Banco fertirriguo per le piccole aziende

banco fertirriguo
Damiano Rosafio.
Il vantaggio di fare ricorso a un banco fertirriguo è doppio: rese più elevate e qualità migliore. L’esperienza di Damiano Rosafio, 40 anni, orticoltore di Copertino (Le)

La fertirrigazione, cioè la distribuzione dei fertilizzanti unitamente all’irrigazione delle piante, è la chiave giusta per aumentare la resa delle colture orticole in serra e in pieno campo e per migliorarne la qualità. In sostanza è una tecnica agronomica che può realmente contribuire a far aumentare la loro redditività. A patto però che venga realizzata in maniera razionale e sia quindi efficace. È quanto sostiene, sulla base di un’esperienza più che decennale, Damiano Rosafio, 40 anni, orticoltore di Copertino (Le) che destina un ettaro di serra in ferro-plastica a più campate alla coltivazione in prevalenza extrastagionale di peperone, pomodoro da mensa, zucchino e melanzana.

«Sono orticoltore pressoché da sempre, ho ereditato dai nonni la passione dell’orticoltura. Ma la mia azienda orticola è completamente diversa dalla loro, così come le aziende di tanti giovani orticoltori leccesi sono differenti da quelle dei loro predecessori. In pochi decenni il volto dell’orticoltura leccese e in particolare di quella afferente al territorio compreso fra Copertino e Leverano, in gran parte realizzata in coltura protetta, è mutato in maniera radicale. Per dirne una, riguardo alla fertilizzazione, prima gli orticoltori si limitavano a una veloce concimazione di fondo con letame maturo e a qualche sporadico apporto di concimi minerali durante il ciclo colturale. Poi l’introduzione della fertirrigazione anche nelle piccole e piccolo-medie aziende serricole come la mia, con il ricorso alla soluzione nutritiva controllata, ha segnato una profonda e irreversibile innovazione».

La scelta
Non tutti gli orticoltori compiono però la stessa scelta su come organizzare la fertirrigazione. Rosafio prima di scegliere ha visitato numerose aziende orticole, leccesi, pugliesi e anche extraregionali, e ha contattato diversi tecnici esperti di fertirrigazione per informarsi e formarsi proprie valutazioni al riguardo.

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Nei trapianti di gennaio le piantine di peperone non hanno grandi fabbisogni nutritivi, che aumentano però man mano in primavera.

«Alcuni orticoltori propendono per un regolatore che risponde alle esigenze di base della fertirrigazione, altri per un banco di fertirrigazione. Il regolatore è uno strumento più semplice ed elementare, che consente di tenere sotto controllo, attraverso due canali di misura, il pH, tramite l’utilizzo di acido nitrico o acido fosforico, e la conducibilità elettrica (EC). Ha però il limite di non essere programmabile, per cui è facile dimenticare di fertirrigare oppure può capitare di eccedere o contenere le quantità nel somministrare qualche macro, meso o microelemento, vanificando l’obiettivo fondamentale della fertirrigazione, cioè la preparazione di una miscela equilibrata e appropriata alle esigenze nutrizionali della specifica coltura, evitando nello stesso tempo sprechi o scarsità di apporti di fertilizzanti».

Perciò Rosafio ha propeso per una unità (o banco) di fertirrigazione, che, egli motiva, è molto più efficace, perché riesce veramente a garantire alle piante una nutrizione equilibrata, condizione indispensabile per la loro crescita uniforme e senza accusare stress e carenze di qualsiasi tipo.

«Ho scelto una unità di fertirrigazione che consente un accurato controllo del pH e della soluzione fertilizzante da utilizzare. Infatti l’unità effettua una lettura continua dei valori reali di pH ed EC dell’acqua, dosando l’esatta concentrazione di fertilizzante necessario, direttamente in fase di irrigazione. Realizza dosaggi accurati di fertilizzante da 1 a 50 m3/h e gestisce più programmi contemporaneamente, consentendo l’impostazione di specifici valori di pH ed EC, secondo le necessità di diversi tipi di coltura. Il sistema gestisce l’immissione e la miscelazione di più fertilizzanti, che preleva dalle tre vasche che accompagnano l’unità di fertirrigazione. A seconda delle necessità di ogni coltivazione, posso combinare macro, meso e microelementi, impostando le percentuali di iniezione dei singoli fertilizzanti, con un considerevole abbattimento dei costi. L’unità controlla numerose elettrovalvole, consentendo la completa automazione del processo di irrigazione in tutti i settori della mia serra».

