Cocciniglie cotonose, avversario difficile

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gerbera infestata da cocciniglie
La difesa biologica si basa sull'introduzione di parassiti e predatori ad alta efficienza. Modi e tecniche di lancio

Le cocciniglie cotonose appartengono all’ordine entomologico dei Rincoti ed alla famiglia degli Pseudoccocidi.

Si tratta di fitofagi che colpiscono diverse piante coltivate di interesse agricolo e sono poi presenti e potenzialmente dannose anche su diverse floricole ed ornamentali (felci, yucca, gerbera, rosa, ficus e piante tropicali).

Le cocciniglie cotonose sono un temibile fitofago in condizioni di coltura caratterizzate da alte temperature e alti livelli di umidità relativa.

Le colonie

Devono la loro denominazione alla caratteristica di formare delle colonie molto appariscenti che costituiscono degli ammassi cerosi molto vistosi, soprattutto nei punti di contatto tra le foglie in particolare e tra i vari argani ipogei delle piante in generale.

Sono fitofagi mobili in tutti gli stadi di sviluppo ed in grado perciò di colonizzare l’intera pianta per svernare poi in vari ripari. Durante una stagione possono completare 3-4 generazioni in pieno campo, mentre in coltura protetta la presenza può essere costante durante l'anno solare con una sequenza ininterrotta di generazioni; solo i maschi risultano alati.

Durante la loro attività trofica sottraggono linfa alla pianta e producono parallelamente un’abbondante melata ed ammassi cotonosi che favoriscono lo sviluppo delle fumaggini. Gli organi delle piante così attaccati restano irrimediabilmente segnati sotto uno strato di cerume dapprima biancastro e poi nerastro.

I generi di riferimento per individuare le specie più pericolose sono: Pseudococcus sp. e Planococcus sp.

Predatori e parassitoidi

Le possibilità di mettere in campo programmi di difesa biologica contro questi fitofagi è, allo stato attuale, legata all’utilizzo di parassitoidi come il Leptomastix dactilopii , l'Anagyrus pseudococci ed a coccinellidi predatori appartenenti alla subfamiglia degli sciminini come il Criptolaemus montrouzieri ed altre varie specie appartenenti al genere Nephus (= Scymnus) con particolare riferimento a Nephus includens.

Gli scimnini rispetto ad altre coccinelle predatrici si riconoscono e caratterizzano per le larve ricoperte da abbondante materiale ceroso e per lo svolgimento del ciclo biologico in sincrono con la preda; questo le propone come uno strumento assai efficace a disposizione di tecnici e aziende per poter applicare specifici e razionali piani di intervento.

Rispetto alle caratteristiche biologiche i due generi Criptolaemus e Nephus vanno impiegati in epoche diverse soprattutto perché diverse sono le temperature migliori per la loro attività. Il nephus è attivo già a basse temperature e con basse densità di cocciniglie, per cui meglio si adatta a lanci precoci ad inizio stagione, mentre il criptolaemus può essere meglio impiegato in epoca a più alte temperature (l’estate per il Nord Italia) e su focolai di infestazione ad alta densità del fitofago.

I programmi

Predatori e parassitoidi vanno poi inseriti in programmi di difesa dove venga posta grande attenzione nell’impiego dei prodotti chimici per altre cause, mentre è possibile, in condizioni iniziali di elevate infestazioni di cocciniglie effettuare interventi abbattenti per abbassare la presenza delle cocciniglie e successivamente iniziare i programmi di introduzione degli organismi utili.

Quello delle cocciniglie cotonose è un problema ancora non completamente risolto su cui si sta ancora alacremente lavorando ed accade di dover ancora lavorare duramente su focolai particolarmente pericolosi.

Combinando i diversi fattori a disposizione, è dunque comunque possibile sviluppare piani di intervento razionali ed efficaci per contenere lo sviluppo di questi pericolosi fitofagi, sfruttando efficacemente i mezzi biologici a disposizione.

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