DOSSIER POMODORO DA MENSA

Puntano sulla qualità di mercato le nuove varietà romagnole Forma regolare, colore rosso brillante, elevato grado brix. Oppure di grossa pezzatura e polpa succosa. Ecco cosa il mercato chiede ai pomodori rossi e a quelli a bacca invaiata. La conferma è venuta dal Crpv di Cesena (Centro ricerche produzioni vegetali) che, in collaborazione con Astra, ha organizzato a fine giugno una visita guidata con mostra pomologica alle prove di confronto varietale in coltura protetta di pomodoro insalataro e a grappolo e di melone. La giornata tecnica si è svolta presso il centro serre dell’unità operativa “Mario Neri” di Imola (Bo). 

Puntano sulla qualità di mercato le nuove varietà romagnole

Le sperimentazioni Crpv si sono applicate alle caratteristiche merceologiche più che a quelle agronomiche. In primo piano però anche le rese produttive. Ecco le cultivar emergenti

 

Forma regolare, colore rosso brillante, elevato grado brix. Oppure di grossa pezzatura e polpa succosa.
Ecco cosa il mercato chiede ai pomodori rossi e a quelli a bacca invaiata. La conferma è venuta dal Crpv di Cesena (Centro ricerche produzioni vegetali) che, in collaborazione con Astra, ha organizzato a fine giugno una visita guidata con mostra pomologica alle prove di confronto varietale in coltura protetta di pomodoro insalataro e a grappolo e di melone. La giornata tecnica si è svolta presso il centro serre dell’unità operativa “Mario Neri” di Imola (Bo).
L’incontro è stato programmato in un momento in cui le raccolte erano ancora in pieno svolgimento ed i dati produttivi non ancora elaborati: questo ha permesso comunque ai numerosi tecnici, operatori commerciali e responsabili delle ditte sementiere di vedere da vicino i materiali in valutazione e toccare con mano le piante ancora in produzione.
 

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Canestrino di Lucca reddito dalla tradizione

È una vecchia varietà che negli ultimi anni ha suscitato grande interesse nei consumatori toscani. Una produzione di nicchia e locale, ma che permette di sottrarsi alla concorrenza proveniente da altre zone orticole.

 

La globalizzazione che ha interessato anche i mercati ortofrutticoli, la coltivazione su larga scala degli ibridi F1 e l’avvento della grande distribuzione hanno portato alla quasi estinzione le vecchie varietà locali di ortaggi, che pur avendo produttività inferiori e scarsa resistenza alle malattie, avevano, spesso, interessanti qualità organolettiche.
Tuttavia negli ultimi anni si sta assistendo ad una inversione di tendenza: la maggiore richiesta di prodotti tipici del territorio da parte dei consumatori, supportata dall’azione promozionale di alcune regioni (prime fra tutte la Toscana con le sue leggi regionali N°59/1997 e 64/2004 sulla salvaguardia delle razze e varietà locali di interesse) ha favorito il ritorno alla coltivazione di alcune vecchie varietà da parte di coltivatori locali medio-piccoli, anche per sottrarsi alla concorrenza esercitata da produttori di altre zone orticole (spesso all’estero).
 

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Mezzi tecnici e manodopera. Anticipazioni onerose

L’incremento dei prezzi delle materie prime e il forte costo del lavoro scoraggiano i produttori di pomodoro campani. Ne subisce le conseguenze fra l’altro la cultivar Lancelot: frenata la suadiffusione

 

Il pomodoro “lungo”, raccolto a “verde” come insalataro, rappresenta la tipologia più commercializzata nella Piana del Sele, principale bacino di produzione del pomodoro da mensa in Campania (poco più del 70% del totale regionale).
«Per il pomodoro da mensa, coltivato esclusivamente in coltura protetta – spiega Vincenzo Cuomo, orticoltore della Piana del Sele – le elevate anticipazioni finanziarie, sia per l’acquisto dei mezzi tecnici sia per le operazioni colturali, in cui necessita la manodopera, rappresentano un freno all’aumento degli investimenti. A questo si aggiunge non solo il rischio legato alla coltivazione, ma anche l’aleatorietà dei mercati che, spesso, non ripagano adeguatamente il prodotto e, in alcuni momenti, addirittura non lo richiedono».
Nell’ambito della tipologia a frutto lungo, la varietà Lancelot F1 domina la scena, rappresentando circa il 70% del totale.
 

