Lo zinco influenza le concimazioni fosfatiche

zinco
Le foglie di patata in zinco-carenza assumono una particolare conformazione “a felce”.
I fattori che lo rendono assimilabile sono il pH, il tenore in sostanza organica, il rapporto con il fosforo e le argille presenti

Gli asporti di zinco da parte delle colture possono ammontare anche a soli 100 grammi per ettaro, anche se il valore medio più rappresentativo è quello dei circa 250 grammi, mentre solo per alcune specie si raggiungono i 600 grammi per ettaro per anno.
Lo zinco è poco soggetto a dilavamento nei terreni che presentano pH tra 6,5 e 8, livelli a cui lo zinco è poco solubile, mentre a pH inferiori a 6 incrementa la sua solubilità ed anche il suo possibile movimento verso le falde acquifere in corrispondenza di forti precipitazioni.
Carenza
Raramente i nostri suoli coltivati presentano una carenza strutturale di zinco, cioè una carenza assoluta in questo microelemento; non è di contro infrequente riscontrare nelle analisi del terreno un tenore di zinco assimilabile inferiore ad 1 ppm, considerato valore minimo per le colture.
I fattori che rendono più o meno assimilabile lo zinco sono essenzialmente il pH, il tenore in sostanza organica, il rapporto con il fosforo ed anche la presenza di argille montmorillonitiche capaci di “bloccare” lo zinco al loro interno.
A livello di stagionalità, si rimarca che le primavere fredde e piovose esaltano le problematiche di assorbimento dello zinco e le manifestazioni di carenza sulle colture.
I sintomi generici della carenza di zinco comportano la formazione di foglie più piccole del normale, con clorosi internervali che possono assumere anche colore biancastro, nelle monocotiledoni come striature ai lati della nervatura centrale. Gli apici vegetativi si presentano raccorciati, assumendo spesso conformazione a “rosetta”. I sintomi sono più evidenti sulla nuova vegetazione che nella vecchia.
Per facilitarne il riconoscimento, riportiamo adesso le manifestazioni tipiche della carenza di zinco su alcune delle più importanti colture orticole.
Su patata i sintomi si differenziano in base alle varietà: in ogni caso la crescita della pianta è fortemente inibita. Le foglie assumono una particolare deformazione “a felce”. Maculature grigio-bronzate compaiono prima sulle foglie intermedie, poi su tutte le altre. Le foglie più piccole si incurvano verso l’alto: la ridotta crescita delle nervature e dei gambi causa una curvatura delle foglie e una corrugazione del tessuto vascolare.
Nel fagiolino gli internodi sono molto raccorciati e la pianta assume un aspetto cespuglioso. Una leggera clorosi compare sulle foglie, che si presentano asimmetriche. Lesioni necrotiche riguardano soprattutto le foglie più vecchie e si sviluppano a partire dai margini della lamina, che talvolta si incurva leggermente verso l’alto. Si può registrare una colatura dei fiori e, se si formano i baccelli, questi sono molto radi e contengono pochi e piccoli semi.
La pianta di cetriolo presenta un aspetto cespuglioso a causa degli internodi raccorciati; la clorosi internervale di colore giallo-verdastro ha un aspetto a mosaico o a reticolo, ed evolve in giallo o biancastra sulle foglie più vecchie. Rispetto alla carenza di magnesio o manganese la clorosi è distribuita in modo più irregolare. Gli apici vegetativi con le foglie giovani assumono una conformazione a rosetta a causa del loro ridotto sviluppo. Le foglie giovani presentano un aspetto a freccia; i pochi fiori che si formano sono spesso sterili.
Su lattuga risulta evidente la nanizzazione della pianta a causa del ridotto sviluppo. Altro dato caratteristico della carenza di zinco è la comparsa di macchie scure di aspetto cartaceo sull’esterno del lembo fogliare delle foglie vecchie, non sempre precedute da clorosi: il fatto che queste macchie possono poi diffondersi su tutta la lamina attribuisce alla pianta nel suo complesso un aspetto come da “bruciata”.
