Stella di Natale, lotta biologica contro i fitofagi

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Gli aleurodidi sono sicuramente il principale problema che i produttori devono affrontare in qualsiasi areale di produzione ci si trovi
Le possibilità di sfruttamento degli organismi utili per la difesa di questa importante coltura floricola

La Poinsettia o Stella di Natale è storicamente una delle colture ornamentali su cui sono applicate con successo le tecniche di difesa biologica dai fitofagi e rimane perciò un riferimento ed un esempio di applicazione di tecniche a basso impatto su una coltura molto sensibile agli interventi esterni (trattamenti fogliari) e che deve essere, a fine ciclo, assolutamente perfetta.
Oltre a diminuire i rischi sanitari per gli operatori, anche la fitotossicità da trattamento chimici, che rappresenta una notevole minaccia su questa delicata coltura, è stata così ridimensionata.

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La Stella di Natale a fine ciclo deve essere perfetta.

La possibilità di applicare le tecniche di difesa biologica è legata ad alcuni fattori chiave che contraddistinguono il ciclo colturale della poinsettia:
- tecnica colturale omogenea;
- periodo di coltivazione ben definito;
- uniformità dei problemi nei vari areali;
- ciclo colturale lungo.
I fitofagi che possono danneggiare la coltura si riducono sostanzialmente a 3:
1 – gli aleurodidi o mosche bianche;
2 – i tripidi;
3 – il ragnetto rosso.

Gli aleurodidi

Gli aleurodidi sono sicuramente il principale problema che i produttori devono affrontare in qualsiasi areale di produzione ci si trovi. Le coltivazioni possono essere attaccate da due diverse specie ovvero il Trialeurodes vaporariorum (tradizionale mosca bianca della poinsettia) e da Bemisia tabaci di più recente introduzione. Il danno procurato da questi fitofagi si concretizza in una sottrazione di nutrienti alla pianta ed una abbondante emissione di melata sulla quale si sviluppano poi fumaggini, con riduzione dell’attività fotosintetica e deprezzamento qualitativo del prodotto, che nei casi più gravi non è più commercializzabile. È possibile anche che le mosche bianche possano risultare vettori di importanti virosi.

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La Stella di Natale a fine ciclo deve essere perfetta

Si tratta di insetti dannosi che ben si sviluppano nelle condizioni di clima caldo in cui si svolge il ciclo della poinsettia per cui, se non controllati, possono moltiplicarsi rapidamente e dare vita ad imponenti presenze soprattutto sui cicli medio lunghi.
In questi casi, con alta temperatura ed umidità elevata, le generazioni si susseguono a ritmi vertiginosi ed è anche molto probabile che si selezionino popolazioni resistenti agli insetticidi comunemente impiegati. L’inserimento nella tecnica di difesa dell’impiego di organismi utili consente di eliminare o comunque di ridurre il numero di trattamenti fitoiatrici insetticidi necessari.

Evoluzione

In passato, quando il solo T. vaporariorum era responsabile delle infestazioni, l’utilizzo del parassitoide Encarsia formosa, ancora oggi elemento fondamentale per la difesa biologica, aveva permesso di ottenere risultati eccellenti tanto che a fine coltura il fitofago poteva anche risultare quasi completamente debellato nei casi in cui la tecnica era ben applicata e dove l’informazione e la presenza di tecnici esperti era costante. In seguito, la tecnica di difesa con organismi utili ha dovuto adattarsi alla presenza della nuova specie ed alle infestazioni miste. È stato così valutato l’utilizzo di nuove specie di parassitoidi ed in particolare di Eretmocerus eremicus, che si ritrova allo stato selvatico in presenza di B. tabaci, specie nelle regioni meridionali.
E. formosa pur rimanendo ancora un punto di riferimento per il controllo biologico degli aleurodidi su poinsettia; usato in maniera sistematica (lanci quasi a calendario e grandi quantità) viene affiancato o per lo più sostituito nell’uso da E. eremicus, parassitoide specifico delle diverse popolazioni di Bemisia spp.
In generale, se abbiamo infestazioni di T. vaporariorum conviene usare E. formosa, poiché è più “orientata” verso questo ospite. Nel caso di infestazioni di B. tabaci, ormai più frequente, conviene puntare su E. eremicus che parassitizza indifferentemente ambedue le specie, aumentando lo spettro d’azione.

