Cosa sono le filiere ad alto contenuto di servizio

Tavola rotonda
I partecipanti alla tavola rotonda del workshop
E perché sono parte del futuro dell'orticoltura. Se ne è parlato a Catania nel workshop di un progetto sulla conservabilità, qualità e sicurezza dei prodotti ortofrutticoli ad alto contenuto di servizio

Gli ortaggi del futuro dovranno essere facili da usare e adatti a tutte le situazioni. Si darà sempre più importanza ad una filiera integrata, composta da aziende altamente specializzate che si concentreranno su alimenti tracciabili per quanto riguarda origine e luoghi di produzione.

Nel caso degli ortaggi, si osserverà un ulteriore consolidamento della servitizzazione, ossia il passaggio da un modello “prodotto-centrico” a un sistema integrato “prodotto-servizi” (ne ha parlato qualche giorno fa Cherubino Leonardi sull'editoriale del numero di giugno di Colture Protette, ndr).

Questo l’oggetto del workshop “Ricerca, innovazione e sostenibilità: il caso delle filiere degli ortaggi ad alto contenuto di servizio” tenutosi a Catania presso l’aula magna del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente.

L’evento, moderato da Cherubino Leonardi del Di3A dell’Università di Catania, è stato organizzato nell’ambito del progetto Pon-Pofacs, di cui il coordinatore, Teodoro Cardi del Crea, ne ha descritto i nove obiettivi e le fasi di sviluppo. Le attività riguardano ortaggi da foglia e ortaggi da frutto, oltre a melograno, uva da tavola e agrumi.

Fuori suolo

Accursio Venezia del Crea ha mostrato i risultati ottenuti su piante di pomodoro coltivate in fuori suolo e in ambiente protetto ai fini dell’ottenimento di alimenti funzionali attraverso la biofortificazione (in particolare con iodio).

La coltura senza suolo in sistema chiuso massimizza l’assorbimento di iodio da parte delle piante ed evita l’arricchimento dei suoli e dell’ambiente. Inoltre, potassio e iodio migliorano la risposta antiossidante e, quindi, anche la shelf-life dei frutti durante la conservazione dei frutti di pomodoro (10-12 °C). Ai fini di minimizzare gli input, inoltre, è in fase di sperimentazione un impianto di compostaggio dei residui delle precedenti colture di pomodoro ideato per essere installato in serra.

Il software di gestione misura temperatura e umidità relativa e, in base ai valori rilevati, procede in automatico all’insufflaggio di aria e alla bagnatura con acqua nebulizzata e libera CO2 in serra. Il compost ottenuto viene dilavato dei nutrienti che sono aggiunti all’acqua irrigua acidulata e forniti alle piante.

L’efficienza dei meccanismi fisiologici può essere migliorata anche con l’applicazione di molecole come le strobilurine che, applicate in regime di deficit idrico, hanno determinato un risparmio di acqua di circa il 25%, sia in pomodoro insalataro che ciliegino. Ulteriori studi saranno effettuati per quantificare gli effetti dell’applicazione congiunta del regime idrico deficitario e dell’azoxystrobin sugli aspetti qualitativi.

Promotori della crescita

Rihab Djebaili dell’Università dell’Aquila ha discusso sulla possibilità di applicare attinomiceti promotori della crescita su coltivazioni di carota in pieno campo. L’inoculo mediante irrigazione e la concia del seme hanno portato miglioramenti significativi dei parametri biometrici e del contenuto di carotenoidi del prodotto, mentre la resa non è stata influenzata.

L’ottenimento di un prodotto ad alto contenuto di servizio, pulito ed esteticamente bello si scontra, però, con la necessità di controllare la presenza di organismi nocivi.

La gestione degli insetti utili

Nell’ambito delle attività del progetto, Giuseppe Eros Massimino Cocuzza, del Di3A dell’Università di Catania, ha lavorato alla preparazione di un opuscolo informativo sull’uso e gestione del miride predatore Nesidiocoris tenuis, antagonista di Bemisia tabaci e Tuta absoluta.

Il volume ha lo scopo di fornire informazioni precise su un insetto che, pur essendo particolarmente efficace nel controllo di questi fitofagi, se non gestito correttamente, può causare danni alla coltivazione.

Durante il periodo estivo degli anni 2021 e 2022 sono stati raccolti circa 250 campioni di Bemisia tabaci nella fascia costiera meridionale della Sicilia. Attraverso la caratterizzazione genetica è stata determinata la specie (o biotipo) più diffusa nell’area.

