Dal convenzionale al bio, una svolta epocale

biologico
Nel 2017 il primo ciclo di raccolta di prodotto si è svolto in autunno
Il passaggio dovuto a convinzioni personali, ma anche per aprire nuove prospettive tecniche e commerciali.

La cintura bolognese è un’area agricola a forte vocazione orticola, dove da sempre vengono coltivati ortaggi di elevata qualità. Si lavora su terreni fertili e generosi che le popolazioni rurali hanno da sempre saputo mettere in campo le innovazioni tecniche che la ricerca scientifica ha messo a loro disposizione.
In questo contesto si è dunque sviluppata negli anni una ricca produzione che ha unito la quantità alla qualità. Di recente, sotto la spinta di un mercato sempre in movimento, si è diffusa la tendenza alla conversione della coltivazione convenzionale verso l’agricoltura biologica.
Paolo Angiolini è uno dei produttori che ha intrapreso nel 2017 questa strada.
«La mia azienda – specifica Paolo Angiolini – si estende su 17 ettari nella immediata periferia di Bologna e da sempre coltiviamo ortaggi. Io sono entrato in azienda negli anni ‘80 dopo gli studi da perito agrario e sono subentrato nel tempo a mio padre. Nel 1997 sono entrato a far parte di Agribologna una cooperativa di produttori orticoli. Negli anni abbiamo sviluppato la nostra attività seguendo le indicazioni fornite dalle più moderne tecniche di produzione: prima aderendo alla Produzione integrata e poi lavorando nel rispetto delle linee guida che la GDO ci ha posto come requisito per entrare a far parte del loro circuito commerciale».
Guardare avanti
Ma questo evidentemente non bastava ad un produttore che ha sempre guardato avanti e cercato di gestire la propria attività con spirito imprenditoriale. Considerate le difficoltà di mercato che attanagliano le aziende agricole in questi anni, l’attenzione di Angiolini si è diretta verso il mondo dell’agricoltura biologica.
«Dopo aver valutato diverse possibilità ed essermi guardato intorno con interesse ed anche preoccupazione per le difficoltà economiche in cui ho visto naufragare diverse aziende agricole ho deciso di avviare il percorso di conversione al biologico della mia azienda forte anche del progetto e del sostegno, anche economico, messo in campo da Agribologna. In primo luogo l’ho fatto per la convinzione che è necessario avere un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente e poi anche per aver valutato attentamente il cattivo momento che sta attraversando l’agricoltura convenzionale sempre più in difficoltà nel produrre reddito».
La partenza
Da qui la decisione di convertire al biologico 8 ettari della sua azienda da aprile 2017. Di questi su un ettaro di serre Angiolini ha potuto usufruire di una riduzione del periodo di conversione perché non utilizzate da 5 anni.
«Il fatto che una parte delle mie serre non fosse stato utilizzato negli ultimi 5 anni mi ha consentito di avviare fin da subito la produzione biologico e da questo autunno sono il primo dei produttori soci di Agribologna che hanno aderito al progetto di agricoltura biologica ad aver commercializzato prodotto certificato biologico. Il passaggio è stato più semplice del previsto perché noi produttori di Agribologna lavorando già per la Gdo di fatto siamo già soggetti a forti restrizioni nell’impiego dei mezzi di produzione per arrivare ad ottenere un prodotto a residuo zero».
Dopo aver assolto le pratiche burocratiche è cominciata dunque la nuova attività.
«Su 7 ettari ho svolto un ciclo di sovescio con una leguminosa come il favino, mentre sull’ettaro dove ho ottenuto subito la certificazione ad inizio settembre ho trapiantato dell’insalata gentilina che un mese fa ho cominciato a raccogliere e conferire a Conor, struttura commerciale che raccoglie il prodotto dei soci di Agribologna. I risultati sono stati ottimi: ho realizzato un prezzo doppio a quello ottenuto dal prodotto convenzionale, che oltretutto trova anche problemi di collocazione».
L’iter
L’iter per la conversione è iniziato con la notifica del passaggio all’agricoltura biologica e prosegue, una volta accettata la notifica, con l’avvio del cosiddetto periodo di conversione durante il quale l’azienda è tenuta a rispettare le regole della produzione biologica, ma non è autorizzata a commercializzare il prodotto come bio. Questo si realizzerà solo nel momento in cui termina la fase di conversione.