L’automazione
L’automazione della fertirrigazione offre numerosi vantaggi, sottolinea Rosafio: uniformità di distribuzione, riduzione dei tempi di lavoro, risparmio nel consumo di fertilizzanti, riduzione dell’impatto ambientale e infine garanzia di una resa leggermente più elevata e soprattutto di una costante qualità dei prodotti.

«Automazione non significa però che tutto sia facile, scontato e immediato. Durante il ciclo colturale, dal trapianto alla raccolta, la soluzione nutritiva varia più volte, per le singole colture che pratico, per ciascuna fase colturale e non necessariamente in maniera standard in ognuna di esse, anche perché coltivo in serra durante l’intero anno o comunque sovvertendo la naturale stagionalità. Pertanto la soluzione nutritiva può mutare, nella fase di post-trapianto, in quella di primo accrescimento e nelle successive, in funzione di diversi parametri che incidono in maniera più o meno intensa sui fabbisogni nutritivi delle piante: l’andamento climatico complessivo, la temperatura interna della serra, la disponibilità di luce e quindi la capacità di fotosintesi, la velocità di crescita delle piante e così via. Per soddisfare la necessaria elasticità delle soluzioni nutritive, sono presente in maniera costante nella serra in modo da poter controllare direttamente le condizioni climatiche interne, lo stato fisiologico delle piante, l’andamento della loro crescita e così via. Poi posso impostare la soluzione nutritiva sul banco di fertirrigazione, per il tempo che stimo opportuno. Una stima però che verifico quotidianamente per ogni coltura fertirrigata».

Il peperone
Per Rosafio la coltura più importante è il peperone, che trapianta a gennaio per raccolte tra fine maggio e inizio giugno e poi a luglio per raccolte a ottobre e novembre. Seguono il pomodoro da mensa, che trapianta a gennaio e raccoglie per quasi l’intero anno, lo zucchino e la melanzana, che trapianta a dicembre con le prime raccolte già in primavera.
«Per tutte le colture avvio la fertirrigazione tre-quattro giorni dopo il trapianto. Le piantine di peperone non hanno un grande fabbisogno nutritivo nei trapianti di gennaio, quando fertirrigo una volta a settimana; poi, man mano che si va verso la primavera, intervengo ogni tre-quattro giorni e in piena primavera, nella fase di pieno accrescimento, ogni uno-due giorni. Invece nei trapianti di luglio, quando la temperatura nella serra è più elevata e le piantine crescono più velocemente e hanno maggiori esigenze nutritive, comincio intervenendo almeno una volta al giorno, anche due se è necessario, poi in autunno allungo gradualmente i tempi».

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Peperoni in cassetta per il mercato ortofrutticolo
di Lecce.

Rosafio coltiva due varietà di peperone della tipologia Lamuyo, un rosso e un giallo, che si distinguono e si apprezzano soprattutto per la polpa spessa.

«Ho scelto questa tipologia perché è la più richiesta sul mercato. Le due varietà hanno frutti, portati ben scalati sulla pianta, prismatico-rettangolari, prevalentemente quadrilobati, tre quarti lunghi, molto pesanti e regolari, di colore verde/rosso intenso oppure giallo vivo, entrambi molto attraenti, lunghi 16-18 cm, con 9,5-10 cm di diametro, peso medio di 360-420 g e polpa molto spessa, forte, tollerante al cracking».

