Capsicum in vaso, novità per ampliare l’offerta

capsicum in vaso
Il ciclo di coltivazione maggiormente praticato è quello primaverile-estivo per produzioni da vendere in estate (luglio - agosto).
Il peperoncino ornamentale copre uno spazio temporale interessante per la pianificazione delle aziende

Le varietà ornamentali di peperoncino, appartenenti a Capsicum annuum, sono derivate da due tipi: uno originario dell’Equador e l’altro, con frutti più piccoli e di crescita più compatta, dall’Asia orientale; altre specie importanti sono: C. frutescens, C. chinense, C. baccatum, C. pubescens. Le varietà più apprezzate dal mercato sono quelle a crescita compatta con colorazioni vivaci dei frutti che possono essere di forma allungata, conica, tronco conica e tondeggiante e con portamento eretto sopra chioma.
Il miglioramento genetico ha prodotto e produce ogni anno nuove varietà con portamento compatto ben ramificate e con frutti di svariate forme e colori (dal giallo all’arancio al rosso al bruno e, durante la maturazione, dal lilla al violetto scuro al quasi nero, oppure dal verde al bianco avorio al giallo), che rendono vivace l’offerta nel mercato di tale prodotto.
Le piantine, ottenute in vasi diverso diametro secondo la vigoria della varietà (dal vaso Ø 10 cm per le varietà a portamento compatto al vaso Ø 20 cm per le varietà caratterizzate da un maggior sviluppo vegetativo), sono impiegate soprattutto per abbellire le fioriere.

Propagazione

Il peperoncino ornamentale si riproduce per seme; soltanto alcune varietà piccanti si possono moltiplicare per talea erbacea. Il periodo di semina è generalmente tra fine gennaio e inizio marzo per la vendita estiva precoce; a fine marzo – inizio aprile per il periodo principale di vendita di fine estate. È possibile seminare anche in ottobre per arrivare alla vendita a inizio maggio, ma la convenienza economica di questo ciclo, considerando che bisogna operare in serra riscaldata, è molto incerta.

capsicum in vaso
La densità finale varia secondo la dimensione del vaso: da 30-35 piante/m2 nel caso di vasi piccoli a 10 piante/m2 quando si opta per quelli più grandi

La semina viene effettuata in contenitore alveolare generalmente da 300/320 fori; il terriccio usato per la semina è a base di torba bionda sottile, ben drenante con pH 5,8 e con bassa conducibilità elettrica dell’estratto acquoso, con rapporto terriccio–acqua 1:1,5 minore 400 microsiemens/cm. I semi vengono ricoperti con uno strato di vermiculite. Mantenendo il terriccio con una bagnatura costante e la temperatura in torno ai 23°C, l’emissione delle prime radichette e la distensione dei cotiledoni avviene in 15-20 gg. In questa fase le giovani piante possono essere esposte ad una luminosità tra i 15.000 e 25.000 lux.  Alla comparsa delle prime foglie vere bisogna gradualmente aumentare la luminosità, ridurre a 20°C la temperatura e si può effettuare la fertirrigazione a bassi dosaggi (0,5 g/l). Dalla semina alla maturazione per l’invaso trascorrono 4-6 settimane.
Per evitare che le giovani piante in contenitore si allunghino prima della consegna e importante evitare gli eccessi termici, le bagnature esagerate e le concimazioni abbondanti soprattutto con prevalenza azotata.

Ciclo di coltivazione

I cicli di coltivazione con le giovani piantine possono avere inizio, in serra calda, in inverno e continuare con trapianti primaverile o con quelli più tardivi di giugno per produzioni autunnali.
La maggior parte della produzione viene realizzata con gli invasi di marzo-aprile, per ottenere piante mature dalla seconda metà di giugno poiché il periodo di maggior richiesta di mercato è nei mesi di giugno luglio fino alla metà di agosto. La durata della coltivazione dipende dalla stagione: la produzione per la vendita primaverile è più lunga di 4-5 settimane rispetto a quella per la vendita di fine estate. Dalla semina alla vendita intercorrono da 12 a 16 settimane per il vaso 10-11 cm e da 18 a 24 per quello da 12-14 cm. Dall’invasatura alla fioritura occorrono 6-10 settimane, mentre dalla fioritura alla colorazione dei frutti passano 4-6 settimane. Quindi, bisogna programmare attentamente la coltivazione tenendo conto della variabilità stagionale, per evitare di ottenere il prodotto maturo in un periodo di scarsa richiesta. Il diametro dei vasi determina la taglia voluta generalmente per le taglie piccole si usano vasi da 10-11 cm per le taglie medie 12-13 cm e per le varietà a grande crescita 14-16 cm. La densità finale della coltura per il vaso da 10 cm è di 45 piante/m2, di 30-35 per quello di 11-12 cm e di 8-20 per il vaso da 15 cm.

Irrigazione

Il sistema di irrigazione influisce sulla scelta del substrato: se è per subirrigazione bisogna privilegiare la risalita capillare affinché tutto il terreno sia bagnato, mentre se è a goccia è importante lo sgrondo verso il basso dell’acqua in eccesso. Va tenuto conto, comunque, che il peperoncino teme molto il ristagno idrico che può causare marciumi radicali e defogliazione compromettendo la qualità delle piante e, quindi, è consigliabile utilizzare miscele drenanti composte di torba bionda e bruna, oppure solo torba bionda con aggiunta di argilla montmorillonitica, con pH 5,5–6,0. Il terriccio può avere una concimazione di base di 1 kg/m3 di concime a titolo equilibrato, per aiutare la pianta nelle prime fasi di sviluppo.
Se il Capsicum viene coltivato con subirrigazione a tappetino le radici tendono ad uscire dal vaso quindi è consigliabile muovere le piante con regolarità in modo da evitare un eccessivo sviluppo radicale che conseguentemente può portare ad un allungamento della pianta.

capsicum in vaso
Nella fase iniziale di allevamento delle giovani piante è necessario garantire una buona luminosità

Nelle prime fasi coltivazione (4-8 settimane) l’irrigazione può essere effettuata per aspersione, poi dalla fioritura in poi è sconsigliabile proseguire con questo sistema irriguo, per evitare eventuali problemi fungini a carico dei fiori e in seguito dei frutti. Nella coltivazione di taglie piccole vaso 10-11 cm l’unico sistema di irrigazione è per subirrigazione poiché l’elevata densità per m2 rende impossibile l’impiego di impianti a goccia o spaghetto. Mentre per le taglie più grandi, a partire dal vaso 12, si può utilizzare oltre all’impianto per subirrigazione quello a goccia/spaghetto. È difficile vedere problemi di eccesso idrico con l’utilizzo degli impianti a goccia/spaghetto, mentre con impianti a flusso o con tappetino bisogna gestire bene i tempi di bagnatura e lasciare asciugare il substrato tra un intervento e l’altro, per evitare dannosi ristagni, che oltre a favorire lo sviluppo di patologie all’apparato radicale, portano a defogliazioni e di conseguenza a un forte deprezzamento commerciale del prodotto. La perdita di foglie può essere causata anche da eccessivo disseccamento del substrato quindi bisogna adottare un regime idrico il più equilibrato possibile.

Fertirrigazione

La somministrazione di concime avviene per fertirrigazione; il miglior sistema è a basso dosaggio e ad ogni adacquamento (fertirrigazione continua) si utilizzano 0,5 g/l di concime avendo cura che la conducibilità elettrica dell’estratto saturo 1:1,5 non superi i 1300 µ/cm.  Il titolo del concime deve essere a prevalenza potassica (rapporto 1-1-3). Una dotazione di azoto eccessiva in fase post-trapianto può determinare un eccessivo sviluppo con cascola dei fiori oltre ad esporre la pianta a maggiori rischi di attacco da parte di patogeni tellurici. Il maggior fabbisogno di fosforo e di potassio si ha in fase di inizio fioritura, pertanto una carenza di questi elementi potrebbe compromettere l’allegagione e la qualità dei frutti. Da non trascurare il ruolo del calcio e del magnesio che devono essere presenti in dosi normali durante tutta la coltivazione.

