Telo nero addio

telo nero
Pacciamatura con film riflettente di colore giallo da un lato e marrone dall’altro.
Aumenta il ricorso ai film fotoselettivi, riflettenti o biodegradabili

Film di pacciamatura in polietilene nero, addio! Sono sempre più numerosi gli orticoltori e i tecnici agricoli che abbandonano i tradizionali film pacciamanti e scelgono film di nuova generazione, innovativi perché fotoselettivi (in grado di aumentare la temperatura del suolo) o riflettenti (capaci di abbassare la temperatura del suolo e di creare un’azione di disturbo verso insetti come gli afidi) o biodegradabili (incorporabili nel suolo a fine coltura, evitando così gli oneri di recupero e smaltimento necessari per i teli in polietilene). È un approccio completamente nuovo, che riguarda anche i film per la solarizzazione del terreno.
I vantaggi
Della bontà dei nuovi film pacciamanti è pienamente convinto Fabrizio Isolani, tecnico agricolo titolare della rivendita Agrifarm srl di Terracina (Lt), che li propone agli agricoltori operanti nell’Agro Pontino, territorio ricco di coltivazioni di ortive in serre e tunnel.
«I nuovi film di pacciamatura, oltre a impedire lo sviluppo delle infestanti, sono in grado di produrre vantaggi alle colture in termini di sviluppo, precocità di entrata in produzione e maggiore efficienza nell’uso dell’acqua. Per i trapianti tardo-invernali vanno bene i film fotoselettivi termici che riscaldano le radici e fanno crescere meglio le piante. Invece da aprile in poi sono preferibili i film riflettenti, capaci di abbassare la temperatura del suolo: alcuni sono in grado di togliere al terreno anche 10-15 °C e fanno stare meglio le radici, che vanno più in profondità a cercare acqua, con un risparmio del 30-40% di acqua irrigua».
Multifunzione
È il caso, ad esempio, di Salvatore Liotti, titolare dell’omonima azienda agricola di Sabaudia (Lt), che in 50 ha coperti da serre coltiva cucurbitacee, ravanelli, insalate, rucola e altre ortive. Effettua trapianti scalari da febbraio all’inizio di aprile, raccoglie da fine maggio ai primi di luglio.
«La pacciamatura non viene più finalizzata solo alla eliminazione delle erbe infestanti, ma svolge altre funzioni che il tradizionale film nero non assolve. Nei trapianti invernali faccio ricorso a un ottimo film termico che, oltre a proteggere le colture dalle malerbe, scalda il terreno, migliora lo sviluppo dell’apparato radicale e anticipa il ciclo colturale. In primavera ed estate utilizzo invece un film fotoselettivo che abbassa la temperatura del suolo e rinfresca le radici, che hanno meno bisogno di acqua. I film neri tradizionali non hanno tali importanti caratteristiche. Ho provato anche alcuni film biodegradabili, ma poi li ho scartati perché, almeno quelli da me sperimentati, non garantiscono in pieno questi importanti effetti “secondari”».
Liotti utilizza i film innovativi solo per un ciclo colturale, poi li avvia al loro riciclaggio grazie a imprese specializzate che li ritirano in azienda.
«Un buon film potrebbe durare di più, ma non ha lo stesso effetto rispetto a uno nuovo. E poi togliere il film per effettuare le necessarie lavorazioni e disinfestazioni del terreno è più costoso che metterne uno nuovo».
Fotoselettivo
Mauro De Ruvo conduce a Molfetta (Ba) un’azienda specializzata nella coltivazione, su 20 ha, di zucchino, parte in serre-tunnel e parte in pieno campo. Effettua trapianti in serra a gennaio, a febbraio e la prima settimana di settembre, mentre da marzo ad agosto li esegue in pieno campo. E pacciama tutta la coltivazione con un film fotoselettivo multistrato marrone, particolarmente adatto per i raccolti precoci autunnali, invernali e primaverili, capace non solo di espletare l’azione pacciamante ma anche di aumentare la temperatura del suolo.
«Questo film combina le caratteristiche dei film pacciamanti trasparenti e neri in un unico prodotto. È realizzato con materiale termico che mantiene alta la temperatura del suolo poiché è molto trasparente alla componente IR (infrarosso) della radiazione solare; ciò lo rende ideale per trapianti invernali e di inizio primavera, quando il terreno è naturalmente molto freddo».
