ORTICOLTURA

Anche la tipologia varia i costi

Per ciliegino, datterino e piccadilly sono maggiori di circa il 30% rispetto alle tipologie a grappolo, insalataro e cuore di bue. Per tutti la voce a incidere di più resta la manodopera

La Sicilia è la regione che detiene il record italiano di produzione del pomodoro da mensa, concentrata per lo più sul versante Sud-orientale dell'isola, dove sono diffuse le coltivazioni in ambiente protetto.


La crisi generale, e dell'agricoltura in particolare, ha determinato la chiusura di numerose aziende (non solo di piccole dimensioni) che non riescono a realizzare economie di scala. Le strategie per rimanere sul mercato riguardano la valorizzazione delle produzioni di eccellenza e l'ottimizzazione della gestione dei costi di produzione, anche se con grandi difficoltà. Ma quali sono le voci di spesa che maggiormente incidono?


«Ovviamente non è possibile generalizzare - afferma Giovanni Nicotra della Laurus srl servizi avanzati per l'agricoltura - perché dipende dalla tipologia di pomodoro coltivato, maggiori per ciliegino, datterino, piccadilly e ridotti di circa il 30% per pomodoro a grappolo, insalataro, cuore di bue».


Le differenze dipendono anche dal sistema di coltivazione, in terreno o fuori suolo, le cui voci di acquisto differiscono essenzialmente in merito al substrato e, talvolta, anche alla tipologica d'impianto di irrigazione.

La struttura


Volendo fare un quadro generale, si può considerare che la coltivazione avviene sia nelle tradizionali serre a capannina in piedritti di cemento vibrato, intelaiatura in legno e copertura in polietilene (Pe), diffuse principalmente nella fascia costiera per la loro maggiore resistenza al vento, sia in serre tunnel in profilati metallici e copertura in Pe fissato tramite tubi avvolgitori, dotate talvolta anche d'impianti di condizionamento. Il costo della struttura e l'affitto del suolo incide per circa il 10%, mentre quello della plastica impiegata per la copertura del tetto, delle pareti laterali e per la pacciamatura rappresenta quasi il 7%.


Il ricorso alle reti per impedire l'accesso degli insetti vettori di virus determina un innalzamento dell'umidità relativa dell'aria, aumentando i rischi fitopatologici con i conseguenti riflessi sulla natura e sulla frequenza degli interventi di lotta, che rendono più complicata la gestione della coltivazione, soprattutto qualora s'impieghi il biologico. L'uso di presidi fitosanitari rappresenta quasi il 6%.

Il sistema di allevamento


«Il sistema di allevamento prevalente è a una branca - spiega Sebastian Nigro, agronomo di Costantia srl di Vittoria (Rg) - benché sia diffuso anche l'allevamento a due branche per le tipologie a bacca piccola e per l'innestato». La densità d'impianto solitamente è di 3,3 piante/mq, valore che diminuisce nel caso di piante innestate o di allevamento a due branche.


La scelta è rivolta verso cultivar che contemporaneamente riescano a ottenere i migliori risultati in termini di produzione, serbevolezza, caratteristiche organolettiche e tolleranza/resistenza alle svariate patologie (nematodi, tuberosi radicale e Fusarium, TMV, TYLCV, TSWV) e sempre più frequentemente si ricorre all'innesto. Tale scelta non riguarda solo il sistema di coltivazione integrato, ma anche il biologico, eccetto che per alcune tipologie, come il datterino, che si mostrano più tolleranti. I portinnesti più diffusi al momento sono: Heman (Syngenta), Maxifort, Optifort (Monsanto). L'acquisto delle piante rappresenta circa il 13% dei costi di produzione.


Per quanto attiene il numero di palchi ottenuti dal ciclo colturale, essi variano in base alla stagione, alla referenza e alla tecnica di coltivazione. Nei cicli autunno-primaverili si ottengono intorno a 8-10 palchi nelle varietà a grappolo e fino a 25-30 nelle varietà cherry. In quest'ultimo caso, infatti, con i sistemi di tutoraggio (clip) si può aumentare la produzione totale. Nelle colture realizzate in apprestamenti di protezione caratterizzati da elevata altezza, le produzioni sono incrementate grazie alla “ginocchiatura” delle piante.


Certamente la voce che incide maggiormente sui costi di produzione è la manodopera, circa il 26% del totale. Basti pensare alle diverse operazioni colturali necessarie: legatura delle piante, applicazione delle clip, ginocchiatura, sfogliatura, scacchiatura ed ancora cimatura e raccolta.


Oltre alla concimazione organica si ricorre alla fertirrigazione impiegando soluzioni nutritive con rapporto ionico variabile in funzione dello stadio fenologico, della stagione, della qualità dell'acqua d'irrigazione e della varietà coltivata. Concimazione di fondo e fertilizzazione durante il ciclo colturale rappresentano circa il 10% delle voci di costo.


L'impollinazione avviene generalmente tramite bombi (Bombus terrestris) ponendo un'arnia ogni 1.000 mq, rinnovata ogni 60 giorni.


Le rese per una coltura di ciliegino si attestano intorno a 100 q/1.000 mq e nonostante gli elevati costi di gestione, ancora esistono delle marginalità. Ai costi relativi ai materiali di consumo bisogna aggiungere le quote degli ammortamenti annue (Tab.1).

Risparmiare si può


È possibile limare ancora qualche costo tramite alcuni accorgimenti. Basti pensare al montaggio e smontaggio del film plastico, spesa riducibile di circa il 40% impiegando plastiche biennali. Anche l'affitto del terreno rappresenta una voce su cui agire. Proporre al proprietario un affitto almeno quinquennale piuttosto che annuale permette non solo un risparmio immediatamente tangibile, ma anche la possibilità di effettuare una programmazione su un periodo lungo.


L'allevamento a due branche, in parte già impiegato, consente una riduzione del 50% di questa voce tramite l'incremento della densità colturale. E ancora i fitofarmaci e i fertilizzanti che solitamente sono pagati a 90 o addirittura 120 giorni dall'acquisto, scelta che invece aumenta la spesa. «Probabilmente - afferma Nigro - conviene richiedere un prestito in banca e acquistare i mezzi tecnici in contanti chiedendo un congruo sconto. In questo modo, facendo gli opportuni calcoli si può limare in media ancora un 3%». L'organizzazione del lavoro e la presenza di un buon responsabile aziendale, si dimostra essere una scelta vincente, considerando il peso significativo che rappresenta sul bilancio colturale.

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