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Orticoltura, quanto contano territorio e specializzazione

Massimiliano Ceccarini, titolare di Sipo
Per Sipo sono questi i punti di forza che hanno portato a creare delle filiere di nicchia i cui prodotti sono distribuiti dalla gdo. E i risultati si vedono

In un angolo di Romagna, cinquant’anni fa nasceva un’azienda che faceva della coltivazione e del commercio di prodotti orticoli la sua vocazione. Nel 2024, l’azienda conta più di 80 orticoltori.

Produttori che lavorano per Sipo, ma sarebbe meglio dire con Sipo, su 250 ettari distribuiti in tutta Italia. Un marchio riconoscibile nella gdo, che dietro nasconde una ricerca sul prodotto per alcune specie già a partire dalle sementi, collaborazioni con gli agricoltori e studio del marketing. Tante filiere per quante sono le specie, numerose, trattate dall’azienda. Alcune veramente di nicchia.

Ce le ha raccontate nella sede aziendale a Bellaria Igea Marina, nel riminese, Massimiliano Ceccarini, che gestisce Sipo dal 2008 insieme alla sorella Simona.

Il sedano è l'ortaggio di maggior volume di Sipo

Puntare sulla qualità

Sempre di più la missione di Sipo è stata quella di specializzarsi in nicchie di prodotto, preferendo la specializzazione alle grandi quantità. Ecco che, come dice Ceccarini, «il sedano è l’ortaggio con cui facciamo più volume», a significare che la massa non è l’obiettivo.

«Sipo è un marchio registrato che fa da cappello a tutte le linee prodotto: per esempio Sapori del Mio Orto, che è il marchio più vecchio, identifica i prodotti caratterizzati da una continuità durante tutto l’anno, Sipomodoro, che identifica solo i datterini, la linea del pesto fresco e le Verdure di Romagna».

Stagionalità

Il marchio "Verdure di Romagna"

Lanciato nel 2016, il marchio “Verdure di Romagna” caratterizza la stagionalità e la territorialità di prodotti orticoli coltivati in tutta la regione. «Ma non le vendiamo solamente ai punti vendita della gdo regionale. Alcune specialità come il cavolo nero, i fiori di zucca, gli strigoli e gli agretti vengono apprezzati anche all’estero, dove abbiamo iniziato a esportare», spiega Ceccarini.

 

Orticole tutto l’anno

«Tutti gli altri marchi Sipo sono identificati invece dalla continuità. Ci impegniamo, grazie al nostro know how, a offrire alla gdo e di conseguenza al consumatore un determinato prodotto dodici mesi l’anno. Ne programmiamo quindi la coltivazione nelle zone vocate a seconda delle stagioni.

Per avere questa continuità, la Sipo segue continuamente con i suoi tecnici gli agricoltori in campo. In totale, l’azienda conta ben centoquattro referenze, suddivise in nove gamme di prodotto: i pomodori, le erbe aromatiche, i peperoncini piccanti, le verdure di Romagna, i “Sapori del mio orto”, i funghi, i germogli di verdura, il pesto e lo sfuso.

La mappa dei produttori

Per avere questa vasta gamma di prodotti, Sipo ha stretto accordi con orticoltori di tutta Italia. Nella stagione invernale, dice Ceccarini, i produttori che lavorano sono soprattutto al sud: in Sicilia, con i peperoni e i pomodori datterini, per esempio. O nelle serre della Piana del Sele. Nei campi aperti del foggiano, barese e brindisino, con le grandi estensioni di sedano e insalate a foglia. Ma sono coinvolte anche le Marche e il Lazio, con la zona di Latina che la fa da padrona per la famiglia delle radici.

Nella stagione primaverile estiva protagoniste sono la Romagna, insieme a zone del Veneto e delle Marche. «In piena estate», dice Ceccarini, «diventa fondamentale l’Altopiano del Fucino, con la forte escursione termica giorno-notte. In Liguria abbiamo invece dei produttori di cavoli di Bruxelles». Ma facciamo un ulteriore passo indietro nella filiera.

Dalla ricerca varietale al packaging identificativo

Lo studio di Sipo del prodotto da offrire al consumatore parte dalla varietà. Per alcune specie, come il pomodoro datterino, infatti, Sipo ha fatto un accordo con importanti aziende sementiere.

«Per le linee di datterini colorati abbiamo fatto un accordo con la Lambo Seed. Siamo partiti da trentadue varietà per selezionare, in un anno e mezzo di ricerca, quelle con un grado brix elevato grazie a dei panel test, perché il gusto possa essere riconosciuto dal consumatore. Questo è stato fondamentale per inserirsi in un mercato pressoché saturo. Abbiamo così lanciato cinque tipologie di pomodoro datterino: rosso, giallo, verde, arancio e bianco e una sesta tipologia che è il mix di queste cinque».

Quindi, per alcuni prodotti, è la stessa Sipo a fornire il seme agli orticoltori: è il caso, oltre ai datterini, anche del cavolo di Bruxelles, per il quale l’azienda ha stretto un accordo con Bejo. «Abbiamo fatto questa scelta per creare varietà adatte alle stagioni del nostro Paese, che ormai importa quasi tutto il cavolo di Bruxelles e ne coltiva poco». Oltre al gusto, un altro elemento fondamentale per Sipo è il packaging attrattivo. «Ogni linea per noi si identifica con un pack caratteristico, che identifica quella famiglia di prodotti. I datterini, colorati e sgrappolati, sono confezionati per essere facilmente riconoscibili, tutto l’anno», aggiunge Ceccarini.

Il concetto di “Famiglia di prodotti”

La diversificazione è un principio su cui Sipo punta molto. «Agiamo in base a quello che il consumatore cerca o, meglio, vogliamo facilitare il processo d’acquisto al supermercato, perché sia semplice identificare le verdure. All’estero, per esempio, dividono per tipologie di offerta anche i prodotti sfusi: un’isola per gli ortaggi da radice e i tuberi, un’altra per i prodotti da cuocere, i prodotti da mangiare crudi, i prodotti in busta».

«Noi abbiamo cercato di fare qualcosa di simile, per esempio con la linea dei funghi: abbiamo trovato delle fungaie produttrici e abbiamo creato le confezioni monoingredienti e il mix di ingredienti per le ricette. Le confezioni sono tutte da trecento grammi, stessa misura, stesso volume a scaffale e stesso prezzo».

«Lo stesso abbiamo fatto per le erbe aromatiche. Sono le famiglie di prodotti. Ogni famiglia di prodotti è identificata da una profondità di assortimento di gamma, con all’interno delle nicchie come il cardoncello per i funghi o il dragoncello per le aromatiche. Le mini casse in cui li consegniamo consentono di avere al negozio una rotazione maggiore», spiega Ceccarini.

Orticoltori specializzati

«Prima di attivare questa famiglia di prodotti abbiamo fatto uno studio apposito, poi siamo andati alla ricerca dei produttori che sanno fare bene quel prodotto. Andiamo sempre dai piccoli produttori, affidabili e specializzati in un certo ortaggio».

«Per esempio, per il sedano rapa abbiamo coinvolto tre fratelli nel veronese che coltivano, da sempre, solo quello. In termini di logistica è faticoso, ma è stato vincente. Stiamo crescendo anche grazie a nuovi accordi con la grande distribuzione e a una filiale londinese che ci aiuta con l’export nei paesi arabi, verso cui esportiamo prodotti come il cuore di porro o i fiori di zucca».

 

Orticoltura, quanto contano territorio e specializzazione - Ultima modifica: 2024-05-08T09:23:26+02:00 da Alessandro Piscopiello

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