Per alcuni anni De Ruvo ha messo a confronto il film fotoselettivo con un film nero tradizionale. «Le sue positive risposte, sia sulla capacità di controllo delle malerbe sia sul miglioramento qualitativo delle zucchine, mi hanno convinto a estenderne l’applicazione all’intera azienda. Non fa assolutamente crescere le erbe infestanti, ma consente, a differenza di quello in polietilene nero, di riscaldare adeguatamente il terreno e fa crescere meglio l’apparato radicale, con evidente beneficio per tutta la pianta. Tanto è vero che lo utilizzo, sia pur per breve tempo, anche per i trapianti estivi, di agosto, perché imprime la giusta partenza alle piantine».
De Ruvo sottolinea, infine, due aspetti non secondari del film che utilizza per la pacciamatura. «Il film è supersottile, spesso solo 25 µm: quindi, rispetto a un tradizionale film nero, permette, a parità di peso, di coprire una superficie maggiore e costa meno per metro quadrato coperto. Inoltre è costituito da polimeri di prima scelta, per cui è facilmente riciclabile: le aziende addette al ritiro dei film plastici usati fanno a gara a chiedermelo!».
Per il cetriolo
Anche Salvatore Pepe, che coltiva 4 ha a cetriolo in serra a Pagani (Sa), ha scelto un film fotoselettivo multistrato marrone, che blocca la germinazione e lo sviluppo delle malerbe e aumenta la temperatura del suolo.
«Si tratta di un film eccezionale, perché, a differenza di altri film pacciamanti, evita la crescita delle erbacce e fa salire prima la temperatura del terreno, ma bisogna saperlo utilizzare con estrema attenzione. Effettuo il primo trapianto tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio su terreno pacciamato e lascio il film sul terreno solo 60 giorni; poi ad aprile, quando la temperatura interna alla serra aumenta, lo tolgo, altrimenti la formazione di un calore eccessivo può danneggiare gli apparati radicali e compromettere lo sviluppo delle piante. Invece nei trapianti più tardivi, da metà marzo in poi, non lo utilizzo, poiché le temperature si sono alzate e anche il terreno beneficia di esse».
Per il melone
Molto attento ai film di pacciamatura innovativi è anche Nicola Cantoro, che coltiva 35 ha ad anguria, 35 a melone e 7-8 zucchino in pieno campo, con semiforzatura in tunnellino, in provincia di Teramo, fra Villa Vomano, Roseto degli Abruzzi, Morro d’Oro, Giulianova e Mosciano Sant’Angelo.
«Sul melone utilizzo un film riflettente multistrato per pacciamatura, particolarmente adatto per i raccolti estivi e autunnali: infatti è capace sia di realizzare l’azione pacciamante contro le erbe infestanti sia di abbassare la temperatura del suolo, riducendo notevolmente l’escursione termica fra la notte e il dì. È un film termico a due colori, all’esterno argento e all’interno marrone: la parte argentata si mantiene fresca anche durante le giornate calde, per cui il film offre al frutto e al fiore una condizione ideale per lo sviluppo evitando i danni derivanti dall’eccesso di calore; di conseguenza la coltura in atto richiede un minore apporto di acqua irrigua, aspetto colturale non secondario poiché irrigare costa sempre di più!».
Ma l’orticoltore abruzzese adotta tale film anche perché il melone è sensibile alle virosi. «L’alta riflessione della luce crea un’azione di disturbo nei confronti degli afidi, insetti notoriamente vettori di virus, provocandone l’allontanamento. È un’ottima strategia, che si inserisce perfettamente nel quadro di un’agricoltura sostenibile, volta alla riduzione dell’uso di mezzi chimici di difesa».
Invece sull’anguria Cantoro utilizza un altro film riflettente multistrato, di colore giallo rivolto verso l’esterno, cioè a vista, e marrone verso l’interno.
«Anche esso è adatto per i trapianti primaverili ed estivi e, quindi, i raccolti estivi e autunnali. Presenta ottime proprietà meccaniche e notevoli proprietà termo-ottiche. Riduce la temperatura del suolo, perciò diminuisce il fabbisogno idrico della coltura, alla quale si deve apportare meno acqua irrigua. Inoltre è efficace per la lotta alla farfallina bianca e agli afidi».
Sullo zucchino, la coltura meno importante nell’ordinamento produttivo aziendale, Cantoro utilizza «ciò che mi rimane della scorta di magazzino dei due film pacciamanti, per lo zucchino l’uno e l’altro vanno comunque benissimo».

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