La difesa

Per quanto concerne gli aspetti della difesa si sottolinea che le principali malattie del Capsicum sono rappresentate dalla moria delle piante e dal marciume radicale causati dal Pythium spp.. Questo patogeno può determinare danni rilevanti prevalentemente in semenzaio e se non si interviene per tempo è difficile contenerlo. Le azioni preventive consistono nell’evitare eccessi idrici e irrigare il terriccio con soluzioni di propamocarb, fosetil-Al, metalaxil-M subito dopo il trapianto. Per la lotta biologica una discreta azione di contenimento si può ottenere con alcune specie fungine antagoniste appartenenti al genere Trichoderma che devono essere usate a scopo preventivo.

capsicum in vaso
L’irrigazione va regolata in modo da mantenere il substrato moderatamente umido in maniera costante

Altra malattia è la cancrena pedale determinata da Phytophthora capsici, patogeno tellurico che si sviluppa con temperatura tra 10- 30°C con optimum a 26 -28°C: il fungo è favorito da condizioni di ristagno idrico e si propaga con lo scorrimento dell’acqua dalle piante malate a quelle sane. I sintomi della malattia sono marciume delle radici e del colletto che tende a salire verso le ramificazioni e appassimento della chioma. La prevenzione si effettua evitando eccessi idrici, utilizzando substrati drenanti, eliminando le piante infette. Anche per questo fungo si può intervenire in prevenzione con antagonisti appartenenti al genere Trichoderma. La lotta chimica si effettua con l’impiego per irrigazione di Propamocarb, Metalaxil-M, Fosetil-Al.
Il Capsicum può anche essere danneggiato dalla muffa grigia (Botrytis cinerea). Per prevenire questa patologia è necessario evitare di coltivare con umidità relativa elevata, quindi ventilare il più possibile le serre, evitare le irrigazioni per aspersione e la densità eccessiva di coltivazione e non bisogna eccedere nelle concimazioni azotate.  La lotta chimica si può eseguire con l’uso di Iprodione, tiram, clortalonil.
La tracheoverticilliosi (Verticillium dahliae) può provocare danni rilevanti se le infezioni sono precoci (prima o subito dopo il trapianto). Per prevenire usare gli stessi accorgimenti degli altri funghi del terreno, la lotta chimica si effettua con l’impiego per irrigazione di tiofanato metil o procloraz.
Tra i principali fitofagi osservati nel Capsicum annuum ritroviamo: Afidi (Aphis gossipii, Macrosiphum euphorbiae, Myzus persicae), Tripidi (Frankliniella occidentalis), Larve defogliatrici (Nottuidi – Tortricidi), Minatrici fogliari (Phytomyza atricornisLiriomyza trifolii), Piralide (Ostrinia nubilalis) e Acari tetranichidi (Tetranychus urticae).
Tali parassiti sono ben noti e non costituiscono un problema insuperabile; è necessario però, intervenire alla comparsa dei primi individui con la lotta chimica e contrastare il loro proliferare con tecniche di tipo agronomico.
Buoni risultati si possono ottenere con tecniche di lotta biologica e/o integrata, purché si adottino sin dall’inizio della coltivazione e si presti particolare attenzione ai parametri ambientali e tecnici da necessari per raggiungere buoni risultati con questa metodologia di lotta.