I fattori in gioco

Per una corretta e funzionale applicazione degli organismi utili occorre tenere presente due fattori:
- può essere necessario aumentare il numero di lanci o di individui a lancio in particolari condizioni colturali o in areali dove la presenza delle mosche bianche è storicamente molto alta, soprattutto per voli di entrata in serra da coltura contigue che giungono a fine ciclo;
- in condizioni climatiche caratterizzate da temperature elevate ci si trova a dover contrastare la maggior “velocità” dei fitofagi e la maggior difficoltà del parassitoide ad operare nel corso di alcune fasi stagionali.
Il problema degli aleurodidi rimane in ogni caso quello più rilevante, mentre altri fitofagi, come ragno rosso (Tetranychus urticae) e tripidi (Frankliniella occidentalis e Trips tabaci principalmente), rappresentano un problema solo saltuariamente e soprattutto nelle prime fasi del ciclo quando le temperature sono più alte, mentre con la riduzione delle ore di luce e la riduzione delle temperature ambientali si riducono notevolmente, ma di questi occorre tenere conto nella stesura del programma di difesa con particolare riferimento per i tripidi. Sul ragnetto rosso si interviene solo dopo averne rilevato la presenza.

Il programma di lanci

Un programma tipo per l’introduzione in serra (lancio) di organismi utili, negli areali di produzione dell’Emilia Romagna e con presenze di aleurodidi quasi esclusivamente dovute a B. tabaci, può prendere il via ad agosto con lanci settimanali da 0,2 individui/pianta di E. eremicus. Nella fase iniziale del ciclo colturale a fianco dello specifico parassitoide E. eremicus conviene utilizzare anche l’acaro fitoseide Amblyseius swirskii (da 100 a 300 individui/m2 in più lanci settimanali o quindicinali) predatore generalista che può alimentarsi di aleurodidi ed anche di larve di tripide, così da svolgere un’azione quasi di prevenzione anche su questi fitofagi.
Da settembre in poi si prosegue con lanci quindicinali del solo parassitoide aumentando la dose distribuita per ogni lancio A 1,5 – 2 individui per pianta. Alla fine di ottobre a conclusione del programma di lanci si saranno lanciati 15 – 20 individui di E. eremicus per ogni pianta allevata.

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La Stella di Natale è molto sensibile ai trattamenti fogliari

Per quel che riguarda il ragnetto rosso una volta che ne viene rinvenuta la presenza (in genere si tratta di aree ristrette ovvero focolai) sulla coltura è possibile intervenire in due modi:
1 – effettuare un lancio dell’acaro fitoseide specifico Phytoseiulus persimilis alla dose di 10 individui/m2;
2 – effettuare un trattamento acaricida compatibile con l’impiego degli organismi utili e poi introdurre 5 fitoseidi/m2 per concludere il controllo del ragnetto rosso.
Le aziende con qualche anno di esperienza nell’uso di insetti, pur dovendo sempre mantenere sempre alto il livello di attenzione, possono, attraverso questi organismi utili ed una buona prevenzione assicurarsi un controllo soddisfacente sul “problema aleurodidi”.
Va sottolineato che la presenza di un tecnico esperto che tenga sotto controllo, con rilievi periodici, l’andamento delle popolazioni degli insetti è fondamentale per il buon esito del lavoro.
Gli insetticidi disponibili, se utilizzati con parsimonia ed in modo razionale, possono essere importanti come tampone o integrazione nei casi particolari.

Stella di Natale, lotta biologica contro i fitofagi - Ultima modifica: 2019-12-02T11:59:06+00:00 da Lucia Berti

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