Fertirrigazione: quale futuro?

L'editoriale sul numero di aprile di Colture Protette

Una tecnica sempre più imprescindibile per apportare gli elementi nutritivi necessari alla coltura senza incrementi eccessivi della salinità

Negli ultimi anni, il cambiamento climatico e la richiesta di una maggiore sostenibilità ambientale da parte dei consumatori stanno favorendo sempre più l’utilizzo della tecnica della fertirrigazione, imponendo però anche un suo importante rinnovamento per vincere queste sfide.

Il cambiamento climatico, con il rialzo termico e l’alterazione dei cicli di precipitazione (fenomeni sempre più frequenti di piogge intense alternati a periodi di forte siccità), sta peggiorando la qualità delle riserve idriche a causa sia del maggiore sfruttamento di queste per compensare la maggiore evapotraspirazione, sia per la mancata ricarica delle falde freatiche, dovuta all’incapacità di trattenere sul territorio l’acqua piovana.

In questo scenario, la fertirrigazione è quindi ancora più fondamentale per apportare gli elementi nutritivi necessari alla coltura senza incrementi eccessivi della salinità nella zona radicale, tipica invece delle tradizionali concimazioni di fondo o di copertura. Spesso la maggiore salinità dell’acqua è legata a un aumento dei bicarbonati di calcio e magnesio.

Questo può essere un risparmio, dato dalla minore necessità di aggiungere questi due elementi nella fertirrigazione, ma può richiedere un miglioramento dell’impianto di fertirrigazione, rendendo necessaria la presenza di sistemi di acidificazione automatici e di monitoraggio della salinità nella zona radicale (per esempio con sensori dielettrici) per poter controllare la frazione di lisciviazione necessaria a evitare accumuli di salinità non tollerati dalle colture.

Efficienza d'uso dei nutrienti

La sostenibilità ambientale richiede di incrementare il più possibile l’efficienza dell’uso dei nutrienti, le cui principali cause di declino sono l’eccessiva lisciviazione legata a una gestione non ottimale dell’irrigazione e all’applicazione di elementi nutritivi in eccesso, quindi non necessari se già presenti a sufficienza nella zona radicale.

Quest'ultimo punto può essere superato solo con un monitoraggio periodico dei nutrienti presenti nel terreno, per esempio con il metodo degli estratti acquosi, e con la conoscenza delle esigenze di assorbimento dei nutrienti da parte della coltura, informazioni che l’agricoltore può ricavare dall’utilizzo di sistemi di supporto alle decisioni (Dss) in grado di fornire indicazioni su quali concimi applicare e in quale epoca.


L'autore è del Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali

Fertirrigazione: quale futuro? - Ultima modifica: 2024-04-09T15:08:29+02:00 da K4

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