Le esigenze climatiche

Le varietà a frutto piccolo, utilizzate a scopo ornamentale, hanno esigenze termiche maggiori di quelle con frutti commestibili. La temperatura minima biologica è di 10-12°C e lo sviluppo si arresta a 15°C, mentre con valori notturni minori di 8°C i frutti risultano partenocarpici e deformati. La temperatura letale è di 0°C, quella ottimale per l’allegagione di 15-18 di notte e di 22-28°C di giorno, mentre valori superiori a 30-35°C possono causare la cascola dei frutti appena allegati.
I valori termici ideali, per favorire la ripresa dopo l’invasatura, sono di 18-20 di notte e 20-26°C di giorno. Successivamente, fino alla colorazione dei frutti, è sufficiente una temperatura di 15°C, intervenendo con la ventilazione a partire da 20°C. Nel caso di coltivazione invernale la temperatura può essere mantenuta intorno ai 12-15°C, mentre per la conservazione delle piante nel tardo autunno, in attesa della vendita, è sufficiente una temperatura di 10-15°C, ventilando a partire dai 15°C.
Se le piante sono allevate per tre settimane a temperature più basse (12-13°C) e poi a 18°C risultano di taglia più contenuta, maggiormente ramificate e più fiorifere; tuttavia la fioritura ritarda di una decina di giorni rispetto a una coltivazione tenuta costantemente a 18°C.
Riguardo alla luce, il C. annuum è una pianta a giorno lungo facoltativo; tuttavia, la fioritura è più rapida con una lunghezza del giorno superiore alle 12 ore. Durante le prime fasi di crescita, per evitare l’allungamento delle giovani piante e prevenire l’ingiallimento e la caduta delle foglie basali, è necessario esporre la coltivazione ad una forte intensità luminosa; in questo modo si favorisce anche un’abbondante ramificazione, una più precoce entrata in fioritura e una completa allegagione.
L’ombreggiamento può risultare utile solo dopo il trapianto e l’invasatura.
Durante il ciclo di coltivazione è indispensabile procedere all’arieggiamento dell’ambiente protetto per mantenere l’umidità relativa al di sotto del 60%.


Aspetti economici e mercato

Il periodo di maturazione e vendita rende il Capsicum un’interessante specie da introdurre nella pianificazione colturale, in un periodo in cui gli spazi produttivi sono largamente disponibili.
La maggior parte delle varietà raggiunge le migliori performance estetiche nei contenitori da 14 e 18 cm di diametro.
In Campania, le aziende orientano la produzione secondo i canali commerciali procedendo alla coltivazione in vaso di diversa dimensione e in diversi periodi dell’anno.
Si riporta un esempio di analisi dei costi di produzione considerando un ciclo primaverile - estivo, senza ausilio di riscaldamento, con piante allevate in vaso diametro 12 cm. In questo caso si evince che le voci “manodopera” e “mezzi tecnici” sono predominanti (rispettivamente 30 e 50% circa) coprendo, complessivamente, circa l’80% del totale. Tra le operazioni più onerose si segnalano quelle di trapianto, spaziatura e confezionamento, mentre tra i mezzi tecnici prevale la spesa per l’acquisto delle piantine (quantificato in media intorno a 11,5 centesimi) che supera il 50% dell’intera voce. Il prezzo di queste ultime, comunque, varia secondo le varietà e, quindi, può incidere in maniera significativamente diversa sul costo totale.
Le quote di ammortamento e manutenzione di capitali policiclici incidono per circa il 12,5%; tutte le altre voci (compenso al capitale fondiario, interessi, direzione e amministrazione, spese generali) sono piuttosto modeste e contribuiscono per il restante 8% circa.
In definitiva, il costo complessivo, per condurre 1.000 m2 di Capsicum della tipologia su descritta e con un ciclo come quello indicato, è pari a poco più di 15.000 euro con un costo unitario pari a circa 0,43 euro, che rappresenta il prezzo medio minimo cui vanno vendute tutte le piante per coprire interamente il costo di produzione.

Capsicum in vaso, novità per ampliare l’offerta - Ultima modifica: 2019-10-29T10:27:53+00:00 da Lucia Berti

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome