Piante fiorite in vaso, ibiscus sempre di moda

ibiscus
Le varietà di ibiscus in commercio hanno un'ampia gamma di colori
Per le sue ottime caratteristiche ornamentali è una delle specie più coltivate; le varietà long life riscuotono successo

L’Ibiscus (Hibiscus rosa sinensis detto anche “Ibisco della Cina”) rappresenta una delle specie fiorite in vaso più richieste dal mercato.
La Campania, con oltre 400 mila piante prodotte ogni anno, è tra le regioni italiane maggiormente interessata alla coltivazione di questa specie.
Le aziende florovivaistiche dedite alla produzione di ibiscus sono concentrate in gran parte nella provincia di Salerno e Napoli e la produzione si ottiene quasi interamente in coltura protetta.
Il successo di questa specie è legato sia alla grandezza e bellezza del fiore sia ai molteplici impieghi decorativi in tutto il periodo che va dalla primavera all’autunno: come pianta in vaso da interno ed esterno, nei giardini, davanti ad edifici, ville pubbliche o private.
La tendenza degli ultimi anni è verso la produzione di piante di dimensioni contenute (max 80-90 cm di altezza) e varietà definite long life con fiore che ha una durata di tre- quattro giorni, a differenza delle varietà tradizionali la cui durata è di un solo giorno.
La produzione di boccioli è quasi incessante, tanto che nei paesi tropicali l’ibiscus è in fioritura continua per tutto l’anno.
Le nuove varietà in commercio presentano anche una vasta gamma cromatica con diverse tonalità e anche bicolori e fiore semplice o doppio.

Le esigenze pedo-climatiche
Considerata l’origine dell’ibiscus la temperatura minima non dovrebbe mai scendere sotto i 12°C. Per una buona crescita andrebbe garantita una temperatura minima di 16°C, mentre l’optimum è compreso tra 20 e 24°C di giorno e 18°C durante la notte.
Riguardo al substrato colturale, predilige terreni ben drenati e, per avere la massima disponibilità di elementi nutritivi, il pH deve essere compreso tra 5,5 e 6,5 (ottimale è 6). Nei suoli alcalini possono manifestarsi sintomi di carenza di microelementi.
Nelle aree meridionali, quando l’intensità luminosa supera i 50.000 lux (in prossimità della primavera) è importante ombreggiare al 25%; questa operazione può migliorare la qualità del fiore aumentandone le dimensioni ed esaltare il colore delle foglie che risultano più ricche di clorofilla.

La programmazione
La coltivazione è condotta prevalentemente in serra e viene programmata in funzione del periodo e del prodotto finale che si vuole ottenere.
Si parte con l’acquisto di talee radicate prelevate da piante madri coltivate in serre protette da reti anti insetti, che impediscono l’ingresso di vettori e garantiscono materiale sano. Le talee giungono nelle aziende florovivaistiche in jiffy (una talea) oppure in vasetti da 12 o 14 cm di diametro, dove sono collocate due talee.
La consegna delle piantine avviene da settembre a marzo. I florovivaisti possono scegliere di effettuare trapianti precoci autunnali, che garantiscono un anticipo di fioritura (da fine aprile), per i quali però è richiesto un discreto impegno di riscaldamento, oppure nelle prime settimane dell’anno. Trapiantando in questo periodo e utilizzando il riscaldamento solo come soccorso, la fioritura si verifica da metà giugno in poi, mentre mantenendo le temperature intorno ai valori ideali si può anticipare la fioritura a fine maggio. Con i trapianti più tardivi (marzo) non è necessario utilizzare il riscaldamento però si posticipa la produzione in un momento (agosto – settembre) di minore richiesta. Pertanto, i florovivaisti dedicano solo una piccola quota a questa scelta produttiva. Per quanto riguarda invece l’opzione “dimensione del vaso”, si assiste, solitamente, ad un’equa suddivisione tra piante ottenute nel vaso da 14 e in quello da 19 cm di diametro.

