Per la difesa dello zucchino molte opportunità bio

zucchino
Per ottenere una buona difesa dello zucchino occorre intervenire con tempestività
È possibile applicare strategie integrate che prevedono il lancio di predatori e parassitoidi per soluzioni a basso impatto ambientale

Lo zucchino negli areali di produzione del Nord Italia si offre con diverse caratteristiche merceologiche legate soprattutto al colore del frutto e con due tipologie di conduzione della coltura: in coltura protetta (tunnel freddo) ed in pieno campo.
In coltura protetta i trapianti iniziano in febbraio/marzo con maggior precocità per le strutture di superiore valore tecnologico; in seguito, si riprende a trapiantare in tunnel dopo la metà di agosto per ottenere produzioni autunnali.
In pieno campo i trapianti prendono il via da aprile e frequentemente sono assistiti da una semi forzatura (tessuto non tessuto o “tunnellino” plastico) per cautelarsi dai ritorni di freddo sempre in agguato.
Afidi
Il principale fitofago per lo zucchino è l’afide (Aphis gossypii), che può dare luogo ad imponenti infestazioni in grado di danneggiare la coltura in vari modi: indebolimento delle piante, emissione di melata che imbratta i frutti e trasmissioni di virosi con specifico riferimento ai cicli in pieno campo ed a quelli estivo/autunnali in coltura protetta. In particolare quest’ultimo aspetto ha assunto un importante rilievo nel corso degli ultimi anni quando dall’estate sono stati segnalati numerosi casi di coltivazioni andate in crisi proprio a causa di estese presenze di virosi; la trasmissione della virosi è particolarmente dannosa se avviene su piantine giovani di recente trapianto.
Fatte queste considerazioni è evidente che la difesa deve partire alla prima presenza di afidi alati che portano il fitofago sulla coltura; la preferenza è da accordare agli aficidi specifici sistemici (ad esempio flonicamid) in grado perciò di proteggere completamente una pianta che per la sua morfologia offre molto riparo a fitofagi che formano dense colonie nella pagina inferiore delle foglie. È chiaro che il parametro di riferimento per la scelta della sostanza attiva da utilizzare deve essere la compatibilità con gli organismi utili impiegati sulla coltura per strategie integrate di difesa dove i due mezzi possono dare luogo a sinergie vincenti.
Infatti una valida alternativa ai trattamenti aficidi è rappresentata dall’impiego in lanci ripetuti del parassitoide Aphidius colemani, che in diverse esperienze condotte nell’ultima stagione colturale ha mostrato di poter interferire concretamente con lo sviluppo delle infestazioni dell’afide, grazie ad alcune ben precise caratteristiche che ne hanno contraddistinto l’azione:
- tempestività d’azione;
- raggiungimento di importanti percentuali di parassitizzazione (in alcun casi anche il 90%);
- buona capacità di ricerca e diffusione sulla coltura anche in condizioni di bassa presenza del fitofago.
Tutte queste caratteristiche hanno portato nella direzione di una riscoperta di questo parassitoide che negli ultimi anni era stato messo da parte in favore dell’uso esclusivo dei trattamenti aficidi chimici oppure, come tecnica di difesa biologica, a vantaggio dell’impiego di predatori come i coccinellidi.
Nei casi in cui le infestazioni abbiano raggiunto densità elevate o quando si interviene in ritardo, è possibile affiancare l’azione del parassitoide con trattamenti abbattenti con aficidi specifici prima del lanciio o con prodotti a base di polisaccaridi che non interferiscono con l’attività del parassitoide.
Ragnetto rosso
Tetranychus urticae è il tipico ragnetto rosso delle colture ortive che si avvantaggia in particolare di condizioni ambientali caldo siccitose.
Ormai da diversi anni la base della difesa delle ortive da questo fitofago è rappresentata dalle introduzioni in campo dell’acaro predatore Phytoseiulus persimilis, che una volta insediatosi, è in grado di limitare efficacemente lo sviluppo del ragnetto.
In coltura protetta i lanci devono iniziare al primo ritrovamento di ragnetto e portano ad introdurre 10-15 esemplari per metro quadrato; negli ultimi anni la tecnica dei lanci si è ampliata al pieno campo con esperienze di lanci precoci per un totale di 8-15 fitoseidi/m2. Il fitoseide è un predatore dalla grande capacità di ricerca che però deve essere messo nella condizione di potersi muovere agilmente sulla coltura (non vola perché è un ragno), per cui è bene iniziare i lanci quando le piante si toccano oppure che sia almeno presente la pacciamatura su cui i fitoseidi possono spostarsi da una pianta all’altra in cerca delle prede.
In caso prendano il via focolai di infestazione ad alta presenza di ragnetto e si sia già avviato il programma di lanci del fitoseide è bene intervenire con un acaricida con trattamenti localizzati.
Tripidi
Lo sviluppo dello zucchino può essere danneggiato anche dalla presenza dei tripidi, con particolare riferimento a Frankliniella occidentalis, che, pur se irregolare, può, in determinate annate, divenire temibile in particolare in piena estate, come accaduto nel 2012.
I frutti attaccati presentano delle fuoriuscite di gommosi là dove probabilmente il tripide compie le punture di alimentazione.
In genere la presenza dei tripidi su zucchino in coltura protetta viene gestita efficacemente utilizzando i lanci dell’acaro fitoseide predatore Amblyseius cucumeris secondo diverse modalità:
1 - i fitoseidi introdotti (in due lanci) a partire da materiale disperdente contenuto in bottigliette di plastica offrono un’azione più veloce e meglio si adattano alle condizioni colturali estive;
2 - l’impiego di sacchetti (bags) a rilascio progressivo si lasciano preferire in primavera per introduzioni preventive.
In ogni caso occorre raggiungere i 150-200 individui per metro quadrato.
Quando si teme che la coltura possa essere attaccata sì dai tripidi, ma anche dagli aleurodidi si può gestire efficacemente la situazione, sfruttando le qualità di predatore generalista dell’acaro fitoseide Amblyseius swirskii, attivo su entrambi i fitofagi, secondo le stesse modalità operative già indicate per A. cucumeris.
In ogni caso occorre raggiungere i 50-80 individui/m2.
Aleurodidi
Sul finire dell’estate in coltura protetta è possibile che compaiano sullo zucchino gli aleurodidi (Trialeurodes vaporariorum per gli areali del Nord Italia). In genere non rappresentano un problema perché comunque vengono limitati dai trattamenti effettuati sulla coltura con gli aficidi.
In caso di presenza di popolazioni consistenti del fitofago è possibile ricorrere a trattamenti specifici oppure attuare strategie di difesa che comprendano l’introduzione in serra dell’acaro fitoseide Amblyseius swirskii alla dose di 50-80 individui/m2 in due successivi lanci; occorre sempre ricordare che questo fitoseide predatore è attivo anche nei confronti del tripide, per un’introduzione precoce può garantire il produttore da cattive sorprese da entrambi i fitofagi.
Il panorama dei fitofagi che possono attaccare lo zucchino è ampio ma il contesto colturale può essere razionalmente gestito a patto di agire con accortezza, facendo attenzione a non lasciare che le infestazioni assumano dimensioni ragguardevoli. Occorre perciò un monitoraggio costante della coltura per avviare immediatamente, al primo ritrovamento, una strategia di controllo, che deve mettere in campo tutte le tecniche disponibili.

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