Crisantemo, il programma per soddisfare il mercato

crisantemo
Oltre ai crisantemi bianchi e gialli, anche quelli di altri colori vengono apprezzati.
Tre aziende floricole di Terlizzi (Ba) producono il crisantemo 10 mesi all’anno, regolando illuminazione e oscuramento

Il crisantemo multiflori, dalle numerose varietà caratterizzate da tanti fiori piccoli, viene sempre più apprezzato per le forme perfette e i bellissimi colori. Tanto da conquistarsi sul mercato crescente considerazione sia per addobbi matrimoniali, festivi o funerari, sia come fiore da regalo, riuscendo così a ritagliarsi spazi notevoli in numerose aziende floricole pugliesi. I floricoltori destagionalizzano la coltivazione del crisantemo multiflori con la programmazione ciclica, regolando l’illuminazione e l’oscuramento delle serre in funzione delle esigenze di tale specie brevidiurna, in modo da soddisfarne per quasi l’intero anno la domanda considerevole e continua.
Questa è l’esperienza con il crisantemo programmato che vivono anche alcuni floricoltori di Terlizzi, noto centro floricolo barese: Tommaso Chiapperino (3 ha), Paolo Tatoli, titolare con i figli Francesco e Flavio della Tatoli Fiori (0,7 ha), Francesco De Nicolo, con il padre Nicola e lo zio Stefano (0,6 ha), i quali programmano la coltivazione ciclica, grazie a serre-tunnel dotate di impianti automatizzati, per dieci mesi all’anno, a eccezione di gennaio e febbraio, quando la sospendono a causa dell’elevato costo del gasolio per il riscaldamento.
Il fotoperiodo
Per Chiapperino, che di crisantemo programmato è il più grosso produttore nel comprensorio floricolo a nord-ovest di Bari, «per coltivare bene il crisantemo è fondamentale conoscerne il fotoperiodo, ossia sapere che è una pianta a giorno breve o brevidiurna e fiorisce quando il periodo di illuminazione non supera le 12 ore giornaliere: l’induzione alla fioritura è stimolata dalla diminuzione della quantità di luce e dall’allungamento del periodo di buio. Nella coltivazione naturale o stagionale l’induzione alla fioritura ha inizio quando la notte comincia a essere più lunga del dì, alla nostra latitudine intorno ai primi di agosto. Invece nella coltivazione programmata bisogna assicurare sempre 14 ore di buio, da quattro settimane dopo la messa a dimora fino all’induzione alla fioritura. Io lo faccio durante l’inverno illuminando con lampade a risparmio energetico da 150 watt, in estate oscurando con appositi teli plastici laterali e orizzontali, posti in alto, che mi consentono di separare ogni settore di piante dagli altri per tenerlo completamente al buio».
Conoscendo le necessità di buio e di luce del crisantemo programmato, anche Tatoli opera in maniera elastica su illuminazione e oscuramento: perciò si è dotato di un moderno impianto di oscuramento, che utilizza esclusivamente nella coltivazione programmata del crisantemo.
«Per evitare che in inverno la diminuzione della quantità di luce naturale e quindi l’allungamento del periodo di buio stimolino l’induzione alla fioritura prima del tempo dovuto, adotto un programma di illuminazione che varia mese per mese, con il mutare delle condizioni luminose esterne, finché le piantine raggiungono l’altezza di 30 cm. Le piantine non cimate, a stelo singolo, crescono più velocemente di quelle cimate, che presentano due o più steli, perciò a esse, tra gennaio e febbraio, bastano quattro settimane di luce per arrivare ai 30 cm: illumino cinque ore ogni notte, da tre ore dopo il tramonto a tre prima dell’alba; ogni ora la divido in due cicli, ciascuno costituito da 6 minuti di luce e 24 minuti di buio, quindi in un’ora somministro 12 minuti di luce effettiva, così risparmio energia elettrica».
Piantine cimate
Invece le piantine cimate hanno bisogno, da febbraio in poi, di quattro ore di luce a notte per cinque-sei settimane, per raggiungere i 30 cm; tuttavia se il cielo è nuvoloso per molti giorni, tanto da ridurre la quantità di luce naturale, Tatoli illumina anche cinque ore a notte; poi a marzo eroga tre ore di luce a notte, ad aprile due, a maggio una o una e mezza.
«Appena le piante hanno raggiunto i 30 cm, tra la fine di febbraio e la prima settimana di marzo, comincio a oscurare per otto settimane, sempre dalle sei del pomeriggio alle otto di mattina, per garantire le 14 ore necessarie di buio: così a fine aprile taglio i primi steli. Le piantine trapiantate a giugno e a luglio non ricevono luce esterna, le oscuro. Invece le piantine trapiantate da agosto in poi non le oscuro più: a quelle trapiantate ad agosto somministro una-due ore di luce, a quelle trapiantate a settembre due-tre ore, a quelle trapiantate a ottobre, che non cimo più, quattro ore».
Pure De Nicolo assicura sempre 14 ore di buio e 10 di luce, dalla messa a dimora delle piantine fino a quando raggiungono i 30 cm di altezza.
«Durante la tarda primavera e l’estate tolgo luce, per cui oscuro aprendo, dalle sei del pomeriggio alle otto di mattina, teli plastici, laterali e orizzontali, posti in alto, per separare i vari settori: i teli sono neri nella parte inferiore, ma bianchi in quella superiore per riflettere la radiazione solare ed evitare di surriscaldare la serra. Invece durante l’autunno, l’inverno e la parte iniziale della primavera illumino con lampade da 150 watt modulando l’apporto di luce artificiale fino a raggiungere le dieci ore necessarie; per risparmiare corrente elettrica adotto uno stratagemma che “inganna” le piante: accendo le lampade solo in un settore per cinque minuti, lasciando gli altri al buio, dopo spengo per otto minuti, poi accendo per cinque minuti in un altro settore e così via. Quando le piante hanno raggiunto l’altezza di circa 30 cm e possiedono almeno 13-14 foglie, chiudo i teli o spengo le luci. Parte così la fase di induzione della fioritura».
