aspetto così diverso dal ”palo”.
Moltiplicazione
Il photos si riproduce per talea di nodo e di punta, generalmente la talea di punta si usa per le piante coltivate in palo. Nella selezione delle talee è molto importante che i tralci siano giovani, le foglie non devono essere troppo giovani, nelle talee di nodo il tralcio non deve essere troppo invecchiato e deve essere giallo con poche sfumature di verde. Il tempo di radicazione della talea è proporzionale all’età del nodo. Per facilitare l’impianto della talea si lasciano 3 cm di stelo sotto il picciolo e 0,5 cm sopra, è importante rispettare la polarità. Il materiale di propagazione si ottiene da impianti madre appositamente coltivati o dalle spuntature di “basket” o “pali”. Gli impianti madre sono localizzati in aree a clima tropicale dove si può reperire manodopera a basso costo per la preparazione del taleaggio su larga scala che viene distribuito in tutta Europa con trasporto aereo. Le migliori talee si ottengono da piante con crescita orizzontale o verso il basso, mentre quelli con crescita verticale sono da scartare per la eccessiva dimensione del lembo fogliare. Gli impianti madre vanno periodicamente rinnovati altrimenti invecchiando, perdono la variegatura e virano al verde. Il trasporto delle talee è importante che sia più breve possibile e in condizioni termiche adeguate, la pianta è infatti sensibile all’etilene che si sviluppa nel trasporto che può potare a ingiallimenti e perdita delle foglie.
Coltivazione
Le talee si fanno radicare in ambiente confinato, per evitarne la disidratazione, con U.R. elevata (oltre il 90%) e T °del substrato di 25°C, questo ambiente si crea all’interno delle serre con la realizzazione delle capanne di radicazione o con l’appoggio di un film plastico sopra le piante. Questa seconda soluzione è da evitare nel periodo estivo. La radicazione viene fatta su vasi di piccole dimensioni che vengono poi utilizzati per la coltivazione in palo, mentre per i basket direttamente sul vaso definitivo. Per ottenere piante di qualità è importante che le talee siano omogenee nelle dimensioni fogliari. La radicazione avviene a seconda della stagione in 2/3 settimane e la nuova foglia si distende in altre 3/4 settimane. Per la radicazione non servono ormoni radicanti che potrebbero solo ritardarla.
Il substrato
La scelta del substrato per il pothos è molto importante, effettuando la radicazione direttamente nel vaso definitivo, il terriccio, costituito da miscele di torba, deve essere drenante ben strutturato ma non eccessivamente grossolano, per non rendere difficoltoso l’impianto della talea e aderire bene alla stessa; può essere utile l’aggiunta di agriperlite. Mentre il terriccio per la coltivazione in palo è importante che mantenga la struttura nel tempo poiché la coltivazione in palo, a seconda delle dimensioni, può durare da 6 a 12 mesi e se il terriccio dovesse collassare non si ottiene il risultato sperato.
Il pothos ama un ambiente molto umido, quindi si devono effettuare frequenti nebulizzazioni, è dunque importane che il substrato non si saturi d’acqua ma mantenga una buona capacità di areazione in questo modo si evita la comparsa di macchie nere fogliari dovute a eccesso di turgore nei tessuti non verdi. Il ph del substrato sarà 5,8 – 6,2, non deve mai scendere sotto il 5,5 per evitare l’eccessivo assorbimento del manganese che provoca danni alle foglie.
La qualità dell’acqua
Un aspetto fondamentale per la coltivazione del photos è disporre di acqua di buona qualità, perché le frequenti nebulizzazioni non devono imbrattare le foglie con residui che ne fanno perdere la brillantezza. La migliore acqua è la piovana che però va arricchita con del calcio che assieme al potassio viene accumulato dalla pianta, anche la temperatura dell’acqua dovrà essere il più vicino possibile a quella ambientale per non creare pericolosi shock termici.
La scelta dei concimi è molto importante per evitare di imbrattare le foglie con la fertirrigazione per aspersione. I concimi dovranno avere una buona solubilità per non lasciare residui.
Il photos e una pianta mediamente sensibile alla salinità, ma esigente in termini nutrizionali. Per soddisfare le sue esigenze si effettuano fertirrigazioni fogliari e al piede. Non bisogna eccedere con le fertirrigazioni fogliari nelle coltivazioni su palo che alla lunga potrebbero causare la formazione d’alghe sulle foglie. Il concime da utilizzare avrà una prevalenza potassica con rapporto N:P:K 1,5:1:3 alla concentrazione di 1gr/l mantenendo la CE del substrato a 1,4 mS/cm misurando con rapporto 1:1,5. Spesso i coltivatori tendono a fertirrigare per aspersione in maniera sconsiderata nella speranza di aumentare la variegatura fogliare, ma questo porta solo ad un aumento della superficie fogliare, la variegatura dipende dal materiale di partenza, dalla luce e per mantenerla non bisogna eccedere con i concimi azotati. Quindi la luminosità ideale è di 20000 – 25000 lux in relazione ad una temperatura e igrometria adeguata. Una carenza di luce porta ad un inverdimento delle foglie, mentre al contrario troppa luce provoca un eccesso di variegatura che non è apprezzata nel mercato.

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