Su pomodoro in carenza di zinco gli internodi sono più sottili e risultano lunghi da un terzo alla metà rispetto alla pianta sana: l’aspetto della pianta risulta quindi molto tozzo. I margini delle foglie più vecchie possono arrotolarsi verso l’alto e presentano macchie clorotiche internervali irregolarmente distribuite. Successivamente le clorosi sbiancano e necrotizzano, andando a coprire l’intera foglia, che si dissecca e cade, assumendo una colorazione bronzea. Le infiorescenze sono molto poche e rimangono piccole e poco allungate: soprattutto quelle formatesi sulla parte più giovane del fusto avvizziscono e cadono. I frutti che riescono a sviluppare sulla parte più vecchia della pianta rimangono comunque piccoli e maturano troppo precocemente.
La crescita delle cipolle in carenza di zinco è molto ostacolata; gli apici delle foglie sono clorotici e malformati, mentre la foglia nel suo complesso è arrotolata e contorta.
Eccesso
La condizione per cui la pianta si trova a disposizione un eccesso di zinco non è molto frequente nella normale coltivazione.
Nelle analisi fogliari si riscontrano bensì, non di rado, valori di zinco di 400-500 o anche 700 ppm: in genere, però questi valori dipendono da depositi superficiali, esterni alla lamina fogliare, dovuti a ripetuti trattamenti con fungicidi ditiocarbammati (vedi nelle figure le formule di struttura) che contengono sì nella loro formula l’elemento zinco ma con una molto limitata biodisponibilità per le colture e quindi non portano a sintomatologie di tossicità per le piante.
I sintomi dell’eccesso di zinco sono molto di frequente paragonabili a quelli della carenza di ferro, in quanto l’elevata dotazione di zinco esercita un antagonismo verso l’assorbimento del ferro.
In natura
Lo zinco (dal tedesco zink) è un metallo di colore bianco azzurrastro.
Il simbolo chimico dello zinco è Zn: il suo numero atomico è 30, ed il peso atomico è 65,38.
Lo zinco come metallo puro venne preparato per la prima volta in India nel XIV secolo, mentre in Europa fu individuato da Paracelso nel 1520.
Lo zinco si comporta sempre da bivalente nei suoi sali, quasi tutti dotati di elevata tossicità.
Tra i minerali dello zinco si ricordano la blenda (solfuro di zinco) che è la principale fonte di estrazione per lo zinco, la zincalumite (solfato di zinco e alluminio) e la zincorosasite (carbonato di rame e zinco).
Lo zinco è un normale costituente dei tessuti animali e vegetali, nei quali è rinvenibile particolarmente nei nuclei cellulari. Interviene nei processi di trascrizione del codice genetico, facendo parte della struttura primaria di circa 30 amminoacidi e di circa 100 metalloenzimi contenenti zinco, tra cui anche le DNA e RNA polimerasi.
Nella maggioranza dei terreni italiani si riscontra una buona dotazione di zinco: come valore assoluto possiamo oscillare tra i valori estremi di 10 e 300 ppm, con una quantità media di zinco nel volume di terreno esplorato dalle piante in un ettaro pari a 150 kg. Lo zinco nel suolo si può ritrovare in minerali, in fillosilicati, in ossidi, e, solo in minima parte, in forma solubile e scambiabile. La disponibilità reale del microelemento è una parte del valore assoluto che si aggira sull’1-2%, dipendendo in massima parte dal pH del suolo: a pH inferiori a 7 la disponibilità dello zinco è buona, mentre con reazioni sub alcaline ed alcaline lo zinco diviene via via meno disponibile, sia per il suo passaggio a forme ioniche meno attive, sia per il forte adsorbimento da parte di colloidi organici e minerali.
Nelle piante
Lo zinco è assorbito dalle piante come catione Zn2+, ma all’interno della pianta è poco mobile. La concentrazione ottimale di zinco nei vegetali varia fra gli 8 ed i 100 ppm: sotto a questi valori si può parlare di carenza, mentre per avere problemi di tossicità si devono raggiungere in genere i 200-500 ppm.
Lo zinco è componente di diversi enzimi, fra i quali spicca la carboanidrasi, responsabile del primo passaggio della organicazione dell’anidride carbonica.
Molto più numerose le funzioni biologiche in cui lo zinco si comporta come cofattore: la sintesi dell’amminoacido triptofano, fondamentale per la costruzione dell’acido β-indolacetico, precursore delle auxine, è quella in cui il ruolo dello zinco è più frequentemente ricordato, ma bisogna indubbiamente evidenziare anche il metabolismo dei carboidrati, la sintesi proteica e l’assorbimento del fosforo. Lo zinco riveste un ruolo molto importante anche nei processi di produzione dell’acido ascorbico, meglio noto come vitamina C.