La tecnica colturale
Le piantine acquistate in vasi da 12 o 14 cm sono già state sottoposte a due o più spuntature e sono generalmente allevate fino alla fioritura per la vendita; nel caso di vasetti più piccoli (7-8 cm) o in jiffy si procede al trapianto in vaso da 14 cm oppure da 19 cm e dopo 10-15 giorni si effettua la prima spuntatura. Una seconda spuntatura si pratica dopo altri 30 giorni (45 giorni dal trapianto), in modo da ottenere un buon accestimento con una decina di rami ognuno in grado di produrre da uno a tre fiori.
Al trapianto le piantine sono sistemate vaso – vaso e successivamente distanziate ad una densità che varia tra le 12 e le 14 piante/m2, in modo che i getti laterali possano essere raggiunti dalla luce ed avere uno sviluppo rapido e uniforme.
Nel corso della coltivazione si può fare ricorso all’impiego di nanizzanti (clormequat) nel periodo invernale e/o in primavera. Tuttavia, essendo una specie molto sensibile agli eccessi di nanizzanti bisogna porre particolare cura sia alle dosi sia nella fase di distribuzione poiché un’errata distribuzione provoca l’orlatura delle foglie.
L’assortimento varietale si basa essenzialmente sulle diverse tonalità cromatiche: il colore rosso interessa il 40% del totale, il giallo e l’arancio il 25% ciascuno e il restante 10% è rappresentato da bianco, rosa e bicolori. L’aspetto ornamentale è definito dal colore, dalla durata, dal numero e dal turnover dei fiori.

Irrigazioni e concimazioni
L’ibiscus è una specie esigente sia per quanto riguarda le irrigazione sia per le concimazioni. È bene irrigare spesso, ma con volumi non eccessivi, apportando i nutritivi in fertirrigazione. Il sistema irriguo più razionale è quello con “spaghetti” e “siringa”.
Gli interventi di fertirrigazione iniziano quando le talee sono attecchite, ovvero circa 15-20 giorni dopo il trapianto. L’ibiscus è una specie molto sensibile al fosforo per cui bisogna evitare eccessi di questo elemento nel terreno. Inizialmente si utilizza un concime complesso con più elevato contenuto in azoto (rapporto 2:0,5:1) con aggiunta di magnesio e ferro (indicativamente il 10% di solfato di magnesio e l’1% di chelato di ferro). Successivamente, in fioritura, si passa ad un concime a più elevato contenuto in potassio (rapporto 1:0,5:2). Nella prima fase si effettuano 2-3 fertirrigazioni distanziate di 7-10 giorni; dalla fioritura alla fase di vendita si interviene più frequentemente (5-6 interventi). La EC può essere portata fino a valori massimi di 2,5 mS/cm nella fase di fioritura.

La difesa
L’ibiscus raramente è danneggiato da malattie, ma soffre dei marciumi radicali causati da ristagno idrico.
Tra i parassiti animali, invece, sono particolarmente difficili da combattere la mosca bianca e gli acari rosso e giallo. Altri parassiti che possono infestare la specie sono gli afidi e le cocciniglie (cocciniglia bruna e cocciniglia farinosa). La lotta va condotta con trattamenti continui (ogni 7-10 giorni) alternando i principi attivi. Nella tabella 2 sono riportati i principali parassiti dell’ibiscus e i prodotti impiegati per la difesa.
Alcune aziende, specializzate nella coltivazione dell’ibiscus, adottano con successo la difesa biologica per la mosca bianca utilizzando Encarsia formosa, insetto parassitoide del Trialeurodes vaporarorium e l’acaro predatore Typhlodromips swirskii.

Gli aspetti economici
Per la coltivazione dell’Ibiscus è necessario disporre di adeguate strutture e impiantistica e va considerato l’elevato costo del materiale di propagazione. Le piante sono acquistate sia da ditte italiane sia all’estero.
Dall’analisi del costo di produzione, con riferimento a 1.000 m2 di serra, di una coltivazione condotta nell’areale floricolo della fascia costiera della provincia di Napoli, partendo da piantine acquistate in jiffy (costo unitario pari a 0,50 euro) trapiantate in autunno (novembre) in numero di 2 in vaso da 14 cm di diametro e utilizzando il riscaldamento, emerge la forte incidenza dei mezzi tecnici (oltre il 70%) tra cui predominano la spesa per l’acquisto delle piantine (poco più del 52%), mentre una discreta incidenza ha anche l’onere per il riscaldamento (poco meno del 37%).
Altra voce di spesa di una certa rilevanza è rappresentata dalla manodopera la cui incidenza si attesta intorno al 18,5% circa con un impegno complessivo di circa 600 ore (la fase di trapianto, cimatura e spaziamento dei vasi risultano le più onerose). Le quote di ammortamento e manutenzione di strutture e impianti si attestano poco al di sotto del 6%.
Infine, tutte le altre voci (interessi, direzione, spese generali) assommano al restante 4% circa.
In definitiva, il costo di una singola pianta, considerata una densità netta pari a 12 piante/m2, si attesta in circa 2,65 euro, che rappresenta il prezzo a cui mediamente va venduta l’intera produzione per coprire tutti i costi di produzione.

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