Lilium in Campania, varietà e mercati

lilium
Si punta sulle varietà meno esigenti e a ciclo più breve. La diffusione degli ibridi Ot e Llo nel tentativo di ridurre i costi

Il lilium ha subito, negli ultimi anni, una significativa riduzione delle superfici coltivate a favore di altre specie “minori” (tulipano, fresie, anemoni, ranuncoli, ecc.) che richiedono minori investimento di capitali e sono maggiormente richieste, anche all’estero, per la “mazzetteria”.

Gli steli di Lilium prodotti in Campania sono, solitamente, di elevata lunghezza e, quindi, non utilizzabili per le composizioni, ragione per cui non si è creato un mercato dell’esportazione e i consumi sono solamente interni, tra l’altro ridotti negli ultimi anni per reali motivi economici.

La diffusione dei pellets per il riscaldamento ha incoraggiato le coltivazioni invernali ma, complessivamente, la produzione di questa specie si è ridimensionata poiché penalizzata dalla necessità di un notevole investimento per l’acquisto dei mezzi tecnici, in primis dei bulbi, e per le esigenze termiche, relativamente elevate per realizzare produzioni di buona qualità.

Dall’altro canto, si assiste a un adeguamento delle tipologie di Lilium con una netta riduzione dell’incidenza degli ibridi orientali a favore degli Ot (incroci tra orientali e trumpeth). Questi ultimi, tra l’altro, si presentano più vigorosi, più resistenti, più precoci e con migliore qualità dell’infiorescenza (con boccioli più grandi e vistosi). Proprio la possibilità di completare il ciclo in un arco temporale più breve ha favorito l’affermazione degli Ot, stante il tentativo di contenere i sempre più rilevanti costi energetici; contemporaneamente si è arrestata l’introduzione di varietà del gruppo Llo (ibridi tra longiflorum e orientali) per la riduzione degli investimenti.

Le superfici

Attualmente le superfici investite con questa specie sono stimate in circa 55-60 ettari, concentrati per lo più nell’area sud vesuviana, tra i comuni di C/Mare di Stabia, S. Maria La Carità, Sant’Antonio Abate, Pompei, Gragnano, Scafati e Angri.

Riguardo al substrato di coltivazione, premesso che i lilium necessitano di terreni sciolti e ben lavorati, le esigenze dei tre gruppi si differenziano. Per gli ibridi orientali, che sono quelli più esigenti, il pH dev’essere compreso tra 6,0 e 6,5 e la conducibilità elettrica non deve superare i 600 µS. Meno esigenti sono gli LA che tollerano un range di pH più ampio (tra 5,5 e 7,0) e valori più elevati di salinità (fino a 1.000 µS). Infine, i longiflorum sono quelli che si adattano maggiormente, tollerando valori di pH fino a 7,5 e conducibilità elettrica anche di poco superiore a 1.000 µS.

Per quanto concerne le esigenze termiche, i valori ideali di coltivazione per tutti i gruppi di lilium dovrebbero essere compresi tra i 15 e i 18°C; la temperatura non dovrebbe scendere sotto i 10-12 °C (in relazione alla fase di coltivazione) e superare i 21-25 °C, anche se in commercio sono presenti varietà adatte alle diverse stagioni che sopportano bene anche temperature che si discostano di qualche grado da quelle indicate. I valori igrometrici devono essere compresi tra il 60 e l’80% (ideale è il 75%). Condizioni di elevata umidità in combinazione con scarsa quantità di luce provocano l’ingiallimento delle foglie adulte.

L’intensità luminosa influisce sulle caratteristiche qualitative degli steli e dell’infiorescenza. L’impiego di lampade, comunque, è stato superato dalla selezione di varietà che si adattano alle ridotte condizioni di luce del periodo invernale.

 

Leggi l'articolo completo su Colture Protette n. 9/2016  L’Edicola di Colture Protette

 

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