Talee radicate
Chiapperino, Tatoli e De Nicolo acquistano talee radicate e cubettate di varietà di produzione olandese da un’azienda vivaistica di Terlizzi, la Triflor di Luigi Tricarico, che le fa radicare in cubetti da 3 cm x 3 cm di torba pressata, disposti in cassette da 104 pezzi. La qualità delle piantine, che devono essere perfette, integre e sane, è per tutti e tre «l’irrinunciabile punto di partenza per un’ottima produzione di crisantemi».
Un ciclo colturale ideale dura quasi 90 giorni, per l’esattezza 12 settimane, osserva Chiapperino.
«Lavorando con estrema cura riesco a trapiantare e raccogliere ogni settimana. Con la programmazione colturale ciclica e con un’adeguata dotazione di impianti automatizzati, riesco, ogni settimana dell’anno, a garantire continuità di produzione e offerta di crisantemi sempre uguali e di alta qualità, perfetti. O, meglio, riuscivo a farlo sino a qualche anno fa: adesso “solo” per dieci mesi, tranne che a gennaio e febbraio, perché l’alto costo del gasolio per il riscaldamento mi ha costretto a bloccare la produzione per due mesi. Almeno fin quando non realizzerò una centrale a biomasse alimentata con residui di potatura dell’olivo e scarti di produzione olivicolo-olearia e orticola, che mi permetterà di abbattere i costi del riscaldamento delle serre».
Trapianti settimanali
Tatoli trapianta il crisantemo ogni settimana da fine gennaio a metà novembre e lo raccoglie da maggio a febbraio.
«Dopo il 15 novembre non trapianto più. Con le basse temperature tardo-autunnali e invernali sono costretti a riscaldare ad almeno 15-16 °C per favorire l’induzione a fiore. Ma il gasolio costa troppo, per cui dopo l’induzione a fiore mi limito a riscaldare il giusto, per impedire che la temperatura interna alle serre scenda sotto i 5-6 °C ed evitare che le piante soffrano il gelo, i petali si macchino e la qualità complessiva del prodotto diminuisca. L’impianto di oscuramento automatico, specifico per la coltura del crisantemo, ha un effetto termico durante le notti invernali, con chiusura dalle 22 alle 4-5 di mattina: infatti consente di guadagnare almeno un grado o più di temperatura su quella esterna. Inoltre, a differenza del film plastico, il telo oscurante non forma condensa».
Dopo aver steso sul terreno una rete in plastica a maglie di 15 x 16 cm che dovrà sorreggere le piante, De Nicolo inizia i trapianti di crisantemo programmato «verso il 9-10 febbraio, i successivi, fin quando le temperature sono basse, ogni due settimane, poi, dai primi caldi, ogni settimana.
Chiudo i trapianti a fine settembre-inizio ottobre. Il ciclo produttivo dura in media tre-quattro mesi, periodo variabile in funzione dell’andamento climatico: per i primi trapianti tende ad allungarsi, per quelli effettuati dall’inizio della primavera in poi man mano si accorcia, fino a riprendere a crescere con gli ultimi trapianti».
Nei tunnel freddi
A differenza di Chiapperino e Tatoli, De Nicolo utilizza serre-tunnel fredde, che non riscalda, perché il riscaldamento è molto costoso, e raffredda con il ricircolo naturale dell’aria.
«Cerco di approfittare quanto più possibile del clima mite di cui gode questo territorio, anche per la vicinanza, poche centinaia di metri, al mare Adriatico.
Infatti le piantine si acclimatano subito e bene. Proseguo la coltivazione, con gli ultimi trapianti di settembre, sino a fine dicembre-inizio gennaio, rischiando in caso di gelate, poi la sospendo per un mese, pulendo i terreni, e riprendo i trapianti dopo la prima settimana di febbraio».
Quando termina il periodo dell’illuminazione e le piantine hanno raggiunto i 30 cm di altezza, Chiapperino e Tatoli compiono alcuni trattamenti nanizzanti, per ridurre l’altezza degli steli.
«Effettuo due-tre interventi, ogni 12 giorni, dalla sesta alla decima settimana, per mantenere le piante basse e compatte e quindi avere i fiori più ravvicinati – rileva Chiapperino –. Raccolgo gli steli a un’altezza di 80-90 cm, li lavoro a mazzetti da cinque pezzi e li conservo per almeno un giorno in cella a 6 °C, per garantire loro una durata maggiore. Così preparati sono pronti per andare sul mercato, facendo ovunque bella figura e incontrando l’apprezzamento del consumatore».
Tatoli compie «il primo trattamento nanizzante alla fine del periodo di illuminazione, il secondo alla formazione dei boccioli, per avere una fioritura uniforme. Poi attendo altre tre-quattro settimane per la fioritura, sempre, se necessario, oscurando, finché i fiori sono aperti e ben colorati».
Invece De Nicolo non effettua trattamenti nanizzanti, ma limita l’apporto di concimi per evitare che le piante crescano troppo in altezza.
«Poi, in estate due settimane e in autunno-inverno tre prima della raccolta, tolgo su ogni stelo il fiore centrale: così la fioritura è omogenea per tutti i fiori portati da esso, evitando un difetto che altrimenti deprezza il prodotto, cioè che i primi cominciano a invecchiare mentre gli ultimi iniziano ad aprire!».

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