Poiché la capacità di trasmissione virale e di sviluppo biologico diverso varia con le specie (o biotipi), fotografare l’attuale situazione è fondamentale per comprendere l’evoluzione delle virosi e per attuare un’efficace gestione del fitofago.

Sono state effettuate prove di campo e di laboratorio con due nuovi bioinsetticidi a base di un nuovo fungo entomopatogeno e di un estratto vegetale, attivi entrambi contro i due insetti. La sperimentazione inizia proprio in questi giorni in alcune serre della provincia di Ragusa coltivate a pomodoro cherry e datterino e si concluderanno a ottobre 2023.

Strategie post raccolta

Interessanti risultati anche per il carciofo, notoriamente una coltura dalla scarsa capacità d’uso del prodotto (spinescenza, problematiche al taglio, ossidazione). È stato proposto un flow sheet sperimentale per un carciofo minimamente trattato che prevede: raccolta, pre-lavaggio, lavaggio in ipoclorito di sodio (2%) taglio, dipping in soluzione anti-imbrunimento (ac. ascorbico 2% + ac. citrico 0,5%), asciugatura, formazione lotti.

Tra le strategie post raccolta analizzate da Sara Lombardo, del Di3A dell’Università di Catania, gli elementi innovativi riguardano l’adozione di olio essenziale al prezzemolo e il ricorso a packaging compostabile.

Le prove condotte hanno permesso di verificare che l’uso sinergico di olio essenziale di prezzemolo e il confezionamento sottovuoto, combinato con la conservazione refrigerata, rappresenta una strategia praticabile per la conservazione della qualità di carciofi minimamente lavorati, destinati alla cottura con la tecnica del sous-vide.

Ortaggi da snack

Per quanto riguarda la frontiera del pomodoro e carota da snack, Rosario Mauro del Di3A dell’Università di Catania ha relazionato sull’applicazione di un biostimolante di origine vegetale per migliorare la materia prima della cv. Dordogne e sulla valutazione dell’adattabilità di nuovi genotipi a differente pigmentazione del fittone agli areali di coltivazione della Sicilia Sud-orientale.

Interessanti i risultati registrati con la cv. Purple Sun per quanto riguarda i principali caratteri qualitativi analizzati. Anche per il pomodoro, le prove hanno riguardato l’applicazione di biostimolanti vegetali e la selezione di nuovi genotipi a differente pigmentazione del frutto (tipologia ‘mini-plum’). In particolare, 18 genotipi a bacca rossa, gialla, arancio, rosso scuro/marrone.

È in corso lo studio dell’evoluzione merceologica del pomodoro in post raccolta anche per il confezionamento in Pla e, per quanto riguarda la carota, la possibilità di usare rivestimenti edibili per prolungare la shelf life ed evitare il white blush.

Uno sguardo al consumatore

Maria De Salvo, del Di3A dell’Università di Catania, ha infine presentato i risultati di indagini relative ai requisiti di qualità del pomodoro fresco. Secondo lo studio, il consumatore nell’acquisto di pomodori freschi confezionati considera principalmente origine, marchio territoriale (es. Igp), sistema di coltivazione biologico, marchio di eco-sostenibilità.

Il peso delle proprietà nutraceutiche diviene significativo se le si spiega ai consumatori tramite un foglio informativo. Interessanti le possibili applicazioni di strumenti economici avanzati e delle tecniche di eye tracking per l’analisi delle scelte del consumatore. Sono in corso prove relative alla disponibilità a pagare per un pomodoro nichel free e sull’importanza dell’etichetta. Inoltre, in linea con quanto effettuato, si applicherà il neuromarketing sull’aspettativa di scelta del consumatore per diverse tipologie di pomodoro dal colore differente.

Il workshop si è concluso con il confronto tra gli operatori del settore. Tra loro, Sebastiano Barone del Consorzio Igp Pomodoro di Pachino, Massimo Pavan del Consorzio Igp Carota novella di Ispica, Luciano Privitera di Bella Fresca, Giuseppe Brava dell’Op Colle d’Oro, Giuseppe Cupane della Coop. ‘Violetto Ramacchese’.

Cosa sono le filiere ad alto contenuto di servizio - Ultima modifica: 2023-06-14T10:59:48+02:00 da Alessandro Piscopiello

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