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Coltivare su substrato inerte per ridurre il costo del lavoro

Dalla Sardegna un sistema d’allevamento innovativo per il pomodoro da mensa in coltura protetta. Secondo l’Agenzia regionale Laore permette di contenere le spese di manodopera

Lo studio di tecniche alternative a quelle attualmente utilizzate nel pomodoro da mensa in serra persegue l’obiettivo di contenere quanto più possibile il costo di produzione, per ridare competitività alle imprese. La manodopera e i costi energetici sono le voci più importanti del costo di produzione del pomodoro da mensa in serra, per cui riuscire a limitare il numero delle ore di manodopera impiegate ne riduce sensibilmente il costo stesso. Inoltre, non bisogna trascurare il fatto che il reperimento di manodopera specializzata da parte delle imprese risulta sempre più difficoltoso.
L’idea, messa a fuoco dall’Agenzia regionale Laore, della Regione Sardegna, nasce con l’obiettivo di dare un’alternativa valida sia dal punto di vista tecnico che della sostenibilità economica, a un comparto che vive un momento contingente molto delicato.
Attualmente, riuscire a ottenere un reddito adeguato è un impresa che sta diventando sempre più difficile. L’aumento inesorabile del costo di produzione, non viene infatti, controbilanciato in maniera adeguata dal prezzo di vendita del prodotto alla produzione.
 

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E a Marsala si prova il pomodoro datterino

Una sperimentazione dei tecnici della Regione Siciliana suggerisce che in provincia di Trapani anche questa tipologia può essere coltivata con successo. E può integrare e sviluppare la più radicata produzione del costoluto

Alla luce delle tendenze registrate in altre realtà pomodoricole e in seguito alla comparsa sul mercato di nuove tipologie molto accette ai consumatori, la sezione operativa di Marsala (Tp) dell’Esa (Ente di sviluppo agricolo) Regione Siciliana ha ritenuto opportuno effettuare un’indagine sperimentale per verificare se in zona esistono le condizioni per introdurre, oltre alle altre tipologie di pomodoro da mensa, anche il datterino.
La prova dalla sezione operativa di Marsala è stata realizzata nell’ambito di un programma di attività nel settore orticolo finanziato dall’assessorato Agricoltura e foreste della Regione Siciliana. Si è operato in ambiente protetto, lungo la fascia costiera del territorio marsalese, in contrada Birgi. Un’area che per le sue caratteristiche pedoclimatiche e le qualità dell’acqua d’irrigazione presenta condizioni ideali per la coltivazione del pomodoro.
 

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Il consumatore è più esigente? La risposta sta nell'innovazione

Alla manifestazione Tomato Conference, promossa ad Amsterdam da Syngenta Seeds, sono state prese in esame le nuove richieste del mercato europeo: oggi i consumatori sono più attenti alla qualità organolettica degli ortaggi e agli aspetti salutistici. Ed è in arrivo un sapore inedito, il gusto di glutammato

Il palato diventa più raffinato e il consumatore attento cerca nuove proposte da sottoporre ai propri sensi, a partire dalle papille gustative capaci di cogliere e apprezzare profumi e aromi come quelli del pomodoro che sono stati al centro di un’analisi presentata nel corso di Tomato Conference, manifestazione promossa da Syngenta Seeds nel maggio scorso ad Amsterdam, che ha “sezionato” le diverse sfumature in fatto di sapori e aromi della solonacea.
L’approfondimento ha preso in esame le tendenze del nuovo consumatore, più attento alla qualità organolettica dei vegetali e agli aspetti salutistici, aggiungendo, inoltre, nella determinazione dei sapori un quinto gusto: l’umami (parola giapponese che significa “delizioso”; si tratta di un sapore vicino a quello del glutammato).
Dunque il lavoro di miglioramento genetico, è il messaggio emerso ad Amsterdam, dovrà arricchire i pomodori da mensa di nuovi sapori e colori.
Con oltre 125milioni di tonnellate di pomodori prodotti nelmondo è facile intuirequale sia l’interesse suquesta coltura che vede laCina il principale produttore, seguito da Stati Uniti e Turchia.
 

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