Crisantemo, programmato e ben curato

crisantemo
Per i floricoltori De Nicolo di Terlizzi (Ba) è fondamentale produrlo nel rispetto di canoni di elevata qualità. La cura per i dettagli

In tempo di crisi per avere mercato con il crisantemo non basta coltivarlo in maniera programmata e offrirlo pressoché tutto l’anno. Occorre produrlo nel rispetto di canoni di elevata qualità, curando dettagli che altri floricoltori, per fretta, noncuranza o volontà di risparmio, trascurano. È questo, per i fratelli Stefano e Nicola De Nicolo e per il figlio di Nicola, Francesco, il segreto per fare reddito con il crisantemo programmato, cui riservano ogni anno, a Terlizzi (Ba), due serre per 5.400 m² totali.
«Per noi – afferma Stefano – il crisantemo programmato è stato un punto di arrivo dopo 15 anni di esperienza come produttori di fiori recisi. Nel 1985, con nostro padre che aveva avviato un’interessante attività orticola in pieno campo, decidemmo di cambiare strategia produttiva. Alzammo la prima serra in legno-plastica e iniziammo a coltivarci garofani. Fummo tra i promotori della floricoltura a Terlizzi, che esordì proprio con il garofano. Negli anni successivi realizzammo altre serre in ferro-legno, e poi anche in ferro-plastica, con l’aiuto finanziario di un Por Puglia, per coltivare, oltre ai garofani, fresie, gerbere, bocche di leone, violacciocche, ranuncoli e altri fiori recisi».
Verso la fine degli anni ’90, aggiunge Nicola, «ci rendemmo conto che i fiori recisi non rendevano più come una volta. Ma, mentre altri floricoltori si orientavano verso la produzione di piante verdi o fiorite in vaso, noi abbiamo insistito con i fiori recisi, abbandonando quasi completamente le specie prima coltivate e rivolgendoci al crisantemo programmato. È stata una scelta accorta: i tempi sono cambiati, e con essi i consumi, piegati dalla crisi! Prima i fiori venivano acquistati più volentieri per abbellire le case, oggi sono diventati quasi un bene di lusso. Solo i crisantemi vengono sempre comprati, e non solo nelle feste di inizio novembre, per adornare le tombe, nel rispetto della nostra cultura dei defunti. In più i crisantemi bianchi e quelli verdi sono molto apprezzati per gli addobbi matrimoniali o di altre feste».
Tecnica colturale
In poco più di 15 anni i De Nicolo hanno non solo affinato la tecnica colturale ma anche individuato una serie di accorgimenti utili per migliorare la qualità, cioè la bellezza, l’eleganza, la robustezza e la durata, dei crisantemi.
«L’irrinunciabile punto di partenza per un’ottima produzione di crisantemi – sottolinea Francesco – è la qualità delle piantine, che devono essere perfette, integre e sane. Le acquistiamo dal vivaio Triflor di Terlizzi che fa radicare le talee di crisantemo in cubetti da 3 x 3 cm di torba pressata, disposti in cassette da 104 pezzi. I primi trapianti di crisantemo programmato li iniziamo verso il 9-10 febbraio, i successivi, fin quando le temperature sono basse, ogni due settimane, poi, dai primi caldi, ogni settimana. Concludiamo i trapianti a fine settembre-inizio ottobre. Il ciclo produttivo dura in media tre-quattro mesi, periodo variabile in funzione dell’andamento climatico: per i primi trapianti tende ad allungarsi, per quelli effettuati dall’inizio della primavera in poi man mano si accorcia, fino a riprendere a crescere con gli ultimi trapianti».
I trapianti
Le piantine vengono trapiantate su terreno lavorato finemente con motozappa fino a 30 cm di profondità e poi attentamente livellato manualmente con rastrelli per evitare avvallamenti.
