FRUITLOGISTICA

Ortofrutta, vince la qualità purché sia a basso costo

Nell’Ue impennata dei discount. Cresce il commercio internazionale. E molti puntano sull’Asia

Solito successo per Fruit Logistica, la grande fiera internazionale del settore ortofrutticolo tenutasi a Berlino.

I dati sono come al solito impressionanti: 2.600 espositori da 84 paesi del mondo e 62.000 visitatori esclusivamente appartenenti al settore business. Una fiera che quindi conferma il proprio ruolo di appuntamento su scala mondiale nonostante i costi esorbitanti di esposizione.

Nonostante la crisi il commercio ortofrutticolo internazionale continua in effetti a crescere - e ogni anno si aggiungono sulla scena nuovi protagonisti, sia fra i paesi produttori sia fra quelli importatori. Questo per effetto delle crescenti liberalizzazioni e dei sempre più numerosi accordi bilaterali, che abbattono le barriere daziarie facilitando gli scambi. Accade quindi che paesi che erano fino a pochi anni orsono “outsiders” oggi si ritrovano nel ruolo di veri e propri protagonisti. È il caso, tanto per fare un esempio, del Perù che in poco meno di un decennio è divenuto un grande esportatore di uva da tavola, frutta tropicale, asparagi, banane biologiche

I grandi produttori non indirizzano i loro prodotti come una volta solo verso gli Usa e l’Ue, ma hanno moltiplicato il loro impegno verso i paesi asiatici. È il caso dell’Argentina (quest’anno ospite d’onore a Fruit Logistica), della Nuova Zelanda e soprattutto del Cile, un grande esportatore che, come altri, ha puntato molto sull’Asia, diversificando in maniera “strategica” i propri mercati. L’Europa rimane comunque un mercato cardine a livello mondiale: non a caso il 71% dei visitatori proviene proprio dal nostro continente. L’Ue appare sempre più pervia alle importazioni da tutto il mondo per effetto della politica di liberalizzazione che la Commissione Ue continua (imperterrita) a perseguire. E questo nonostante non sempre vi sia la medesima disponibilità da parte delle controparti: spesso le barriere per le produzioni europee sono di carattere non-daziario (es. fitopatologico) e le esportazioni possono essere oltremodo difficoltose - si veda per esempio il caso della Cina.

Gli europei sono sempre più interessati a prodotti “a basso costo” anche per effetto del notevolissimo sviluppo dei discount in molti paesi dell’Ue. I discount europei hanno di sicuro nei recenti anni aumentato i propri standard qualitativi, ma il loro primo obiettivo rimane comunque sempre e comunque il prezzo. Questo può spiegare la spasmodica ricerca da parte dei grandi buyers dell’Ue di sempre nuovi paesi fornitori, capaci di rifornirli di prodotti con sufficienti standard qualitativi e a prezzi sempre più convenienti. Si può quindi così spiegare il grande attivismo delle grandi società commerciali che agiscono su scala internazionale.

Come noto, i grandi intermediari del settore ortofrutticolo sono gli olandesi, proprio loro quest’anno hanno superato italiani e spagnoli come maggiori espositori del Fruit Logistica. E questo nonostante che l’ortofrutticoltura olandese soffra non meno di quella italiana: se però va male nella produzione può andare meglio nel commercio.

Venendo proprio agli italiani: la presenza tricolore è parsa (tranne, s’intende, le dovute eccezioni) forse un poco più appannata rispetto agli scorsi anni. Il settore ortofrutticolo italiano soffre gli stessi mali di tante altre imprese produttive del paese. Molte aziende di produzione e commercio ortofrutticolo italiane che nello scorso decennio si erano organizzate per reagire al meglio alla grande concorrenza internazionale oggi frequentemente soffrono soprattutto per carenza di liquidità – una carenza spesso dovuta allo zoppicante (usiamo un eufemismo…) sistema creditizio italiano. La carente liquidità del settore può rappresentare oggi un limite che rischia di rendere talora inutili gli investimenti effettuati nei recenti anni per affrontare in maniera competitiva il mercato nazionale e internazionale.

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