Il segreto per ottenere bacche con tale polpa, facendo esprimere alle due varietà il meglio della loro potenzialità genetica, puntualizza Rosafio, «sta nel somministrare calcio in quantità adeguata mediante la fertirrigazione. Per il resto il peperone ha bisogno durante l’intero ciclo colturale di azoto, fosforo e potassio in maniera equilibrata; in particolare negli stadi iniziali necessita di fosforo, che aiuta la radicazione delle piantine e le sostiene in fase di crescita, e in prossimità della maturazione di potassio, che conferisce al frutto bellezza, colore e sapore; invece l’azoto non deve essere mai in eccesso, altrimenti favorisce l’allungamento della pianta e lo sviluppo fogliare, nonché la cascola dei fiori, a detrimento della sua produttività. Non devono, infine, mai mancare elementi come magnesio, manganese, ferro e altri, che contribuiscono al sano e regolare sviluppo vegeto-produttivo delle piante».

Lo zucchino
Lo zucchino ha un ciclo colturale abbastanza corto, fruttifica subito, per cui occorre bilanciare bene e subito la soluzione nutritiva, suggerisce l’orticoltore di Copertino.
«I trapianti di dicembre vanno in raccolta a febbraio, ma riesco a portare avanti la coltura, fino ai primi di giugno, grazie a un’oculata fertirrigazione.

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Il mercato locale richiede e apprezza lo zucchino con
un fiore bello, grande, ben fatto e di colore giallo aranciato carico.

L’essenziale è equilibrare bene i vari elementi, con particolare attenzione all’azoto per evitare che la pianta fili e sviluppi troppo l’apparato fogliare, a scapito dei frutti. Negli anni ha assunto sempre più importanza la qualità dello zucchino in termini di uniformità di forma e colore, brillantezza, tenuta in post-raccolta e resistenza meccanica alla manipolazione: si tratta di caratteristiche insite nella specifica varietà che coltivo, ma che una fertirrigazione può esaltare, se ben condotta, oppure mortificare, se mal fatta. Inoltre, seguendo le indicazioni del mercato locale, che richiede e apprezza lo zucchino con un fiore bello, grande, ben fatto e di colore giallo aranciato carico, curo di ottenere un frutto non eccessivamente grande ma ornato di un fiore speciale».

Altre solanacee
Per le altre due solanacee coltivate, pomodoro da mensa e melanzana, Rosafio cura soprattutto, all’interno di una soluzione nutritiva sempre equilibrata e parca di azoto, di somministrare più fosforo all’inizio, per favorire la radicazione, e poi spingere con il potassio, nella fase di ingrossamento dei frutti.
«Nella coltivazione del pomodoro un’adeguata nutrizione a base di calcio favorisce lo sviluppo radicale e apicale e la crescita sana e vigorosa delle foglie, mentre durante la maturazione massimizza la qualità e la conservabilità dei frutti, migliorandone la consistenza e aumentandone il contenuto zuccherino (grado Brix) e la resistenza a varie malattie, come il marciume basale. Una carenza di calcio nel pomodoro, abbinata a uno stress idrico, porta quasi sempre all’insorgere della fisiopatia del marciume apicale. Per la melanzana evito troppo azoto, altrimenti si ha un eccesso di vegetazione che può provocare scarsa fioritura e bassa allegagione. Il fosforo, invece, favorisce la fioritura e l’allegagione dei frutti, il potassio la maturazione. La melanzana, poi, è particolarmente sensibile alla carenza di magnesio».

Una fertirrigazione equilibrata garantisce, per le quattro colture che Rosafio pratica, piante della medesima altezza, uniformi e produttive negli stessi tempi e modi. «Pur non avendo mai realizzato un confronto basato sul peso delle produzioni, ad occhio – e l’occhio, esperto, non mi inganna – ho stimato un aumento di rese del 10-20% per peperone, zucchino, pomodoro da mensa e melanzana. Ma è soprattutto sulla qualità che la fertirrigazione ben condotta fa la differenza. I peperoni presentano bacche più grandi, belle e turgide, con un colore scintillante e la polpa molto spessa e consistente. Gli zucchini sono perfetti, con i loro bei grossi fiori svettanti. I pomodori, sia della tipologia “lungo” sia insalatari tipo “Camone”, sono più lucidi e saporiti e di un bel colore rosso. La melanzana, della tipologia ovale e di colore viola scuro, si distingue per una maggiore lucentezza».

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