Rucola, la difesa è integrata

rucola
I principali fitofagi sotto controllo con gli agrofarmaci, ma anche con la lotta biologica

La rucola, ortaggio da foglia che si trova comunemente allo stato selvatico soprattutto negli incolti, ma che può proficuamente essere coltivato sia in pieno campo sia in coltura protetta, rappresenta uno dei principali prodotti da IV gamma, imbustato singolarmente o in mix con altre specie a foglia e negli ultimi anni ha assunto sempre più valore per l’alimentazione umana. Per questo viene coltivato in tutta la penisola da Nord a Sud.

La particolarità della coltura è che nel corso di una stagione si possono svolgere numerosi cicli di produzione dove a seguito del taglio di raccolta si avvia una fase di ricrescita; in questo alternarsi di cicli i problemi fitoiatrici si possono ripresentare nel corso della stagione o presentarsi con diversa pericolosità ed intensità a seconda del clima. Va poi considerato che, come per altre produzioni “nuove” o di minore interesse rispetto alle principali orticole, le sostanze attive disponibili per la gestione fitoiatrica sono poche, per cui accade che i produttori debbano, per forza di cose, attuare pratiche agronomiche adeguate o indirizzarsi verso le tecniche di difesa biologica. Come per altre colture quando si passa dalla raccolta del selvatico alla coltivazione su più ampie superfici vengono a galla diversi problemi fitoiatrici sia nell’ambito delle crittogame che in tra i fitofagi. Concentrando l’attenzione sulla coltivazione in coltura protetta e sui fitofagi, si possono individuare tre elementi chiave: l’altica, i tripidi e gli afidi.

 

Le altiche

Le altiche sono rappresentate da diverse specie appartenenti al genere Phyllotreta spp.. Costituiscono un importante problema a causa dei danni che possono provocare: fori e deformazioni che deprezzano notevolmente il valore della foglia di rucola. Non esiste una soglia economica di presenza di intervento tanto che anche nel Disciplinare di produzione integrata della Regione Emilia Romagna viene indicata la sola presenza come giustificativa dell’intervento di difesa. Al primo apparire del fitofago occorre dunque intervenire preferendo il neonicotinoide acetamiprid in grado di mantenere poi pulita la coltura fino al taglio. Nei successivi cicli, se è il caso, ripetere il trattamento. Ci si viene a trovare dunque nella condizione di trattamenti generalizzati su ogni ciclo colturale e di solito si tratta di un intervento obbligato per i produttori, pena veder peggiorare notevolmente il bilancio economico della coltura. I trattamenti con acetamiprid effettuati per il controllo delle altiche offrono ai produttori un importante e determinante aiuto anche per il controllo degli afidi. Infatti questa molecola ben si presta anche al controllo di questa importante categoria di fitofagi.

 

Afidi e tripidi

Gli afidi, fitofagi ubiquitari, possono infestare la rucola principalmente con due specie: Myzus persicae e Brevicorynae brassicae. In caso si debba intervenire con aficidi specifici si può far riferimento allo stesso acetamiprid o ad un altro agrofarmaco aficida specifico autorizzato in etichetta. I tripidi (Frankliniella occidentalis) possono attaccare la rucola e determinare vistose decolorazioni e bronzature del parenchima fogliare con le loro punture di alimentazione; questo, è ovvio, determina un grave deprezzamento per una coltura finalizzata alla produzione di foglia. Gli interventi con agrofarmaci, al primo apparire del fitofago, vanno indirizzati contro le forme giovanili per ottenere i migliori risultati.Nei confronti dei tripidi è anche possibile effettuare una difesa biologica sfruttando le caratteristiche di un acaro predatore: Amblyseius cucumeris. I lanci vanno effettuati al primo apparire dei tripidi alla dose di 100-150 individui a metro. Nel caso di infestazione di tripidi già di dimensioni ragguardevoli è bene effettuare un trattamento a base di spinosad per cercare di “ripulire” la coltura dal tripide e poi, dopo due settimane per lasciare decedere l’effeto negativo del trattamento sul predatore, effettuare i primi lanci del fitoseide.Le tecniche della difesa biologica offrono importanti opportunità anche per altri due pericolosi fitofagi della rucola: il ragnetto rosso Tetranychus urticae e il minatore fogliare Liriomyza huidobrensis. In realtà si tratta di avversari che solo occasionalmente possono creare problemi alla coltura, ma che non vanno comunque sottovalutati, perché anche in questo caso danneggiano la foglia che così perde valore commerciale. Il ragnetto rosso determina decolorazioni e bronzature fogliare con le sue punture di suzione e può essere efficacemente controllato lanciando, alla prima presenza, l’acaro fitoseide predatore Phitoseiulus persimilis. La Liriomyza huidobrensis è un dittero agromizide di origine sud americana capace di attaccare numerose piante coltivate e tra queste anche la rucola. Le forme giovanili scavano delle mine nelle foglie danneggiandole irrimediabilmente. Nel caso di una accertata presenza è possibi le controllarne lo sviluppo sfruttando l’azione del parassitoide Diglyphus isaea abile nel ricercare le larve e nel parassitizzarle. È utile l’impiego di trappole cromotropiche gialle per il monitoraggio degli adulti. Nel 2015 in Veneto si è osservato un notevole aumento dei problemi legati ad una presenza diffusa della piralide della rucola (Hellula undalis). Questo Lepidottero, probabilmente avvantaggiato dalle alte temperature ha aumentato la sua attività; le larve iniziano il lavoro di minatrici nelle foglie per portarsi poi al colletto, mentre l’incrisalidamento avviene più frequentemente nel terreno. In seguito la farfalla diffonde facilmente il problema da una appezzamento all’altro. La difesa della rucola dai fitofagi va dunque impostata con cura ed è possibile attuare strategie di difesa integrata efficaci, dove, a fianco degli agrofarmaci, un aiuto di primo piano viene ai produttori dalle tecniche di difesa biologica. In linea con l’applicazione di tecniche a minor impatto ambientale.

 

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