«La gestione dei trapianti è fondamentale per la futura crescita delle piante, perciò è molto accurata. – osserva Stefano – Ogni semicampata viene occupata da sei o sette “rolle”, aiuole larghe 70 cm, lunghe circa 27 m, e distanti l’una dall’altra 50 cm per consentire il passaggio degli operatori. Stendiamo sul terreno la rete in plastica a maglie di 15 x 16 cm, ancorata a ognuna delle due estremità, mediante forti fili di ferro, a una barra in legno trattenuta da due pali metallici saldamente piantati nel terreno e tenuta ben tirata da cavalletti disposti lungo la “rolla” ogni due-tre metri, che non la fanno curvare. In ogni foro della rete trapiantiamo una piantina. Ciascuna “rolla” contiene quattro file di piantine, disposte con sesto 17 x 17 cm. Sulla “rolla” sono sistemate due manichette parallele, ognuna di esse serve due file contigue di piante. La rete viene sollevata man mano che le piante crescono, agendo sulle barre di legno estreme, in modo da tenerle sempre separate».
Dopo 7 giorni
Una settimana dopo il trapianto, appena le piantine hanno superato l’inevitabile conseguente stress, i De Nicolo le spuntano per eliminare la dominanza apicale e favorire l’emissione dei getti ascellari.
«È un lavoro che effettuiamo con l’ausilio di forbici e molta perizia. – precisa Nicola – Lasciamo ogni piantina alta 4-5 cm, con due-tre foglie: dalle loro gemme ascellari emetterà germogli, così una pianta porterà almeno due-tre steli, ciascuno dei quali con un buon numero di fiori. Poi le piantine iniziano a crescere. Non effettuiamo concimazione di fondo perché il terreno possiede una considerevole “forza vecchia”, derivante dai concimi, somministrati alla precedente coltivazione di crisantemo, che le piante non sono riuscite ad assimilare. Però dalle prime settimane agiamo con la fertirrigazione. All’inizio spingiamo con l’azoto, per aiutare le piante a “salire”, poi diamo una soluzione di mantenimento, con modesti apporti di concimi complessi tipo 4-9-35 + 4,1 MgO e microelementi come boro, rame, ferro, manganese, molibdeno e zinco. Verso la fine del ciclo colturale aumentiamo il potassio per imprimere ai fiori un colore più deciso. Quando le temperature si alzano eroghiamo solo acqua, senza concimi, attraverso le manichette, per dare il giusto sostegno idrico alle piante. Le serre dispongono pure di un impianto irriguo aereo, che utilizziamo per somministrare acqua nebulizzata dopo il trapianto e quando il terreno è nudo, se troppo asciutto, per metterlo in tempera e lavorarlo più agevolmente. Per l’irrigazione e la fertirrigazione utilizziamo l’acqua di un pozzo aziendale e l’acqua piovana, raccolta dalle serre e incanalata in due cisterne. Quando, a fine anno, i terreni non ospitano più i crisantemi, seminiamo rafano, cima di rapa o altre essenze, che poi sovesciamo per arricchire il terreno di sostanza organica».
La difesa
La stessa attenzione rivolta alla fertirrigazione i De Nicolo pongono nella difesa fitosanitaria. «Poiché ritorniamo ogni anno con il crisantemo sullo stesso terreno, abbiamo registrato a volte danni da nematodi o fusariosi. – ricorda Francesco – I nematodi, dei generi Pratylenchus e Xiphinema, il cui sviluppo è maggiore con temperature più elevate, causano sofferenza, deperimento e giallume delle piante. I sintomi di Fusarium oxysporum f.sp. chrysantemi sono l’ingiallimento di una parte della lamina fogliare e l’imbrunimento e il successivo avvizzimento dello stelo. Sono problemi che cerchiamo di evitare con la periodica disinfestazione del terreno. Ma i danni maggiori sono causati da due insetti: il dittero agromizida Liriomyza trifolii, lo “striscino”, che scava gallerie nelle foglie generando danni estetici e fisiologici, fino a farle disseccare e cadere, e il tripide occidentale delle serre o dei fiori (Frankliniella occidentalis), che con le punture causa crescita irregolare e distorsioni delle gemme e alterazioni cromatiche, scolorimenti e vistose striature sui petali del capolino, e trasmette il Tswv, virus che rovina le foglie e può portare la pianta alla morte».
Pericolosi sono anche «gli afidi (Myzus persicae, Aphis gossypii), che si insediano sulle giovani gemme e sui germogli, il ragnetto rosso (Tetranychus urticae), che provoca decolorazioni sulle foglie, a volte puntiformi, e rallenta la crescita, l’oidio (Oidium chrysantemi), che determina una leggera muffa biancastra sulla superficie di giovani germogli e foglioline tenere, e la ruggine bianca del crisantemo (Puccinia horiana), che sviluppa sulla pagina superiore aree tondeggianti di colore giallo chiaro, in corrispondenza delle quali appaiono, sulla pagina inferiore, pustole polverulente color ruggine. Contro insetti, acari e funghi eseguiamo trattamenti, soprattutto preventivi, che preservano la sanità delle piante».
Pianta brevidiurna
Nella coltivazione del crisantemo, nota Stefano, essenziale è sapere che il crisantemo è una pianta brevidiurna, pertanto l’induzione alla fioritura viene stimolata dalla diminuzione della quantità di luce e dall’allungamento del periodo di buio. «Nella coltivazione naturale o stagionale tale induzione comincia quando la notte ha una durata maggiore del dì, alla nostra latitudine intorno ai primi di agosto. Ma con il crisantemo programmato occorre assicurare sempre 14 ore di buio e dieci di luce, dalla messa a dimora delle piantine fino a quando raggiungono 30 cm di altezza. Durante la tarda primavera e l’estate togliamo luce, per cui oscuriamo aprendo, dalle 18.00 del pomeriggio alle 8.00 di mattina, teli plastici, laterali e orizzontali, posti in alto, che consentono di separare ogni settore di piante dagli altri: i teli sono neri nella parte inferiore, ma bianchi in quella superiore per riflettere la radiazione solare ed evitare di surriscaldare la serra. Invece durante l’autunno, l’inverno e la parte iniziale della primavera illuminiamo con lampade da 150 watt modulando l’apporto di luce artificiale fino a raggiungere le dieci ore necessarie; per risparmiare corrente elettrica adottiamo uno stratagemma che “inganna” le piante: accendiamo le lampade solo in un settore per cinque minuti, lasciando gli altri al buio, dopo spegniamo per otto minuti, poi accediamo per cinque minuti in un altro settore e così via. Quando le piante hanno raggiunto circa 30 cm di altezza e possiedono almeno 13-14 foglie, chiudiamo i teli o spegniamo le luci. Parte così la fase di induzione della fioritura».
Temperatura e umidità
È altresì importante garantire al crisantemo condizioni idonee di temperatura e umidità relativa, aggiunge Francesco. «La temperatura deve oscillare da 18°C a 25°C: in estate apriamo i teli ombreggianti nelle ore più calde e consentiamo il ricircolo dell’aria attraverso le aperture laterali e al colmo, così all’interno della serra la temperatura si mantiene più che accettabile. L’umidità relativa la manteniamo nelle prime fasi di crescita delle piante intorno al 70% utilizzando l’impianto di irrigazione aerea, poi la abbassiamo al 50-60%».
L’ultima attenzione i De Nicolo la riservano alla formazione dei fiori sugli steli, continua Stefano. «Invece di effettuare trattamenti nanizzanti limitiamo l’apporto di concimi per evitare che le piante crescano troppo in altezza. Poi, in estate due settimane e in autunno-inverno tre prima della raccolta, togliamo su ogni stelo il fiore centrale: così la fioritura è omogenea per tutti i fiori portati da esso, evitando un difetto che altrimenti deprezza il prodotto, cioè che i primi cominciano a invecchiare mentre gli ultimi iniziano ad aprire!».
Quando i fiori sono aperti i De Nicolo tagliano steli di fiori dello stesso colore lunghi 90 cm, li privano delle foglie fino a 50 cm e compongono mazzetti da cinque steli, legati con elastico. «Poi, – informa Nicola, – seguendo gli standard olandesi formiamo con cinque mazzetti una balletta da 25 steli, avvolta in un film plastico. Le ballette, poste in ampie vasche, le portiamo al nostro posteggio al Mercato dei fiori di Terlizzi, dove le acquistano fioristi operanti in zona e commercianti che rivendono in Puglia e soprattutto fuori regione, dalla Calabria alla Toscana». n

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