Substrati in base alle esigenze

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Nei Vivai Pizzella si producono, in cubetto e alveolare, circa 50 milioni di piantine ogni anno.
La formulazione di substrati a diversa percentuale di torba scura e bionda e con aggiunta di microrganismi dipende dalla specie e dal periodo di produzione

Le torbe rappresentano indubbiamente il costituente primario fondamentale nella formulazione dei substrati nel settore del vivaismo orticolo.
«A differenza del vivaismo floricolo – ci dice Mario Pizzella, che conduce i “Vivai Pizzella” a Mondragone (Ce) avvalendosi della collaborazione dei figli Angelo e Simone – per l’ortovivaismo necessitano substrati meno drenanti, con prevalenza dell’impiego di torba scura».
La qualità
Attualmente un substrato con presenza di torba bruna risulta più costoso di un substrato con solo torba bionda, tuttavia per ottenere produzioni di elevata qualità, i “Vivai Pizzella” non badano al risparmio.

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Mario Pizzella, al centro, con i figli Angelo (a destra) e Simone.

«Proprio per conseguire un prodotto di elevata qualità – ci riferisce Angelo Pizzella, che si occupa degli aspetti agronomici – i nostri substrati sono addizionati di particolari inoculi (funghi micorrizici e altri) che consentono alle piantine di sviluppare un ottimo apparato radicale e di ridurre le problematiche connesse allo stress da trapianto, quando passano dal vivaio alla coltivazione».
Gli inoculi
I “Vivai Pizzella” si approvvigionano di substrati già inoculati solo se rispondenti alle esigenze di coltivazione.
«Le nostre ricerche in merito – continua Angelo – ci hanno consentito di individuare specie e ceppi dei microrganismi più adatti alle varie specie. Pertanto, pur dovendo sobbarcarci l’onere della preparazione in azienda, che ci impegna sia dal punto di vista organizzativo sia per l’impiego in manodopera, spesso preferiamo preparare in proprio le miscele inoculate per non incorrere in brutte sorprese».
Doppia linea
Altro aspetto che caratterizza i “Vivai Pizzella” è rappresentato dalla doppia linea di produzione: alveolare e cubettato.
«Nei periodi di coltivazione più “critici”, ovvero nel periodo autunno-invernale, e nel caso di trapianti in terreni “pesanti” – spiega Angelo – il cubetto viene preferito poiché, potendolo poggiare sul terreno, risente meno delle problematiche connesse con l’asfissia radicale. Diversamente, nei periodi meno piovosi e freddi e con terreni “leggeri”, gli orticoltori preferiscono le piante in alveolo, che sono meno costose (-15/20%)».
D’altronde, la scelta delle piantine in cubetto implica anche la presenza in azienda di apposite macchine trapiantatrici di cui, solitamente, sono dotate solo quelle di grandi dimensioni.
«Le piante in cubetto – continua Angelo – presentano anche altri vantaggi legati alla pressatura della torba. Infatti, la quantità di substrato è chiaramente maggiore e ciò comporta anche una maggiore quantità di nutrienti; inoltre, la compattazione del substrato induce le piante a produrre una maggior quantità di radici, con conseguenti vantaggi sulla crescita delle piante in campo; infine, consente di ottenere una maggiore precocità di produzione».
Il cubetto
Le piantine in cubetto, per le quali si utilizza una elevata percentuale di torba scura (fino al 90%), sono di due tipologie.
«Abbiamo cubetti di dimensione 3,5 x 3,5 cm, che si ottengono grazie all’intervento di un’apposita macchina che taglia l’intero blocco pressato in tanti piccoli cubetti, e altri di dimensione 5 x 5 cm realizzati da un’altra macchina che prepara con la pressatura i singoli cubetti sistemandoli, successivamente, nell’apposito contenitore di plastica. Nel primo caso otteniamo contenitori da 120 zolle, nel secondo da 40 zolle».

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Le piante in cubetto si ottengono in contenitori da 40 o 120 zolle.

Le zollette di minore dimensione sono utilizzate soprattutto per la semina di specie da foglia (lattughe, radicchio, pan di zucchero, ecc.) e di cavoli, quelle più grandi, invece, per le solanacee e cucurbitacee con ciclo primaverile – estivo (pomodoro, melanzana, anguria, melone, ecc.) e per le piante innestate delle stesse specie.
«Nei contenitori alveolari tradizionali che rappresentano il 60-70% del totale – specifica il nostro interlocutore – coltiviamo un po’ tutte le specie e le miscele variano secondo le esigenze con percentuale di torba scura che va dal 60 al 70% e di chiara dal 30 al 40%».
Perlite e vermiculite
Nelle miscele composte da torba, in alcuni casi, si aggiunge anche della perlite.
«L’aggiunta di perlite, nella misura del 5-10% del totale – precisa Angelo – si effettua in periodi di scarsa luminosità e serve a risolvere problemi di ristagno idrico».
Altra pratica dei “Vivai Pizzella” è l’impiego di uno leggero strato di vermiculite sul substrato.
«Utilizziamo questo componente in tutte le nostre produzioni; serve a difendere la piantina nelle prime fasi di emergenza e ci consente di ottenere una germinazione praticamente al 100%».
Per il fuori suolo
Per rispondere alle esigenze degli orticoltori che si dedicano alle produzioni con la tecnica del “fuori suolo” i “Vivai Pizzella” si sono attrezzati anche per l’impiego dei substrati idonei a tali coltivazioni.

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Si producono anche piantine su fibra di cocco per le coltivazioni in fuori suolo.

«Siamo pronti a rispondere alle diverse richieste del mercato e, quindi, anche a quelle dei produttori che coltivano in “fuori suolo” – ci dice Simone Pizzella, responsabile del settore commerciale –. In particolare, produciamo, soprattutto solanacee nel periodo primaverile, piantine sia in blocchetti di fibra di cocco sia di lana di roccia. Queste produzioni sono indirizzate tutte fuori regione, sia al nord sia al meridione».
Si tratta, comunque, di una produzione marginale che interessa circa il 4% del totale ed è soprattutto ottenuta in fibra di cocco (80%), che consente di ottenere produzioni precoci e presenta maggiore protezione contro le infestazioni da funghi.n

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