«Un progetto del genere – specifica Angiolini – è difficile da portare in porto se a sostenere le aziende non c’è una struttura come quella di Agribologna, che ci ha dato sostegno per le pratiche burocratiche e fornito informazioni fondamentali per valutare al meglio l’opportunità o meno di avviare la conversione e ci fornisce l’assistenza tecnica alla produzione. Cerchiamo di fare qualcosa di diverso dal semplice produrre di più».
Programmi 2018
I programmi per il 2018 sono già stati preparati anche perché una delle norme da rispettare prevede che vengano attuati precisi programmi di rotazione tra le colture. nella parte di azienda in conversione si continuerà la coltivazione di orticole di vario genere: asparagi (1,8 ha), radicchio, zucchine, spinaci, insalata di varie tipologie. Nella parte già biologica Angiolini ha in programma di produrre insalate e zucchine bio.
I trapianti di 80.000 piante di insalata gentilina inizieranno in gennaio per essere completati in aprile, con la raccolta che presumibilmente comincerà in marzo per terminare a giugno, per una produzione stimata in 200 quintali. Per lo zucchino il ciclo colturale, anche in questo caso contraddistinto dalla scalarità, inizia tra aprile e maggio per andare a raccogliere tra maggio e luglio.
«La cosa che più mi entusiasma di questo progetto è che ho praticamente già venduto questo prodotto, grazie ai contratti che la struttura commerciale ha siglato per la fornitura alle mense scolastiche dove è richiesta una quota cospicua di prodotto certificato bio. Lo stesso non posso dire per il prodotto convenzionale».
Il sovescio
Un elemento a cui Angiolini dà molta importanza è la tecnica del sovescio che nel 2017 è entrato nella rotazione in serra tra luglio e settembre con un ciclo breve grazie alla possibilità di essere irrigato.
«Il sovescio è importante per molti aspetti: fornisce sostanza organica, fornisce azoto organico, consente di allungare la rotazione e migliora la struttura del terreno. Quest’ultimo aspetto è di grande rilievo soprattutto nei nostri terreni che negli ultimi anni hanno dovuto subire il passaggio di macchine sempre più pesanti con tutte le conseguenze negative che ne derivano. Voglio anche precisare che questo vantaggio legato all’uso del sovescio ha molto valore in generale per l’agricoltura sostenibile e non è relegato al solo settore della produzione bio».
Sperimentazione
Lo sviluppo del progetto di agricoltura biologica messo in campo da Agribologna prevede anche una fase di sperimentazione per studiare le tecniche di migliore applicazioni nel contesto bolognese.
L’azienda nel 2017 ho ospitato sui suoi terreni alcune prove sperimentali attuate dai tecnici del Centro Agricoltura e Ambiente “G. Nicoli” di Crevalcore (Bo). Da un aspetto in particolare Paolo Angiolini è rimasto favorevolmente colpito: l’impiego della medica come fasce tampone di contorno all’insalata coltivata.
Nel periodo luglio/agosto contestualmente ai trapianti di settimanali di insalata (4 trapianti settimanali da 4000 piante cadauno) tutto intorno è stata seminata una fascia di erba medica in funzione di fascia naturale dove attirare eventuali fitofagi (soprattutto miridi) dove lasciare sviluppare liberamente gli organismi utili naturali.
«Sull’insalata non ho effettuato nessun trattamento ed ho raccolto, senza danni da tripidi o da miridi, un prodotto bio con le stesse qualità merceologiche ottenute nel convenzionale. Ho notato anche uno sviluppo vegetativo migliore con una crescita complessivamente più veloce del prodotto. Se l’esperienza del 2017 si ripeterà anche nel 2018 posso affermare che fare insalata bio non sarà un problema».
Un’esperienza positiva
Un’esperienza quella del 2017 che ha entusiasmato Paolo Angiolini in attesa che dal 2018 arrivino le conferme attese. Una produzione bio assolutamente soddisfacente dal punto di vista della qualità ottenuta e del risultato commerciale raggiunto.
«La domanda che mi pongo – sottolinea Paolo Angiolini – è se valga la pena di forzare la produzione come si sta facendo in convenzionale. Probabilmente varrebbe la pena di puntare a ridurre i costi di produzione. Occorre cercare nuove strade perchè non è detto che continuare a fare quello che si è sempre fatto sia un bene. In un momento in cui le produzioni agricole godono di una grande visibilità sui mezzi di informazione e sono al centro di iniziative importanti come Fico, abbiamo le aziende agricole che stanno fallendo: forse è il momento di ripensare a come si lavora per sfruttare opportunità diverse, produrre la qualità che un consumatore sempre più esigente chiede e puntare sempre più in alto. Siamo di fronte ad una vera svolta epocale nel fare agricoltura».

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