Serra fotovoltaica, ottima per funghi e aloe

serra fotovoltaica
L’impianto, poggiato su terreno, è orientato verso sud, con una inclinazione rispetto al piano orizzontale di 30°.
L’azienda L’Abbate Nitti di Conversano (Ba) soddisfa l’intero fabbisogno aziendale di energia elettrica

Coltivare il fungo cardoncello (Pleurotus eryngii), sempre più presente sulle tavole italiane, è conveniente. Anche adibire una serra comune ad aloe (Aloe arborescens), sempre più conosciuta e apprezzata per le sue virtù curative e salutari, è remunerativo. Ma produrre fungo cardoncello e/o aloe in serra fotovoltaica è doppiamente vantaggioso, perché al reddito derivante dalla produzione agricola unisce il beneficio economico dato dalla tariffa incentivante. A coniugare entrambe le utilità è la Società agricola L’Abbate Nitti ss di Conversano (Ba), che grazie all’impianto fotovoltaico realizzato nel 2011 (14 serre fotovoltaiche che ospitano le piante di aloe), riesce a soddisfare l’intero fabbisogno aziendale di energia elettrica e a immettere in rete la consistente parte restante.
Il cardoncello
«L’azienda – spiega Andrea L’Abbate – che gestisco con mia moglie Lucia Nitti e, da qualche tempo, anche con i nostri figli, Nicla e Paolo, è partita nel 1986 e si è subito specializzata nella produzione in serra climatizzata sia del fungo cardoncello sia del substrato, cioè delle ballette inoculate di micelio del fungo. Per lavorare in maniera seria abbiamo realizzato un laboratorio micologico certificato per la produzione di micelio partendo dai funghi spontanei dell’Alta Murgia barese, reperiti in agro di Altamura. Prepariamo ballette fatte di paglia e altri sottoprodotti agricoli, materiali opportunamente trinciati, dopo le sterilizziamo, raffreddiamo e inoculiamo con micelio, per la precisione con 70 ceppi diversi di fungo cardoncello. Poi sistemiamo le ballette in opportune celle di incubazione, con temperatura e umidità relativa controllate, per quattro mesi».
Da aprile a settembre
L’azienda L’Abbate-Nitti comincia a produrre il substrato ad aprile e termina a settembre. Le ultime ballette vengono messe in coltivazione, dai clienti e direttamente dall’azienda pugliese, a gennaio e durano fino ad aprile. «Da maggio in poi fa troppo caldo in serra per coltivare funghi. E raffreddare una serra – evidenzia la signora Lucia Nitti – è più costoso che riscaldarla: come è noto, un termosifone costa meno di un climatizzatore. Peraltro con l’arrivo del caldo cala il consumo del fungo cardoncello. Quindi non conviene produrre a costi elevati piccole quantità di funghi che, al prezzo al quale si vende ora il cardoncello, non consentono di ripagare il costo di una serra climatizzata».
Pur sospendendo, dopo settembre, la produzione di ballette e, dopo aprile, la coltivazione di funghi, l’azienda L’Abbate-Nitti ha sempre sopportato costi energetici davvero notevoli per la preparazione, cioè la sterilizzazione e il raffreddamento, delle ballette, per la climatizzazione degli incubatoi, con temperatura e umidità relativa in condizioni controllate e continuo ricambio d’aria, e per la climatizzazione delle serre per la produzione, dalle ballette, dei funghi, nonché per la produzione di acqua calda e per tutti gli altri usi aziendali.
«Vendiamo ballette e funghi a super e ipermercati di grosse catene commerciali operanti in tutta Italia: le ballette tal quali, i funghi sia sfusi, sia in vassoi a peso variabile, sia, per il top di gamma, il “Murgello”, in vaschette di plastica da 250 o 300 g. Questo enorme impegno produttivo e commerciale – sottolinea L’Abbate – ha richiesto per lungo tempo un grande fabbisogno di energia elettrica che ha sempre pesato sul bilancio aziendale. Finché nel 2011 abbiamo avuto l’opportunità di realizzare un grande impianto fotovoltaico che ha fatto molto bene al bilancio aziendale».
L’impianto
