L’Anthurium, produzioni di elevata qualità

anthurium
Anthurium in una serra in Campania
Nuove varietà e lunga durata del fiore decretano il successo di questa specie con prezzi di vendita ormai stabili

In Italia la produzione di anthurium è concentrata al meridione; si stimano circa 25 ettari destinati a questa specie nei principali ambienti floricoli campani, altrettanti in Puglia, mentre pochi ettari (tra 2 e 4) sono presenti in Sicilia e Calabria.
I floricoltori italiani, in particolare delle regioni meridionali che sono quelle interessate alla coltivazione della specie, hanno sempre più affinato la tecnica di coltivazione ed attualmente la coltivazione dell’Anthurium sembra aver raggiunto un certo equilibrio con produzioni di elevata qualità. La testimonianza è sia nei prezzi di vendita, ormai sempre piuttosto stabili, sia nell’utilizzo da parte dei fioristi che impiegano questo fiore non più solo nelle occasioni funebri, per l’allestimento delle corone, ma anche nei matrimoni oppure negli addobbi (centrotavola, ecc.).
Innovazione
La specie, dopo essersi affermato nel panorama floricolo italiano, ha subito una profonda evoluzione varietale con la comparsa sul mercato di varietà con forme (fiore tipo “tulipano” o con spadice più arrotondato) e colori molto innovativi (colori pastello o “antichizzati”). Oltre alle indubbie qualità estetiche e ornamentali, lo stelo fiorito si presenta di facile lavorazione e, soprattutto, di lunga durata: fino a 15-20 giorni in piena estate, tempi difficilmente conseguibili da molte altre specie floricole.
Il fabbisogno complessivo nazionale è parzialmente soddisfatto dalle importazioni di prodotto olandese, mentre l’incremento della produzione interna è frenato, oltre che dalla difficile situazione congiunturale, dagli elevatissimi investimenti iniziali (acquisto di tecnologie e piante) ed a quelli successivi di gestione.
Va, inoltre, considerato che la coltivazione può essere condotta solo con la tecnica del “fuori suolo” e le tecniche di coltivazione non appaiono semplici soprattutto perché l’anthurium è una specie molto esigente dal punto di vista climatico.
Le esigenze climatiche
L’anthurium fa parte della famiglia delle Aracee, è una specie originaria delle zone equatoriali del Sud America. Esistono diverse specie tra cui l'A. scherzerianum, l’A. crystallinum, l’A. veitchii e l’A. andreanum, al quale appartiene la maggior parte delle varietà coltivate per la produzione di fiori recisi. Essendo una pianta originaria delle zone tropicali, necessita di condizioni di allevamento molto "estreme" vale a dire, ambiente molto umido, temperature elevate e terreni leggeri e ricchi di nutrimento.
L’A. andreanum è originario della Colombia dove le spate dell’infiorescenza, che raggiungono una lunghezza di 10 cm e sono larghe 7-8 cm, si formano da maggio a settembre.
La specie gradisce temperature costanti con livelli termici compresi tra i 18°C ed i 30°C; l’optimum, comunque, si attesta sui 26-27°C. In inverno la temperatura minima notturna non deve mai scendere al di sotto dei 18°C, con incrementi esponenziali di produzione per valori minimi di 19-20°C, mentre in estate dovrebbe attestarsi tra i 23 e i 25°C non superando mai i valori termici massimi suindicati (30°C).
Il tasso igrometrico, all’interno dell’ambiente protetto, va regolato in base alla temperatura utilizzando il parametro del deficit di umidità (Du), che per l’anthurium deve essere mantenuto tra il 3,5 e il 5,5. Questa specie soffre difficilmente l’eccesso di Ur, ma teme la cattiva distribuzione dell’umidità nell’aria, che può provocare ristagni di acqua sui fiori e conseguente formazione delle tipiche macchie brune. Al contrario, l’esposizione prolungata a regimi climatici con livelli di Ur troppo bassi causa deformazioni e bollosità dei fiori, difficoltà nella distensione omogenea della spata e nell’emissione delle nuove foglie.
Riguardo alle esigenze luminose valori compresi tra i 20.000 ed i 30.000 lux garantiscono una buona colorazione. L’eccesso di luce (oltre 30.000 lux) provoca la bruciatura delle foglie e nelle varietà sensibili fa scolorire il fiore; quando la luminosità è scarsa, in concomitanza con il periodo di giorno corto può verificarsi il fenomeno degli aborti fiorali con conseguente riduzione della produzione. Gli aborti che si verificano nel periodo invernale possono essere causati anche dalla conducibilità troppo bassa della soluzione nutritiva.

Leggi l’articolo completo su Colture Protette n. 5/2017  L’Edicola di Colture Protette

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome