Orticole, le regole base

regole base per orticole
L’orticoltura di pieno campo è una risorsa dalla quale l’agricoltura non può prescindere e affianca l’orticoltura di serra dedicata alla produzione di primizie e quarta gamma
I principi agronomici per ortaggi e insalate sono gli stessi di un comune seminativo. Ma il loro valore strategico è fondamentale

Nella gestione di un’orticola grande importanza assume, soprattutto in pieno campo, lo stato del terreno e delle lavorazioni applicate, il trapianto, cioè com’è svolto e la qualità di quest’operazione, il rispetto del suolo nello svolgimento dei diversi interventi, l’organizzazione della raccolta, le fertilizzazioni e i trattamenti eseguiti, la qualità e l’impatto di questi prodotti sul campo e l’ambiente. Questi sono aspetti strettamente legati alla meccanizzazione e, se applicati in modo corretto e sinergico, garantiscono il benessere delle piante coltivate. Una pianta che sta bene ha più risorse per ostacolare i parassiti, cresce veloce, contrasta bene le infestanti, utilizza meglio i fertilizzanti, valorizza le irrigazioni e lo spazio concessole sul campo. In altre parole, estrinseca meglio il suo potenziale produttivo. Raggiungere questi risultati richiede una vision per l’azienda e un progetto di massima di medio periodo all’interno del quale programmare e organizzare le coltivazioni annuali.

Avvicendamenti colturali

Sotto il profilo agronomico i principi di riferimento per le orticole non differiscono da quelli di un comune seminativo, ma in queste colture assumono un valore strategico non trascurabile. Avvicendare le colture ad esempio, migliora la sostenibilità economica e ambientale del processo produttivo, perché consente di ruotare le lavorazioni, di adottare tecniche di gestione conservative del suolo e di ridurre l’impiego di fitofarmaci e diserbanti, migliorando il grado di tutela offerto alla coltura. Infatti, ruotare la tipologia della coltura evita il proliferare di quelle categorie di parassiti che, poco mobili, si avvantaggiano enormemente dalla presenza del loro ospite per più anni o dall’applicazione d’intervalli troppo stretti. Tipici sono i nematodi, parassiti che hanno poche opportunità per diffondersi, ma che sanno cogliere ogni opportunità per moltiplicarsi.

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Il trapianto influisce in modo significativo sul risultato finale. Oggi è in grado di garantire buone o elevate capacità di lavoro e un perfetto inserimento agronomico della piantina nel terreno

Anche se alcune specie sono polifaghe (cioè di bocca buona e con il loro stiletto attaccano volentieri quasi qualsiasi radice), molte sono piuttosto specifiche e pertanto un efficace mezzo per evitare la loro proliferazione è quello di ripetere nello stesso terreno la coltura “sensibile” con intervalli sufficientemente lunghi affinché la popolazione si riduca sotto la soglia di danno. Peraltro alcune specie possono incistarsi (Globodera) aumentando molto la durata della loro presenza; altre colpendo gli organi riproduttivi (semi, bulbilli e tuberi) possono “seguire” la coltura (come alcune specie dei generi Meloydogine, Globodera, Ditylenchus, ecc.). Caratterizzate da maggiore mobilità, potendo contare su adulti alati, gli elateridi sono Coleotteri che svolgono il loro ciclo larvale nel suolo dove possono permanere per diversi anni prima di impuparsi. Anche questi temibili masticatori di radici impongono ampie rotazioni, peraltro non sempre risolutive a causa dell’elevata polifagia che li accomuna. La rotazione inoltre contribuisce a contenere i danni prodotti da funghi parassiti monospecifici.

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Gli spazi fra le aiuole coltivate diventano corsie di traffico sul quale transitano trattori e operatrici adeguate nell’ampiezza della carreggiata

La rotazione quindi non è mai risolutiva nei confronti dei parassiti, ma è il primo mezzo suggerito da un qualsiasi percorso di lotta integrata e diventa un passo obbligato per le colture il cui prodotto da raccogliere è situato nel suolo (tuberi, bulbi, rizomi).
La rotazione ha anche effetti positivi, ancorché indiretti, sulle infestanti, soprattutto quando si avvicendano colture a ciclo estivo con quelle a ciclo invernale. Questo perché si contrastano nel normale ciclo delle lavorazioni del terreno o perché, nei periodi nei quali è assente la coltura, è possibile adottare tecniche di controllo meccaniche oppure il ricorso alla lotta chimica è agevolato potendo ricorrere a un maggior numero di principi attivi. Nelle aziende agricole virtuose che inseriscono nell’avvicendamento le cover crop, queste sono in grado di ostacolare lo sviluppo di alcune di queste infestanti, evitando che vadano a seme prima della “maturazione” della coltura a perdere.

Cover crop

Le cover crop, peraltro, sono un secondo fondamentale anello della nuova agronomia. Ai molti vantaggi diretti, incremento della sostanza organica nel suolo, contrasto alle infestanti, contrasto ad alcune tipologie di parassiti (con le Brassicacee), arricchimento dello strato attivo di elementi nutritivi (azione di catch crop), incremento dell’azoto organico nel suolo con incremento della biomassa vivente nel suolo e stimolo alla soil biodiversity (con Leguminose), riduzione dell’erosione, si associano quelli indiretti legati a una generale rinaturalizzazione del territorio con possibili benefici effetti di omeostasi sinecologica nei confronti di parassiti.

Porosità

Un terzo fattore ineludibile, col quale cioè deve confrontarsi il percorso agronomico, riguarda invece direttamente il suolo e in particolare la sua capacità di mantenere nel tempo un adeguato rapporto fra micro e macropori e un adeguato contenuto di sostanza organica. Quest’ultima migliora (enormemente) la capacità di scambio cationico e la struttura. La porosità, alla quale sono associati permeabilità e scambio gassoso, va preservata non compattando il terreno. La compattazione del terreno riduce gli scambi gassosi, l’infiltrazione dell’acqua e la sua risalita capillare, la presenza di micro e macrorganismi del suolo, la crescita radicale e il volume del terreno esplorato, altera il pH del suolo e la rizosfera.

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Se l’aiuola coltivata viene rialzata (la cosiddetta baulatura) si consente alla coltura di sviluppare meglio il suo apparato radicale. Inoltre, il calpestamento oltre ad essere laterale, è generato su un piano nettamente inferiore a quello della coltura

La maggiore causa della compattazione è riconducibile al calpestamento operato dai mezzi agricoli. Fondamentale in tale ambito il sistema di propulsione (cingoli, due o quattro ruote motrici), il peso e la potenza dei veicoli che percorrono il campo, la superficie di contatto veicolo-terreno, le scelte specifiche in termini di tipologia di pneumatico e pressione di gonfiaggio. Migliorare la galleggiabilità non sempre è sufficiente soprattutto con colture sensibili all’asfissia come la lattuga. Inoltre, alcuni studi tendono a dimostrare come anche il compattamento diffuso, non avvertibile dall’occhio umano, può generare modifiche nel terreno tali da ripercuotersi negativamente sullo sviluppo della coltura e generare una riduzione di produzione difficile da percepire perché generalizzata. Infine, non dimentichiamo come una pioggia possa compromette la portanza del terreno incrementando esponenzialmente i danni da calpestamento.

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L’interratrice può essere allestita con idonei sagomatori per creare l’aiuola dell’altezza voluta, di dispositivo per stendere la manichetta per l’irrigazione e di stendifilm

Al compattamento l’agricoltore reagisce con lavorazioni intense che, con lo scopo di ricostituire una struttura porosa transitoria, disgregano gli aggregati strutturali del suolo e formano suole di lavorazione, come avviene con l’aratura. Questa suola interrompe o rallenta gli scambi acqua/aria con il terreno più profondo contribuendo ad acuire i problemi di ristagno o di siccità. Anche le lavorazioni superficiali, quando condotte con dischi concavi e inclinati, possono generare suole di lavorazione. Queste pur essendo meno spesse e meno consistenti di quelle prodotte dall’aratro, e quindi più permeabili ad acqua, aria e radici, possono rallentare lo sviluppo della coltura. Infatti, in questo caso gli strati compatti di suolo si trovano nella fascia più esplorata dalle radici e quindi costituiscono un ostacolo allo sviluppo di una rizosfera equilibrata.
Le lavorazioni intensive, pur migliorando le condizioni fisiche del suolo (creando una porosità temporanea), arrecano un disturbo tale da rendere il terreno non più in grado di ospitare un’attività biotica complessa di supporto allo sviluppo della coltura. La rizosfera s’impoverisce e per sostenere la produzione crescono gli input chimici, soprattutto in termini di fertilizzanti, che a loro volta concorrono ad alterare le condizioni edafiche, ad esempio contribuendo alla volatilizzazione della sostanza organica del suolo.
L’adozione di ruote gemellate, pneumatici a bassa pressione e larga sezione, cingoli in gomma consentono di spalmare su una superficie maggiore il calpestamento riducendone l’entità, secondo l’assunto che sia meglio calpestare poco una superficie più ampia.

Corsie di traffico

Un cambio di rotta può essere perseguito limitando il calpestamento su alcune fasce del campo sottratte alla coltivazione in modo da preservare l’integrità della parte restante dell’appezzamento. In questo caso diventa necessario adeguare la carreggiata del trattore all’aiuola coltivata e adottare pneumatici (relativamente) stretti per ridurre la l’incidenza del suolo perduto. Questo modo di procedere è molto diffuso in orticoltura, in genere abbinato alla formazione di aiuole rilevate sul piano di campagna, ma è applicato su base annuale, vanificando così lo sforzo compiuto ogni anno. Peraltro la tecnica del traffico controllato è difficile da adottare con i cereali che, nelle grandi aziende orticole, entrano sempre in rotazione.
Di fatto la tecnica è applicata solo dopo la lavorazione del terreno che, appunto, è eseguita senza rispettare le corsie di traffico create durante la precedente coltivazione. Inoltre in pieno campo raramente le nuove aiuole sono ricostituite sulle stesse fasce precedenti. Così applicata, la tecnica serve poco, tuttavia, abbinata alla formazione di aiuole rilevate consente risultati sorprendenti.
Ciò perché nel formare l’aiuola, la baulatrice preleva il terreno lungo la fascia che poi diverrà corsia di traffico del trattore nello svolgimento di tutte le operazioni colturali, sino alla raccolta, creando una differenza di quota fra i 15 e i 30 cm (anche maggiore nel caso di fragole e asparagi). In tal modo massa e carico dinamico del trattore sono trasferiti al suolo in un piano più basso di quello di coltivazione e tale da interferire solo in minima misura col suolo esplorato dalle radici.

Baulatura

La tecnica della cosiddetta baulatura è sinergica al traffico controllato. Infatti, traffico controllato, pacciamatura e baulatura sono tre tecniche che, applicate assieme, consentono di garantire ottimi risultati produttivi, preservare la fertilità del suolo, ridurre l’uso di prodotti chimici.

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Con la baulatura si creano delle vere e proprie canalette che consente di utilizzare nelle operazioni di trapianto e raccolta il segui scia, un sensore meccanico (ora anche elettronico) che governa la direzione dell’operatrice. Il vantaggio è quello di ridurre il costo della manodopera

All’interno dell’aiuola s’instaurano un gradiente di umidità e un più efficiente scambio gassoso, fattori che favoriscono lo sviluppo radicale e dell’intera pianta. In condizioni meteorologiche avverse i vantaggi forniti da questa tecnica si amplificano: colture sensibili ai ristagni idrici, come radicchio, lattuga, rucola e bieta da coste, traggono vantaggi straordinari che si traducono in maggior peso fresco di foglie e radici.
La tecnica è simile al ridge till che negli Stati Uniti è adottata su colture estensive. In orticoltura si tende a privilegiare aiuole conformate in modo più definito, a forma trapezoidale, in grado di sopportare la semina di semi minuti, come quelli delle colture da IV gamma, o il trapianto.
La coltivazione su aiuole prevede dei percorsi obbligati per il passaggio dei trattori che svolgeranno le successive operazioni colturali. I trattori quindi devono essere equipaggiati con pneumatici d’idonea larghezza, non superiore a quella della canalina creata fra due aiuole contigue e dotati di carreggiata compatibile con la larghezza dell’aiuola stessa.
Le aiuolatrici sono attrezzature azionate dalla presa di potenza del trattore, indispensabili in terreni tenaci e a medio impasto, o semplicemente portate da trattore e dotate di ancore rompicrosta, dischi rincalzatori e organi sagomatori che però funzionano solo su terreni sciolti e precedentemente lavorati.

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Le esigenze della raccolta, dettate dallo stadio di maturazione della coltura e dall’andamento del mercato, non sempre coincidono con condizioni pedologiche idonee al transito di veicoli sul campo. L’eventuale compattamento del suolo effettuato in raccolta si riverbera nelle annate successive. È quindi importante individuare metodi che migliorino la galleggiabilità della macchina da raccolta

Le attrezzature azionate dalla pdp del trattore sono ascrivibili a due tipologie principali: le aiuolatrici e le interratrici. Le interratrici devono lavorare direttamente su terreno sodo, per limitare il disturbo creato nel terreno, o, nel caso di terreni compattati, preventivamente lavorato da attrezzature ad ancore. Le interratrici, come anticipa il nome, sono in grado di interrare fra 5 e i 15 centimetri di profondità eventuali sassi, zolle dure e residui vegetali. Ciò è indispensabile se poi si procede alla semina di specie a seme minuto e utile nel trapianto per evitare interferenze che possono alterare la profondità e la verticalità della deposizione. Le interratrici svolgono più funzioni e sono più duttili potendo essere inserite in diverse linee di lavoro. Infatti, un’interratrice baulatrice può essere rapidamente trasformata in una attrezzatura che lavora in piano o viceversa realizzare anziché una più aiuole. Inoltre si presta bene per essere accoppiata a stendi-film in modo da realizzare anche la pacciamatura (sia su terreno piano e sia dell’aiuola).n

Orticole, le regole base - Ultima modifica: 2019-10-29T14:17:27+00:00 da Lucia Berti

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