Molibdeno, microelemento mobile e traslocabile

molibdeno
Fagiolini: per le leguminose il molibdeno è cruciale nella formazione dei noduli radicali dell'azotofissazione.
Contrasta l’accumulo dei nitrati nella lamina fogliare negli ortaggi a foglia larga. Se manca provoca uno sviluppo stentato

Il molibdeno è il microelemento asportato dalle piante in minori quantità considerato che, a seconda delle colture, ne vengono assorbiti dai 5 ai 50 grammi per ettaro e per anno.
I valori di riferimento per la concentrazione del molibdeno all’interno delle piante sono compresi tra 0,6 e 1 ppm; sotto a 0,1 ppm è sicuramente insufficiente, mentre oltre i 5-10 ppm, a seconda delle specie, si inizia a parlare di tossicità del microelemento.
Il molibdeno all’interno della pianta è relativamente mobile e traslocabile da un organo all’altro: in diverse specie assume un ruolo specifico che andiamo ad esaminare.
Per le leguminose riveste una grande importanza perché favorisce la formazione dei noduli radicali nei quali si realizza la azotofissazione simbiontica.
Preziosa la sua adeguata disponibilità negli ortaggi a foglia larga, perché il molibdeno contrasta l’accumulo dei nitrati nella lamina fogliare, favorendone la organicazione.
Nelle patate, nei pomodori e nelle crucifere una adeguata dotazione di molibdeno migliora la formazione di acido ascorbico.
Carenza
Le principali cause che possono essere all’origine della inadeguata disponibilità di molibdeno per le piante coltivate sono:
- indisponibilità del molibdeno a causa di pH acidi, inferiori a 6;
- insufficiente dotazione assoluta del microelemento nel terreno;
- bassa CSC (Capacità di Scambio Cationico) nei suoli;
- antagonismo con altri elementi presenti in elevate quantità (Ferro, solfati solubili, ecc.)
La carenza di molibdeno conduce a sintomi molto simili alla carenza di azoto, inizialmente con lo schiarimento internervale della lamina fogliare che, protraendosi, può condurre ad una vera e propria clorosi. La crescita delle piante risulta stentata, con taglia ridotta e limitata messa a fiore.
Questa è una carenza che si manifesta a partire dalle foglie più vecchie, che si possono accartocciare e diventare necrotiche.
Nel melone, ma anche su altre cucurbitacee, si può assistere alla comparsa di foglie traslucide dovuta alla imperfetta formazione delle pareti cellulari.
Il sintomo delle foglie traslucide si può evidenziare anche sulle crucifere; in questa famiglia, nei casi gravi, anche il lembo fogliare può risultare malformato, addirittura ridotto alla sola nervatura centrale. Questo sintomo viene definito “whiptail” (coda a frusta).
La carenza di molibdeno nelle leguminose può condurre ad una deficitaria nodulazione radicale, mentre nella parte aerea si riscontrerà una deformazione delle foglie ed il contorcimento dei germogli.
Su patata la carenza di molibdeno compare precocemente se i tuberi seme provengono da un terreno povero del microelemento: la manifestazione è quella di clorosi fogliare, prima con foglie verdi chiare, poi gialle, infine con il persistere della carenza, biancastre. La fioritura è scarsa, con cascola fiorale e imbrunimenti.
Negli spinaci si evidenziano clorosi e necrosi delle foglie, i cui margini ingialliti o biancastri si arrotolano verso l’alto: il contenuto di nitrati della lamina fogliare è molto elevato, al punto da poterne sconsigliare l’uso alimentare.
Nelle carote la carenza di molibdeno si manifesta con una decolorazione delle foglie dal verde pallido al giallastro; le foglie più vecchie si disidratano e imbruniscono come per la carenza di azoto.
La lattuga presenta una crescita stentata, con vegetazione a rosetta. Le foglie, giallastre o biancastre, assumono a volte una conformazione ovale. Se la carenza di molibdeno è grave le foglie del cuore si deformano e le foglie mediane diventano rugose. Le foglie poi appassiscono, a partire da quelle esterne, assumendo una colorazione giallo-brunastra. Nelle foglie più vecchie si formano macchie grigio-bluastre, traslucide, poi questi sintomi si trasferiscono anche alle foglie più giovani. Con il procedere della carenza il punto vegetativo centrale della lattuga muore.