Sono note numerose interazioni dello zinco con altri elementi nutritivi.
La principale è quella con il fosforo, per la quale una carenza di zinco rende inefficaci o addirittura nocive le concimazioni con il fosforo. Nella maggior parte delle piante si deve rispettare un rapporto tra il contenuto di fosforo e di zinco che deve rientrare nel range 50-200.
Si devono segnalare inoltre fenomeni di antagonismo rispetto all’azoto, al rame ed al ferro.
Un rapporto particolare è quello con il cadmio, elemento tossico: i problemi per le piante si evidenziano quando il rapporto zinco/cadmio diventa inferiore a 100.
Una interazione positiva da rimarcare è quella con il magnesio in soluzione, che può sbloccare lo zinco adsorbito dai colloidi, trasferendolo in soluzione al suo posto.
Colture
I consumi di zinco da parte delle piante coltivate possono essere compresi tra i 100 grammi per ettaro fino ai 600 grammi per ettaro/anno per le colture più esigenti.
Considerando la sensibilità alla carenza di zinco, le colture più soggette sono tutte le piante arboree, in particolare gli agrumi, mentre tra le grandi colture ricordiamo il mais, il sorgo e la soia. Colture dove invece la carenza di zinco comporta manifestazioni limitate vengono invece considerate l’erba medica, la carota, l’asparago ed i cereali autunno-vernini.
Apporti
La concimazione con zinco al terreno viene prevalentemente attuata con solfati, fosfati, carbonati di zinco che presentano diversa solubilità e diverso costo, ma che in terreni a pH superiore a 7 vedono rapidamente bloccato il loro contenuto in zinco.
Per una azione più persistente e più efficace si può optare per la concimazione al suolo con chelati di zinco (HEDTA e DTPA sono gli agenti chelanti più impiegati).
È molto affollato il panorama di fertilizzanti da localizzare alla semina o al trapianto che, assieme alla dotazione di azoto e fosforo, contengono una quantità più o meno corposa di zinco, chelato o da sale, per sfruttare la riconosciuta sinergia esistente nelle piante tra lo zinco ed il fosforo: questi concimi possono essere di sola natura chimica oppure organo-minerale, caratteristica che ne accentua l’efficienza.
Sono previste anche soluzioni di concia nutrizionale delle sementi che contemplano anche una frazione di zinco, valorizzando in tal modo la sua sinergia con il fosforo e la influenza sull’accrescimento apicale della radichetta e della plantula esplicata dallo zinco.
In considerazione delle piccole quantità in gioco risulta molto efficace anche la concimazione con zinco per via fogliare, che presenta il vantaggio della maggiore prontezza di azione rispetto alla via radicale. I formulati impiegati per via fogliare possono essere a base di solo zinco o di un opportuno mix di microelementi soggetti alle medesime problematiche di assorbimento nel suolo. Lo zinco in questi prodotti può essere presente sotto forma di sale, in genere solfato, oppure come chelato EDTA, HEDTA o DTPA, oppure complessato con polisaccaridi od amminoacidi, sempre per favorirne l’assorbimento fogliare.
Concimazione
Le carenze di zinco sono più frequenti e più probabili per le colture protette nelle fasi di emergenza o post trapianto. In conseguenza di ciò si deve operare con gli apporti di zinco in modalità preventiva. È un valido consiglio quello di non limitarsi alla sola concimazione fosfatica perché può risultare inefficace o addirittura controproducente nella ipotesi di scarsa disponibilità di zinco. Ecco allora il consiglio di concimare con prodotti da localizzare che contengano fosforo e zinco, in modo da mettere vicino al seme, e quindi alle radichette, entrambi gli elementi nutritivi: questi prodotti possono essere in forma granulare, microgranulare o liquida e contenere lo zinco in forma di sale o chelata o complessata con molecole organiche di varia natura. Hanno sortito buoni risultati anche concimi fogliari di alta qualità a base di zinco abbinati ai diserbi di post emergenza in quanto, oltre alla nutrizione con zinco, hanno favorito una migliore risposta delle colture allo stress da diserbo.

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