Tuta absoluta e pomodoro, una battaglia ancora lunga

tuta absoluta
Erogatore per la confusione sessuale contro la tuta
Dal 2018 nuove e imponenti presenze del fitofago hanno costretto le aziende ad un duro lavoro di contenimento

Le prime segnalazioni di Tuta absoluta, comunemente conosciuta come Tignola del pomodoro, risalgono a circa 12 anni fa, precisamente nel 2007, quando è comparsa per la prima volta in Spagna. Anche in Italia ne ha fatta di strada nei campi coltivati a pomodoro sia in serra che all’aperto.
Dal 2008 questa nuovo ospite si è sviluppata anche in Sicilia e, in meno di 24 mesi, in tutta la penisola.
Approssimati, inefficaci e completamente inutili sono stati i tentativi di fermarne l’avanzata.
Nella provincia di Salerno ma anche in tutta la Campania, durante i primi anni ci sono stati danni incalcolabili dovuti a diverse cause: l’uso inopportuno di molecole non specifiche, l’uso di prodotti inefficaci, la scarsa conoscenza dei cicli.

Una femmina può deporre oltre 200 uova e può fare numerose generazioni all’anno. Un ciclo da uova ad adulto può avvenire anche in soli 25 giorni.
Dal 2017, con la disponibilità di nuovi principi attivi più specifici, la maggior attenzione degli agricoltori, la più approfondita conoscenza dello sviluppo e della sua estrema pericolosità, si è tornati a coltivare e raccogliere con una certa tranquillità pur commettendo il grave errore di affidarsi completamente ai diversi ma pochissimi principi attivi efficaci a disposizione che, quasi da soli, hanno portato a raccolta con danni molto limitati e senza grandi difficoltà.

Nel 2018

Nel 2018, questa situazione di calma apparente, in cui la presenza di Tuta absoluta che sembrava essere diminuita notevolmente rispetto alla stagione precedente, è cambiata all’improvviso.
Nei trapianti di pomodoro precoci, tra gennaio e fine febbraio in coltura protetta, sembrava tutto procedere per il meglio grazie alla difesa impostata negli anni precedenti. Ma da maggio 2018 tutti i pomodori che erano in coltivazione, sia in serra che in pieno campo, hanno subito continue invasioni. Le trappole a feromoni installate per il monitoraggio catturavano centinaia di adulti a notte. Non si faceva in tempo a pulirle e reinstallarle che in poche ore, erano nuovamente piene di maschi catturati.

tuta absoluta
Anche i pomodori in maturazione possono essere attaccati dalla tuta

I danni causati dalle larve erano diffusi dalle foglie basali alle cime, dalle bacche con i fiori appena allegati ai frutti pronti alla raccolta.
Gli agricoltori in queste situazioni drammatiche, presi dalla disperazione, hanno provato una serie di tecniche: dai trattamenti con i prodotti autorizzati, alla defogliazione ed asportazione delle foglie. I più svariati e fantasiosi strumenti e prodotti per la difesa sono stati messi alla prova ma tutti hanno fallito.
La diffusione della Tuta sulla vegetazione è stata inarrestabile, causando ingenti danni economici. Questa situazione si è protratta per tutto il 2018.

Nuove soluzioni

A questo punto alcuni agricoltori, per avviare la nuova campagna di coltivazione di pomodoro, che fino a quel momento si erano affidati esclusivamente alla difesa convenzionale con i principi attivi disponibili, visti i risultati ottenuti, hanno azzerato tutto e si sono rimessi alla ricerca di nuove soluzioni.
Nella Piana del Sele, la fagscia costiera che va da Salerno a Capaccio, la produzione di pomodoro in serra, fino agli anni 90, era floridissima. Si apprezzavano fino a 3000 ettari di colture protette dedicate solo a questa solanacea. Con l’arrivo del nuovo millennio è diminuito fortemente l’interesse e gli investimenti per questa specie, ma rimanendo ben presente in due tipologie di aziende agricole e apparentemente contrapposte:
- aziende ben strutturate che fanno ancora oggi del pomodoro il nucleo principale e tradizionale dell’attività di queste grandi imprese;
- aziende medio piccole dove si punta a produrre un pomodoro di alta qualità da diversi punti di vista, come la coltivazione di specie autoctone, oppure di varietà ibride caratterizzate da un ottimo sapore ed esaltante profumo dei frutti, o ancora per l’assenza di principi attivi chimici, comunemente definito “prodotto a residuo zero”.

