Il ciclamino cammina all’indietro

ciclamino
Le foglie di ciclamino sono forti, resistenti e sane se, rovesciando la pianta, riescono a reggerne il peso, compreso quello del vaso, anche se di coccio.
Rispetto a oggi, 30 anni fa produrlo era meno costoso e venderlo più remunerativo. L'effetto dell'avvento della Gdo

30 e anche 20 anni fa in Puglia i produttori di ciclamino sopportavano costi meno onerosi di quelli attuali e riuscivano tranquillamente a vendere una pianta in vaso di coccio o terracotta a 5.000 lire o in vaso di plastica a 3.500. Adesso, invece, malgrado il generale aumento dei costi di produzione, riescono a ricavare a malapena 1,80-2,00 euri per una pianta in vaso 15 di coccio, 1,50-1,60 per una pianta in vaso 18, 14 o 12 di plastica e 1,20 per un mini ciclamino in vaso 10 di plastica. Ma dover sopportare costi maggiori e ottenere ricavi minori rispetto a qualche decennio fa sta spingendo alcuni produttori di ciclamino ad abbandonare la coltura e altri a ridimensionarla. Sopravvive sul mercato, e con difficoltà, solo chi riesce a mantenere grandi numeri realizzando economie di scala che, però, non penalizzino la qualità.
In Salento
Uno di questi produttori è Sandro Marti, titolare, con il figlio Matteo e il fratello Maurizio, della Floricoltura Marti che a Nardò (Le), su 3 ha di serre, produce, fra l’altro, 50.000 piante di ciclamino (in vaso 15 di coccio, il più richiesto, in vaso 12 di plastica e in basket 18 di plastica contenente un vaso 15 di coccio).
«Io e altri floricoltori salentini siamo bravi nel coltivare ciclamino, ma lo produciamo perché non abbiamo alternative migliori accettate dal mercato. 30 e più anni fa, intorno alla metà degli anni ’80, quando eravamo poco esperti della coltura, un vaso di ciclamino in coccio ci veniva pagato all’ingrosso 5.000 lire. È paradossale che adesso che siamo specializzati in questa coltura riusciamo a vendere lo stesso vaso a 2,00 euri, se va bene, e i vasi di plastica a malapena poco sopra 1,50 ! Ma in tre decenni tutti i costi di produzione hanno registrato forti aumenti, quelli delle piantine e dei vasi, dei terricci e dei concimi, dell’acqua irrigua e del gasolio, delle strutture e dei film plastici e così via, mentre il mercato tira meno di allora. Cerco, come gli altri, di migliorare la qualità delle piante, ma i margini sono sempre più risicati. Purtroppo, di colture autunno-invernali in vaso, oltre al ciclamino, al crisantemo e alla Stella di Natale, non ne abbiamo altre!».
La Gdo
Marti sostiene che l’aumento complessivo dell’offerta e l’arrivo sul mercato della Grande distribuzione organizzata (Gdo) hanno modificato profondamente gli orizzonti produttivi e commerciali della coltura.
«Col tempo la crescita del numero di produttori, a volte più competitivi perché capaci di offrire ciclamini a prezzi inferiori, anche se di minore qualità, ha aumentato l’offerta: ne è scaturita una sovrapproduzione che ha compresso verso il basso i prezzi al produttore, riducendo i margini di guadagno. La Gdo punta ai grossi numeri e chiede un ciclamino più economico, sempre ben fatto ma meno costoso per il consumatore».
Marti adora il ciclamino, ma sa essere realistico. «Il ciclamino è una pianta bellissima, dai fiori stupendi, difficile da coltivare se non si adotta la più adeguata tecnica colturale. Noi riusciamo a produrlo con tutte le dovute attenzioni, portiamo i ciclamini, in contenitori a sei fori di polistirolo o di plastica, ai mercati floricoli di Leverano e Taviano, oppure pratichiamo la tentata vendita presso negozi e supermercati, con discreto successo. Ma il ciclamino non ci dà le soddisfazioni economiche che meritiamo. Ora tuttavia non abbiamo altra scelta fra proseguire così o decidere di togliere il ciclamino dalle serre e dal listino di produzione!».
