Fertirrigazione, meno input e più qualità

La fertirrigazione permette non solo di massimizzare le rese, ma anche di incidere sulla qualità delle produzioni, al fine di ottenere ortaggi con particolari caratteristiche nutrizionali o salutistiche

 

Al giorno d’oggi le principali sfide in ambiente agricolo (e orticolo soprattutto) fanno riferimento al consumo di suolo e alla crescente carenza idrica, in termini sia quantitativi sia qualitativi. D’altro canto è ormai appurato che la realizzazione di soddisfacenti livelli produttivi sia strettamente legata alla continua disponibilità di elementi nutritivi per le piante. Il rallentamento o l’interruzione dell’assorbimento di nutrienti inevitabilmente porta a un cattivo risultato produttivo.

La fertirrigazione deve la sua significativa applicazione alla crescente diffusione in orticoltura dell’irrigazione a goccia, soprattutto per le colture in serra e quelle a ciclo estivo in pieno campo. La possibilità di modulare le quantità dei nutrienti secondo le effettive esigenze della coltura, anche su base giornaliera, è sicuramente l’aspetto più significativo ai fini della diffusione della fertirrigazione in orticoltura.

Altrettanto rilevanti per i sistemi produttivi orticoli sono i vantaggi dal punto di vista della sostenibilità ambientale, dato che la fertirrigazione può consentire la riduzione degli input di elementi minerali, nonché della loro perdita per lisciviazione. L’utilizzo corretto di questo strumento permette di aumentare l’efficienza d’uso dei nutrienti fino a livelli non conseguibili con altre tecniche agronomiche (es. 95%, 45% e 80% per N, P2O5 e K2O rispettivamente).

Le potenzialità della fertirrigazione, però, vanno oltre quelle precedentemente elencate. Infatti, permette non solo di massimizzare le rese, ma anche di incidere sulla qualità delle produzioni, al fine di ottenere ortaggi con particolari caratteristiche nutrizionali o salutistiche. Si cita lla possibilità di distribuire in maniera mirata microelementi quali selenio e iodio, stimolare il metabolismo secondario gestendo la salinità della soluzione nutritiva e somministrare promotori della crescita e/o biostimolanti.

Bisogna però considerare che se in ambiente protetto e con sistemi fuori suolo la fertirrigazione può esplicare al massimo le sue potenzialità, in pieno campo è ancora una pratica non completamente affermata. Anche a causa delle grandi superfici di applicazione e per la carenza di adeguati supporti tecnici e informatici agli agricoltori.

I margini per una razionalizzazione e una maggiore diffusione della fertilizzazione sembrano essere comunque piuttosto ampi. In tal senso, ulteriori studi sul fabbisogno di nutrienti delle diverse specie in funzione della fase fenologica, l’individuazione di strumenti per la valutazione dello stato nutrizionale delle colture e la formazione tecnica degli operatori potrebbero rappresentare utilissimi mezzi per stimolare ulteriormente l’utilizzo di questa tecnica.

Fertirrigazione, meno input e più qualità - Ultima modifica: 2020-03-30T10:22:56+02:00 da Lucia Berti

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