Pisello odoroso, quando l’originalità premia

pisello
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Viene coltivato come pianta ornamentale da fiore reciso. Fiori profumati, con colori variabili dal bianco al rosa al viola-blu

Il Lathyrus odoratus L., noto come pisello odoroso, è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia della Fabaceae, che viene coltivata come pianta ornamentale da fiore reciso in quanto produce fiori profumati, con colori variabili dal bianco al rosa al viola-blu. I frutti, costituiti da baccelli verdi contenenti semi, non sono commestibili poiché contengono una tossina pericolosa per l’uomo; vengono eventualmente lasciati maturare sulle piante e raccolti al solo scopo di recuperare i semi per i nuovi impianti.

L’azienda Capelli si trova a Sanremo, in una conca dal microclima favorevole, ma, come spesso succede nel ponente ligure, si sviluppa su fasce a diversi livelli, a causa della pendenza tipica del territorio. La superficie totale è di circa 1 ettaro, su cui insistono 7.500 metri quadri di serre automatizzate e attrezzate per la coltivazione; il pisello odoroso è coltivato principalmente in terra su bancali rialzati o appoggiati al suolo ma vi è anche una parte dell’azienda dotata di sacchi di coltura o canalette contenenti perlite (secondo il modello olandese) o una miscela costituita da terriccio + torba + sabbia + pomice.

Il seme

Poiché si tratta di una coltivazione veramente poco diffusa, è anche difficile reperire un seme di buona qualità, inoltre in commercio si trovano spesso semi non selezionati e con colori misti; per questo da alcuni anni Roberto seleziona personalmente varietà e colori: «ogni anno – racconta – vengono tenute delle piante apposta per la produzione di seme; dopo le prime raccolte si individuano gli esemplari più vigorosi, dai colori più interessanti, e si lasciano sfiorire per raccogliere i baccelli». Ma il lavoro non finisce qui, una volta individuato un colore ci vogliono almeno 3-4 anni di semine successive per “stabilizzarlo”, inoltre nessuno riesce a prevedere il contenuto di un baccello, che a maturità può raggiungere la dimensione di un dito. Un buon baccello può contenere fino a 8 semi, ma se è scarso appena due inoltre i semi raccolti vanno poi ulteriormente selezionati in base a forma e colore. I colori di base sono 4: bianco, blu, lavanda, e rosa ma lavorando in questo modo Roberto è arrivato ad avere in produzione circa 10-12 colori diversi. A seconda del colore del fiore infine, le piante producono un seme di diversa qualità, i migliori produttori sono il blu, il rosso, il bianco ed il rosa scuro e chiaro, mentre è difficile avere un buon seme da lavanda, arancio, fucsia e crema.

La tecnica colturale

Nell’azienda Capelli viene effettuata una semina diretta utilizzando 30 semi ogni metro lineare di bancale; i semi sono messi a gruppi di 6 con l’obiettivo di avere almeno 3 piante “buone” per gruppo, se ne nascono di più le peggiori vengono sacrificate; ogni anno vengono seminati 10 kg di seme, che corrispondono a circa 30.000 piante (ndr ci sono circa 300 semi in 100 grammi), in una unica fila al centro del bancale. La semina viene fatta a distanza di 15-20 giorni nelle 4 serre e comincia all’inizio di settembre mentre il raccolto inizia verso fine novembre-inizio dicembre per protrarsi fino a fine maggio; l’estate particolarmente calda del 2015 ha fatto spostare la data di semina dopo il 15 settembre, in quanto con temperature superiori ai 25-28ºC il Lathyrus ha problemi di germinazione e vegetazione. Per avere fiore di buona qualità è comunque necessario uno sbalzo termico tra il giorno e la notte, altrimenti c’è il rischio che la pianta vada in sofferenza e fiorisca su uno stelo troppo corto; viceversa temperature troppo basse (sotto i 5ºC) bloccano la pianta quindi con inverni particolarmente rigidi è necessario scaldare; la pianta è inoltre molto sensibile alla luce, per cui le serre vengono leggermente ombreggiate durante la semina e verso fine stagione (da aprile in poi) anche per evitare l’eccessivo riscaldamento mentre la mancanza di ore di luce, possibile in inverni particolarmente nuvolosi, non permette alla pianta di formare nuovi boccioli e causa l’“annebbiamento” (cascola) di quelli esistenti; anche l’eccessiva umidità ambientale, che blocca la traspirazione, può provocare cascola fiorale pertanto il microclima all’interno della serra viene attentamente controllato curando in particolare la ventilazione. Monitorare attentamente il microclima, sottolinea Roberto, «è indispensabile per ottenere una buona produzione e, fattore non trascurabile, mi permette anche di ridurre al minimo l’utilizzo degli agrofarmaci per contenere le patologie fungine». Ma quali sono le differenze rispetto alla tecnica colturale olandese? Roberto spiega che «io lavoro solo sullo stelo principale, che viene fatto “arrampicare” su una rete in plastica con fori di 15 x 15 cm, operazione complessa e fatta esclusivamente a mano da lui stesso, aiutato da operai esperti; gli ascellari vengono tolti man mano che si formano per favorire la crescita dello stelo centrale, mentre in Olanda ogni rametto viene raccolto e vengono utilizzati come tutori solo dei fili di contenimento laterali; in questo modo la pianta ha uno sviluppo cespuglioso, che permette forse di raccogliere più steli ma sicuramente di qualità inferiore; inoltre in Olanda non “abbassano” la pianta ma la fanno semplicemente scendere sul terreno sotto il suo peso mentre io, con una tecnica che ho affinato in anni di esperienza, “sgancio” la pianta, la faccio scendere dolcemente spostandola di lato e girandola poi dietro alla rete, in modo da mantenere il punto di raccolta sempre alla stessa altezza (una pianta, a fine carriera, può raggiungere una lunghezza di 15 metri!)».

La gestione delle patologie

Come già sottolineato, Roberto è molto attento alla gestione del microclima all’interno delle serre e questo gli permette di evitare quegli stress ambientali che sarebbero nocivi per il Lathyrus; ci si limita a trattamenti contro la botrite nei periodi eccessivamente piovosi, quasi mai preventivi ma solo alla comparsa dei primi sintomi. Per quanto riguarda i parassiti animali i più pericolosi sono i lepidotteri, che rovinano le foglie, gli acari ed i tripidi, questi ultimi particolarmente dannosi per la merce destinata al mercato estero che può essere esportata solo se completamente priva di parassiti. Gli insetti in genere non fanno grandi danni, perché il Lathyrus produce naturalmente una sostanza che ha effetto repellente sui parassiti, soprattutto su quelli ad apparato boccale pungente-succhiante. Le infestanti vengono eliminate manualmente ed il passaggio alla coltivazione fuori suolo ha notevolmente ridotto questo problema. Anche per quanto riguarda la disinfezione del substrato Roberto ha scelto un metodo biologico: poiché nei tre mesi più caldi dell’anno (giugno, luglio e agosto) le serre non sono in produzione, viene praticata con successo ormai da diversi anni la solarizzazione, ovvero i bancali vengono bagnati, coperti con teli di plastica trasparenti e mantenuti all’interno delle serre chiuse di modo che le alte temperature raggiunte “sterilizzino” i substrati.

La concimazione

La concimazione viene effettuata utilizzando un fertilizzante ternario N P2O5 K2O dal titolo 15-5-30 con microelementi per tutte le fasi fenologiche e per tutti i tipi di substrato, partendo da una conducibilità più bassa (circa 700-800 µS) ad inizio coltivazione ed arrivando a 1700-1800 µS in piena produzione. Roberto mi spiega che le piante vengono concimate tutti i giorni, con 2-3 bagnature a seconda della temperatura e del tipo di substrato, ma che queste vengono sospese se le temperature sono basse e l’umidità è troppo alta: in questi casi la pianta non traspira e una eccessiva irrigazione provocherebbe una cascola fiorale.

La raccolta ed il confezionamento

I fiori vengono raccolti in genere a giorni alterni, ma in piena produzione si può raccogliere anche 2 volte al giorno, e su ogni stelo ci devono essere 1,5 fiori aperti; uno stelo commerciabile deve avere almeno due fiori, altrimenti viene scartato. In una buona annata una pianta può produrre fino a 20-22 steli. Si fanno 3 scelte commerciali e la classificazione viene fatta in base alla lunghezza dello stelo in quanto il fiore differisce di poco: extra trai 30 ed i 40 cm, prima tra i 20 ed i 30 cm, seconda tra i 15 ed i 20 cm. La categoria extra, paradossalmente, ha poco mercato. I fiori sono confezionati a decine, riunite in mazzi da 50 steli, con colori separati. «Nonostante l’aspetto delicato – racconta Roberto – il fiore dura 15-20 giorni; appena raccolto va messo a bagno per un paio di ore in una soluzione che controlli la produzione di etilene e poi conservato in acqua fino al momento della spedizione. Per migliorare la conservabilità durante il trasporto, ogni mazzo viene confezionato con la parte terminale degli steli infilati in un sacchettino contenente uno speciale gel (Ftg - Flower transport gel) che ne garantisce l’idratazione.

Il gel contiene anche sostanze nutritive ed un antibatterico e consente di spedire i fiori coricati orizzontalmente, permettendo così di occupare meno spazio ed abbassare i costi di trasporto».

Il commercio

La produzione aziendale viene venduta agli esportatori di zona e a due esportatori olandesi ed è destinata per il 50% al mercato degli Stati Uniti d’America, e per il 40% alla Francia; solo un 10% viene commercializzato altrove; «forse per questo non è un articolo molto conosciuto in Italia», sottolinea Roberto. È un mercato di nicchia ed il prezzo medio di vendita si mantiene costante per tutto l’anno: circa 0,42 euro la categoria extra, 0,30 euro la prima e 0,16 euro la seconda.

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