Eccesso
Gli eccessi di molibdeno possono verificarsi in terreni torbosi, alcalini, con cattivo drenaggio; possono anche avvenire in conseguenza di corpose calcitazioni effettuate in terreni acidi.
È raro osservare in campo sintomi da tossicità da molibdeno in quanto, anche con eventuali alte concentrazioni del microelemento nel suolo, le colture dimostrano in genere una elevata tolleranza.
Caratteristiche
Il simbolo chimico del molibdeno, dal greco μολύβδος (simile al piombo), è Mo: dal punto di vista chimico è un metallo di transizione di colore grigio-argenteo. Il suo numero atomico è 42, mentre il peso atomico è 95,94.
Fu individuato nel 1778 dal chimico svedese Carl Wilhelm Scheele nel minerale molibdenite e fu poi isolato dal connazionale P.J. Hjelm nel 1782.
In natura è presente nella molibdenite, prevalentemente sotto forma di solfuro MoS2 di aspetto simile al solfuro di piombo e alla grafite, oppure nella wulfenite e nella molibdite.
Il molibdeno metallico puro è impiegato per giunzioni vetro-metallo e come componente di acciai speciali.
Composti inorganici ed organici di molibdeno sono impiegati come catalizzatori di processi chimici e petrolchimici e come componenti di pigmenti e coloranti per vernici e ceramiche.
La concentrazione di molibdeno nel terreno è molto bassa, circa 1 ppm, corrispondente a circa 3 kg di microelemento per ettaro nel profilo di suolo esplorato dalle radici: sono comunque riscontrabili forti differenziazioni tra suolo e suolo nel tenore di molibdeno.
Nel terreno il molibdeno è presente come ione MoO42- ed è questa è la forma che viene preferibilmente assorbita dalle piante.
Il molibdeno forma composti con il ferro, legami con la sostanza organica e può legarsi anche con i composti che contengono calcio.
Il molibdeno è l‘unico microelemento la cui assimilabilità è migliore nei terreni a pH subalcalino che in quelli a pH acido.
Il molibdeno è il microelemento essenziale contenuto in più ridotte quantità nelle piante.
Nei vegetali il molibdeno è componente essenziale di due enzimi molto importanti, nitrogenasi e nitrato reduttasi: il primo è responsabile della fissazione biologica dell’azoto atmosferico, mentre il secondo è coinvolto nel primo passaggio per la organicazione dell’azoto all’interno della pianta facendo sì che dalla forma nitrica l’azoto possa essere condotto verso la formazione di amminoacidi.
Concimazione
Le deficienze di molibdeno possono essere corrette con piccole dosi di concimi al terreno, con concimazioni fogliari oppure con trattamenti ai semi: infatti, viste le ridottissime quantità in gioco, anche queste ultime due modalità assumono una rilevante funzionalità per questo microelemento.
I prodotti di impiego più generale sono sali, in particolare il molibdato di ammonio e il molibdato di sodio.
Questi formulati si impiegano normalmente a dosaggi che oscillano tra i 100 e 1000 grammi per ettaro.
Vi sono in commercio anche formulati più complessi, in cui il molibdeno è protetto mediante prodotti organici che svolgono una funzione chelante e limitano le perdite nel terreno favorendone l’assorbimento da parte delle colture: con questi prodotti può essere sufficiente distribuire minori quantità di molibdeno per ettaro, in considerazione della loro superiore efficienza.
Qualunque sia il tipo di formulato a base di molibdeno, per la distribuzione al terreno si può operare con la dissoluzione in mezzo acquoso, la distribuzione con barre ed una successiva lavorazione che ne consenta l’interramento.
I trattamenti fogliari, per contro, sono ad effetto più pronto e sicuramente da preferire per correggere carenze in modo rapido, nelle prime fasi di coltivazione.
Sulla soia e sul pisello si è dimostrata molto performante la concia al seme con molibdeno, anche in miscela con il rizobio. In questi casi i dosaggi sono ridotti, da 100 a 200 g/ha di molibdato, che deve essere correttamente formulato perché possa aderire in modo uniforme e continuo alla superficie del seme.

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