Da Foggia
A Marti fa eco Umberto Salvatore, titolare con Oddone Tibello della Someps di Lucera (Fg), azienda vivaistica specializzata nella produzione di piantine orticole (e fino a quattro anni fa anche di piante di ciclamino).
«Prima dell’introduzione dell’euro, quasi 20 anni fa, dalle nostre parti il ciclamino in vaso 12 di plastica veniva pagato in media 3.500 lire/pianta al produttore. Questi, poi, per il trasporto, di cui si faceva carico, riceveva un contributo a parte, che, per quanto conteggiato alla buona, ne copriva grosso modo il costo. Invece adesso il produttore ricava 1,60-1,70 euri/pianta, al massimo 1,80, non arriva mai a 2,00, e sempre franco azienda, cioè mettendo a proprio carico le spese di trasporto al grossista, al fiorista o ad altri. Una volta un nostro cliente ci ordinò 10 carrelli, per 700 ciclamini in tutto, da mandare a Roma, con trasporto a spese nostre! Negli ultimi 20 anni, con l’ingresso della Gdo sul mercato, è cambiato tutto: per molto tempo abbiamo resistito, poi, seppure a malincuore, abbiamo abbandonato la coltura del ciclamino, alla quale eravamo affezionati perché l’avevamo praticata per anni, e ci siamo specializzati nella produzione di piantine orticole da trapianto richieste nel Foggiano: pomodoro da industria, peperone, melanzana, lattuga, sedano, cavolo broccolo, cavolo cappuccio, cavolfiore e numerose altre».
Situazione a Bari
Il ciclamino è ormai una coltura così svilita nel prezzo che a molti produttori non conviene più praticarla, conviene Francesco Campanale, titolare con Francesco Lovino della Florovivaistica società agricola di Ruvo di Puglia (Ba) e presidente di Floras, società consortile agricola costituita da sei aziende floricole del Nord Barese, per oltre 200.000 m² di serre.
«Ormai riesce a coltivare bene il ciclamino, cioè a guadagnarci, solo chi fa grandissimi numeri e riesce a realizzare economie di scala, cioè a ridurre i costi medi di produzione aumentando il numero di piante coltivate. Per tutti gli altri che ancora ci provano è ormai una guerra fra poveri: il prezzo base dei ciclamini è 1,50-1,60 €/pianta, per i miniciclamini 1,20, una miseria, se si considerano il tempo necessario per completare il ciclo colturale e tutti i problemi e i rischi relativi alla coltivazione. In più, se per i cicli colturali che si concludono con la vendita a settembre od ottobre non c’è bisogno di riscaldare la serra, per quelli che si chiudono a novembre o a dicembre fin sotto Natale il ricorso al riscaldamento è obbligato, con un notevole aggravio dei costi, perché il ciclamino è facilmente soggetto ad attacchi di muffa grigia che rendono le piante invendibili».
Vaso 12
Attualmente, prosegue Campanale, un produttore di ciclamino, per poter sostenere tutti i costi necessari e mettere in tasca qualcosa, dovrebbe vendere ogni pianta in vaso 12, il più richiesto, ad almeno 2,20-2,50 euri.
«Questo sarebbe un prezzo ragionevole, ma di fatto è impossibile, perché sia i grossisti e la Gdo sia i consumatori che comprano il vaso di ciclamino per il balcone o il terrazzo sono abituati da molto tempo ad acquistarlo a prezzi bassi! Sono disposti a pagare qualcosa in più, anche il 50%, solo per piante di ciclamino di estrema qualità, per forma e caratteristiche delle foglie e compattezza e bellezza dei fiori».
I grandissimi numeri citati da Campanale per rendere conveniente la coltivazione de ciclamino li fa la Floricoltura F.lli Tesse società semplice agricola di Tesse Emanuele & C. di Andria, azienda associata alla Floras, alla quale i titolari, Emanuele Tesse e Riccardo Asselta, affidano la commercializzazione di gran parte dei loro ciclamini.