L’impianto per la produzione di energia elettrica mediante conversione diretta della radiazione solare, tramite l’effetto fotovoltaico, realizzato dall’azienda L’Abbate Nitti, consiste in 14 serre fotovoltaiche, tutte di diversa lunghezza per sfruttare adeguatamente il disforme terreno a disposizione.
«L’impianto – informa Nitti – è costituito da 3.760 moduli fotovoltaici con celle fotovoltaiche in silicio policristallino (la superficie del singolo modulo è 1,6335 m², la superficie totale dei moduli 6.141,96 m²), da un generatore fotovoltaico che provvede alla trasformazione dell’energia solare direttamente in energia elettrica, da due inverter che provvedono alla trasformazione dell’energia elettrica da corrente continua a corrente alternata e da altri componenti elettrici minori. L’impianto, poggiato su terreno, è orientato verso sud, con una inclinazione rispetto al piano orizzontale di 30°. È collegato in parallelo con il sistema elettrico e ha una potenza nominale pari a 878,90 kWp e un irraggiamento medio annuo di 1.820 kWh/m² e, tenendo conto dei dati climatici medi e dell’efficienza dei vari componenti, garantisce una produzione di energia elettrica pari a circa 1.247.686 kWh per anno».
Poiché l’impianto fotovoltaico è integrato architettonicamente, l’azienda L’Abbate Nitti, ai sensi del Decreto del Ministro dello Sviluppo economico del 19 febbraio 2007, ha avuto accesso alle tariffe incentivanti più alte.
«L’energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico ha avuto diritto a una tariffa incentivante in relazione alla potenza nominale installata e alla tipologia di integrazione. La tariffa viene erogata per un periodo di venti anni, a decorrere dalla data di entrata in esercizio dell’impianto, e rimane costante per l’intero periodo. In aggiunta a tale incentivo – puntualizza L’Abbate – possiamo contare su un ulteriore significativo vantaggio economico, utilizzando il surplus di energia prodotta – oltre quella necessaria per soddisfare tutti i fabbisogni aziendali – per la cessione alla rete elettrica di distribuzione, alla quale è collegato».
Diversificazione
In un primo tempo l’azienda L’Abbate Nitti ha coltivato, sotto le serre fotovoltaiche, i funghi cardoncelli, semplicemente sistemando in ciascuna di esse due file di ballette inoculate e incubate per quattro mesi.
«La produzione di funghi andava a meraviglia. Ma presto abbiamo deciso di diversificare l’indirizzo produttivo aziendale con la coltivazione dell’Aloe arborescens, una specie – molto più ricca di principi attivi rispetto all’Aloe vera – della quale avevo già appreso e sperimentato in prima persona le benefiche virtù curative e salutari – afferma Nitti –. Come supponevamo, l’aloe si comporta molto bene sotto la serra fotovoltaica: è una specie rustica e resistente, sicché l’ombreggiamento parziale non causa alcun problema alle piante. Inoltre l’aloe ha poche esigenze nutrizionali e idriche, per soddisfare le quali bastano ogni anno un discreto apporto di letame maturo e due-tre irrigazioni di soccorso. Non accusa particolari problemi fitosanitari e compete benissimo con le malerbe che possono affiorare dai fori procurati nel telo che copre il pavimento».
I coniugi L’Abbate e Nitti sono molto contenti, per non dire orgogliosi, del loro impianto fotovoltaico. E sottolineano che «per realizzare un buon impianto sono fondamentali un ottimo progetto, l’impiego di materiali di prima qualità e una esperta società costruttrice. Noi abbiamo fatto ricorso a uno studio ingegneristico specializzato nella progettazione di serre fotovoltaiche, a pannelli di produzione italiana e a una società veramente esperta nella realizzazione di tali impianti. Abbiamo speso qualcosa in più rispetto ad altre proposte di mercato, ma i risultati, così come ci era stato garantito, si sono rivelati ottimi. In giro si vedono impianti che producono la metà del nostro, il quale invece, a distanza di otto anni, è efficientissimo, va proprio alla grande!».

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