Una realtà

Un’azienda che punta all’altissima qualità sotto tutti questi aspetti è l’azienda di Felice Balzano, sita in agro di Eboli, nel bel mezzo della Piana del Sele.

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Felice Balzano

Trattasi di una realtà che coltiva diverse tipologie di pomodorino colorato: dal classico rosso fuoco, al giallo, dal color miele, al cosiddetto nero e, siccome la commercializzazione di questi pregiati frutti è diretta ad un mercato molto esigente e a cucine di ristoranti stellati, il problema Tuta absoluta ha seriamente messo in dubbio la possibilità di continuare la coltivazione.
Non arrendendosi ai continui fallimenti nella difesa convenzionale, Balzano cerca di mettere insieme altri strumenti rivolgendosi alle tecniche tipiche del controllo biologico.

Dal trapianto

La difesa, intesa in senso globale della pianta di pomodoro, inizia addirittura prima del trapianto.
Le radici delle giovani piante di pomodoro al momento del trapianto, per agevolare la radicazione e per proteggerle da patologie telluriche, come Fusarium oxysporum, Pythium, Verticillium, Pyrenochaeta lycopersici, Phytophthora, sono state inoculate le micorrize Glomus intraradices ed il batterio antagonista Streptomyces griseroviridis K61.
Durante il ciclo di coltivazione, Balzano ha distribuito al terreno attraverso l’impianto di fertirrigazione, vari microrganismi utili, ad iniziare dal Thrichoderma.

Il miride

Dopo 2 settimane dal trapianto, sono iniziati i lanci del miride predatore: Macrolophus pygmaeus, molto diffuso nel bacino del Mediterraneo. Il ciclo da uovo ad adulto in condizioni ideali, a circa 25°C, dura anche meno di un mese.

Macrolophus pygmaeus

Durante il ciclo si susseguono 5 stadi giovanili tutti attivi predatori come lo sono gli adulti di questa specie. Il predatore è in grado di sfruttare anche come fonti di cibo afidi, acari, larve di agromizidi e uova di lepidotteri come Tuta absoluta, soprattutto in situazione di buon insediamento sulla coltura.

La tecnica

La distribuzione è stata ripetuta per due settimane, arrivando ad un totale di 4 individui per m2 soprattutto in zone delle serre dedicate ad agevolare l’allevamento. Alla prima comparsa dei fiori sono state installate delle arnie di Bombi per l’impollinazione.
Per tutto il periodo di coltivazione, Balzano, ha trattato le piante di pomodorino colorato con il Bacillus thuringiensis sia var. kurstaki che aizawai, utilizzando prodotti commerciali che li contenessero entrambi o separatamente. A questi aggiungeva sempre un prodotto a base di alginato per migliorare la distribuzione ed ottimizzarne l’efficacia.
Per completare la difesa dalle altre patologie fungine, Balzano ha effettuato trattamenti fogliari con un prodotto base di chitosano e la propoli idro-alcolica. Questa miscela del tutto naturale, senza tempi di carenza ne tempi di rientro in serra ed in ultimo ma non meno importante, completamente selettivo per gli ausiliari utili, non ha reso necessario il ricorrere ad altri prodotti.

Bagnature fogliari

Alla difesa dalla Tuta con la preparazione opportuna della struttura serricola, i feromoni per la confusione sessuale e il monitoraggio, gli ausiliari e gli agrofarmaci compatibili, Balzano ha aggiunto anche una semplice tecnica dissuasoria.
Grazie al clima secco e molto caldo della primavera nella provincia di Salerno, sono state effettuate, spessissimo, per molti giorni anche consecutivamente, delle bagnature fogliari mattutine di pochi minuti.
«Questa tecnica – spiega Balzano – fatta al mattino presto, crea un ambiente sulla pianta poco ospitale alla femmina della Tuta che preferisce andare ad esplorare altrove posti per depositare. Di sicuro – continua Balzano – i raccolti di quest’anno 2019 sono stati ottimi. Gli strumenti utilizzati e le tecniche agronomiche applicate, sono state sufficienti a permetterci di guardare al futuro con ottimismo. Di sicuro la guerra non è finita».
Balzano termina dicendo: «ci vorrà ancora qualche anno affinché la Tuta absoluta sia definitivamente integrata nel nostro ambiente naturale e che diminuisca la sua pericolosità. Nel frattempo, ho capito che devo avvalermi di tutti gli strumenti che la scienza mi offre per la difesa».

Tuta absoluta e pomodoro, una battaglia ancora lunga - Ultima modifica: 2019-09-24T10:34:26+00:00 da Lucia Berti

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