«Ogni anno – informa Tesse – portiamo sul mercato circa 120.000 piante, per tre quarti ciclamini grandi, pronti per il mercato da fine settembre, e per un quarto miniciclamini, disponibili già da fine agosto. Puntiamo sul rosso scarlatto e sul bianco puro, che vanno sempre bene, e su un mix di altri tre-quattro colori. Coltiviamo il ciclamino da più di 20 anni: in autunno è una scelta obbligata insieme con la stella di Natale, se non vogliamo lasciare vuote le serre. Tuttavia per noi il ciclamino non è un riempitivo, lo produciamo puntando al massimo della qualità, benché il margine di guadagno non sia alto, dato che il mercato spesso non apprezza e non paga la qualità. Purtroppo il mercato è infestato e rovinato da produttori che fanno una concorrenza spregiudicata comprimendo i costi a danno della qualità e, interpretando la domanda della Gdo, offrono un prodotto discreto, ma non eccellente, a prezzi bassi. Non è facile resistere su un mercato così difficile e ingrato, però non vogliamo neanche rinunciare al nostro impegno per l’alta qualità».
La qualità
Il ciclamino può essere coltivato con diversi livelli di qualità, dalla “zero”, lasciando le piante crescere spontaneamente, ad altre intermedie fino alla massima, provvedendole di ogni cura possibile, osserva Asselta.
«Per noi la scelta è stata sempre quest’ultima. E non poteva essere altrimenti perché sin dagli esordi abbiamo finalizzato l’attività dell’azienda alla produzione di piante in vaso capaci di distinguersi proprio per gli eccellenti requisiti qualitativi. Conferiamo gran parte delle piante al consorzio Floras, in cassette da sei fori/vasi, in genere con due o tre ciclamini rossi, uno bianco e gli altri a scelta fra il viola, il salmone, il rosa o qualche altro colore. Floras le vende soprattutto nel Centro-Sud Italia, in un raggio di 200-300 km da Andria, distanza percorribile in tre-quattro ore da camion correttamente refrigerati per evitare che un’umidità eccessiva formi sui fiori punti neri antiestetici che ne comprometterebbero la vendita. Solo per una piccola parte di piante ci affianchiamo ad altre aziende per collocarle direttamente a grossisti. Per noi la commercializzazione non va oltre novembre: l’aumento dell’umidità danneggia irreparabilmente i fiori, causando i punti neri e facilitando lo sviluppo della muffa grigia, e inoltre dobbiamo preparare le serre per la produzione primaverile».
Dal 2004
Numeri ancora più grandi della Floricoltura F.lli Tesse li ha fatti in passato l’azienda Bisceglia di Terlizzi (Ba).
«Ho esordito nel 2004 con 300.000 piante in serre in ferro-plastica: ero uno dei pochi produttori di ciclamino in Puglia e nel Sud e diventai subito punto di riferimento per il comparto – ricorda il titolare Michele Bisceglia –. Allora il mercato del ciclamino era alimentato da pochi produttori e controllato da grossisti, i quali chiedevano piante grandi, ben fatte e ricche di fiori, coltivate in vasi 15 o 16 di coccio; le compravano a un prezzo che lasciava buoni margini e le rivendevano a garden e fioristi. Poi sul mercato sono arrivati molti nuovi produttori e la Gdo e tutto è mutato. Per poter resistere sul mercato sono stato costretto a ridurre i numeri a 100.000 piante e realizzare la maggior parte della produzione, 70.000 piante, in vasi di plastica, meno costosi rispetto ai vasi 15 di coccio, senza però diminuire la qualità delle piante, che rimane alta».
Bisceglia conferma che, 20 anni fa, prima dell’introduzione dell’euro, un ciclamino in vaso 15 di coccio veniva pagato 4.500-5.000 £. «Oggi, con i costi di produzione cresciuti, il prezzo al produttore di quello stesso vaso si aggira su 1,80-2,00 €, mentre il prezzo del ciclamino in vaso 15, 14 o 12 di plastica varia da 1,70 a 1,30 €. Tuttavia sono realista: i margini si sono ridotti, è vero, ma forse senza la Gdo noi produttori di ciclamini avremmo già chiuso. Vendere a essa ci garantisce la certezza di spuntare un prezzo modesto ma che ci consente di continuare il nostro lavoro. Almeno per chi ha voglia di farlo! Per i grossi produttori alternative non ce ne sono».

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